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sabato 11 agosto 2018

il testamento di Benito Mussolini

Benito Mussolini 

E' l'ultima notte di vita del Duce, la guerra è ormai persa e da prigioniero scrive le sue ultime parole, il suo testamento politico. Dalla stanza della tenuta dei De Maria dove è rinchiuso rivolge a sé stesso e al popolo italiano le ultime lettere e un punto definitivo alla sua vita ed al Fascismo in Italia.


"Nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l'insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. Per questo sono stato e sono socialista!

L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l'evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. La politica è un'arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un'entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole.

Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c'erano più di trenta persone. Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.

L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.
Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli?Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.

Vent'anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.
Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.

I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria.
Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno "
Benito Mussolini

venerdì 19 gennaio 2018

L'antifascismo è la decomposizione diabolica contro ogni tipo di giustizia e libertà - l'antifascismo è l'immoralità che aizza all'odio e alla divisione del popolo italiano

Benito Mussolini, il più grande Statista dell'Italia unita
L'antifascismo è la decomposizione morale contro ogni tipo di giustizia e di libertà; è un movimento pseudo politico che aizza all'odio per creare divisioni in seno al popolo italiano. E' l'artefice della sconfitta italiana durante la seconda guerra mondiale. E' il fermento diabolico che ha fatto, e fa, parte della putrefazione morale sociale e politica della società italiana. L'antifascismo è stato creato ad arte dal potere occulto sionista rothschildiano che si vide depauperato durante i pochi anni del fascismo dello strafottente potere che aveva acquisito in Italia già dal 1861 con la falsa, ipocrita e demagogica unità d'Italia. Nei pochi anni di vita, grazie a Benito Mussolini, il fascismo aveva saputo restituire agli Italiani lavoro ma soprattutto fiducia nell'avvenire. Tutto il programma fascista era rivolto solo ed esclusivamente a beneficio della comunità del popolo italiano. Le più grandi opere dell'Italia unita furono realizzate proprio da Mussolini e questa cosa non andava bene al potere talmudico sionista rothschildiano che fece di tutto per creare odio, divisione e la guerra civile fra gli stessi italiani. Parlare del fascismo e di Mussolini in senso negativo non è più storicamente sostenibile, né accettabile. I giovani, nel periodo mussoliniano vivevano di ideali, di Patria, di rispetto, di famiglia... Oggi alla famiglia naturale si cerca di sostituire la famiglia arcobaleno: un vero e proprio abominio. Oggi non si protegge più la famiglia italiana, e non si protegge più il grande Popolo italiano che si cerca però di distruggere con una invasione programmata di immigrati, senza patria e senza famiglia. Il progetto diabolico di distruggere il popolo italiano, il popolo europeo e la razza bianca viene sostenuto a spada tratta da uno sviscerato antifascismo. Oggi, grazie a questo antifascismo che predica una effimera libertà mentre aizza il popolo all'odio notiamo la decomposizione dei costumi, la sconfitta della Patria, la caduta della famiglia, il collasso dell'ordine sociale. I giovani crescono senza ideali e la fiamma dell'Ideale è stata sostituita con la pigrizia, il menefreghismo, la carità pelosa, leggi truffa, parlamentari ladri, docenti impreparati, istituzioni nelle mani di marionette e l'ordine civico è totalmente assente.
Ma come mai Rothschild ce l'ha a morte con l'Italia e con il Popolo italiano? La risposta è semplice: l'Italia è stata la culla di quell'impero romano che ha sconfitto e scacciato gli ebrei (popolo di Rothschild) da Gerusalemme nel 73 d.C. e da tutta la Palestina, nel 130 d.C., dando origine alla diaspora! L'Italia è stata anche la culla di quell'universalismo cristiano che ha cacciato gli ebrei da tutto il Mediterraneo nel 410 e che ha saputo resistere e preservare l'Europa cristiana dall'aggressione ed invasione islamica per 1500 anni, e perfino a ricacciarla indietro, riuscendo persino a conquistare le Americhe e quasi tutto il resto del mondo. Ed anche quando gli ebrei sono stati capaci di ritornare all'attacco del Mediterraneo e dell'Europa 620, usando come cavallo di battaglia il movimento islamico e poi come cavalli di troia la rivoluzione protestante nel 1517, la rivoluzione olandese nel 1568, e poi la rivoluzione inglese nel 1649, la rivoluzione francese 1789, la rivoluzione russa nel 1917, la rivoluzione cinese nel 1949, la contestazione globale del 1968 e tutte le attuali e varie “primavere” e rivoluzioni colorate con cui Rothschild e la sua cabala ebraica e massonica, sconvolgono e sovvertono, a turno, le varie società e i popoli di tutti i paesi del mondo. Solo l'Italia nel 1921 è stata capace di reagire in maniera adeguata, sia pur parziale, creando quel movimento nazionale socialista e rivoluzionario che è stato il fascismo, il quale è diventato velocemente quel modello ideologico, politico e sociale per la Germania, per la Spagna, per l'Ungheria e per tanti altri paesi e popoli del mondo. Il Fascismo è servito a ribellarsi con un minimo di speranza di successo contro l'imperialismo globale massonico ebraico del talmudico e diabolico Rothschild. Ecco, spiegato il perché, Rothschild ce l'ha a morte con l'Italia e il popolo italiano; perché è l'unico popolo che riesce, poco o tanto, a contrastare il suo immenso e satanico potere mondiale.
1942: la grande Italia
Oggi sappiamo che per renderci davvero liberi dobbiamo essere più forti di questi sionisti rothschildiani che ci dominano, opprimono e schiavizzano. Non dobbiamo più commettere l'errore, come in passato, di sottovalutare questi criminali che ci stanno cannibalizzando dal 1861. Dobbiamo essere capaci di distruggerli, altrimenti per noi sarà davvero la fine. Mors tua vita mea  (hervé schirrhein, brigas della sila, s. brosal)

                      Video: Il fascismo era e resta un grande stile di vita: Dio, Patria, Famiglia       


sabato 29 luglio 2017

Noi siamo l'Italia non voi. Accusa implacabile contro una generazione di insensibili !

La nostra esistenza non nasce dal nulla ma è il risultato di una lunga catena di generazioni che sgorga, cresce e si completa attraverso processi storici, politici e culturali. Noi nasciamo più di tremila anni fa per diventare i protagonisti della più vecchia ed immensa cultura del mondo. I nostri antenati hanno vissuto e combattuto contro le guerre, contro le pestilenze, contro la miseria e contro la fame. Ogni generazione ha avuto dinnanzi agli occhi un solo modello da seguire: lottare per dare un futuro più felice, più sicuro e più sereno ai figli e ai figli dei figli. Ecco perché anche nel bisogno i nostri antenati hanno continuato ad educare i bambini e sono morti per loro. Hanno superato anni lunghi e difficili fra miseria, freddo e carestie. Ci hanno trasmesso il grande messaggio: siamo morti affinché voi possiate continuare a vivere. Nessuna generazione e nessuno individuo si è mai sentito isolato dalla storia del mondo. C'è sempre stata una continuità fra passato, presente e futuro. E sempre c'è stato in noi l'obbligo di custodire come bene prezioso l'immensa eredità dei nostri antenati e di arricchire il futuro della progenie con altro impegno assiduo. Per questo furono costruite e preservate nel corso delle generazioni opere di grande significato come riferimento alla nostra grande storia. Si è sempre preservato, mantenuto, curato e rinnovato il patrimonio culturale come eredità per i posteri. Si è sempre fatto così. Noi siamo la Storia. Noi siamo la Cultura, noi siamo l'eredità. Così deve essere, così deve continuare. Certo il futuro è incerto, però noi vogliamo riconoscere e preservare la genialità e la creatività del nostro glorioso passato. Vogliamo emergere dalla tomba del passato millenario per ritrovare le tracce della nostra natura, della nostra stirpe per vedere più nitido il volto del futuro. Se i nostri grandi antenati tornassero in vita si riconoscerebbero in questa Italia di oggi? Siamo stati il grande passato. Siamo stati il fascino con la Sardegna dei nuraghi, siamo stati la Magna Grecia con Sibari, Agrigento, Crotone, Taranto. Siamo stati la Roma imperiale, siamo stati il Regno delle due Sicilie, con Napoli magnifica Capitale. Siamo stati la “serenissima Repubblica di Venezia” con Venezia splendore di bellezza. Siamo stati un popolo di letterati, pittori, scultori, navigatori, medici, matematici. Siamo stati la Storia, siamo stati il Mediterraneo.

Archimede, Pitagora, Giulio Cesare, Gioacchino da Fiore, Dante Alighieri, Bernardino Telesio, Luigi Lilio, Antonio Vivaldi, Gioachino Rossini, Giacomo Puccini, Rino Gaetano, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Cosa direbbero: Noi siamo l'Italia, abbiamo vissuto e siamo morti per voi.
Per voi abbiamo vissuto, per voi siamo morti?
Voi avete stracciato questo legame millenario
Voi avete buttato l'eredità dei vostri antenati in una discarica solo per pigrizia.
Essi sono morti affinché voi possiate vivere.
Voi vivete ...e non sentite nessun obbligo verso i vostri antenati, né tanto meno verso i vostri posteri.
Ai vostri posteri state lasciando solo un cumulo di rovine, un cumulo di letame privo di ogni valore culturale. Siete riusciti nello spazio di una sola generazione a distruggere più di 3 mila anni di storia. Tutto questo non vi disturba affatto. Concetti come Popolo, Cultura, eredità sono a voi totalmente estranei. Va bene, così vivete la vostra insignificante vita.
Lasciate marcire la vostra cultura, deridete pure i vostri antenati. Non c'è modo di convincervi, non importa... 

Voi non siete l'Italia. Noi siamo l'Italia. (salvatore brosal, hervé schirrhein, georges rocher)

martedì 12 marzo 2013

Nell’Italia degli infami privilegi: la fiducia che c’è e quella che non c'è

Il problema dell’Italia, in queste ultime ore, sembra essere quello di una fiducia che non c’è.
Sembrano i neo-parlamentari del MoVimento 5 Stelle la sorgente di ogni delirio, secondo la solita stampa colpevolista come da copione, secondo ritualità identiche al passato, nei toni e nelle intenzioni..
La Storia si ripete, adesso in Italia è ora di cambiare: bisogna azzerare questo sistema marcio. Il popolo è in rivolta.

Ma ragioniamo un po’, noi che siamo “popolo”, ovvero quelli che con la rinuncia ai propri diritti, abbiamo mantenuto le caste per decenni. Bene, dico, ragioniamo da popolo…
Il governo Monti, che tutti ricordiamo, si è mantenuto sulla “ Fiducia” . E con la straordinarietà sono state prese decisioni che avrebbero impiegato anni, seguendo il normale iter parlamentare (e forse prese mai più). Con Monti, vista l’emergenza, con un po’ di decreti, si è fatto tutto quello che “ doveva essere fatto”. Il dizionario Treccani, dice che la fiducia è ”sentimento di sicurezza, di tranquillità che nasce da una ferma speranza “ .. E allora vediamo … Mi sembra di aver visto che in nome della cosiddetta fiducia, ad un certo punto, quest’estate, c’erano i morenti malati di SLA sotto al parlamento delle fiducie, ad invocare la pietà negata. E sempre in nome della fiducia,hanno iniziato a suicidarsi migliaia di persone, e hanno iniziato a fare i disoccupati onesti padri e madri di famiglia a cui non è stata concessa nessuna deroga, nessuno sconto, nessuna fiducia. E proprio mentre tutto questo accadeva, gli stessi uomini delle tante fiducie, erano al mare in vacanza, sugli yacht, beati e spensierati, qualche altro fra loro, comprava ville da dieci milioni di euro. Tanto, c’era lo scudo della “fiducia” intorno a loro... E ragioniamo sul passato un po’ più remoto: qualcuno urlava, anzi inveiva, contro qualche altro ma intanto non si presentava a difendere il popolo nelle stanze opportune e con delega. (demagogia o inganno?) Ora abbiamo scoperto che non si presentava, perché aveva interesse egli stesso a non far passare delle giuste norme, e, badate bene che mentre tutto questo accadeva, attraverso i sindacati, facevano dire a tutti i lavoratori d’Italia che “ non c’erano soldi”. Salvo poi scoprire che erano usciti” 530 Milioni di euro di rimborsi ai partiti, contro lo stesso volere giuridico di un popolo. Usciva cioè un mare di denaro che per gli altri non c’era mai stato …e non si sa da dove, affinché, quelli dalle tante fiducie trovassero altre occasioni di umiliare il lavoro degli Italiani, i figli degli Italiani, le vite degli Italiani.
Dentro talune istituzioni dello Stato stesso come la Scuola, è in corso ormai da anni un vero genocidio: diciamo ai nostri ragazzi che devono essere fiduciosi ed impegnarsi al massimo e nel frattempo mettiamo sotto costante accusa una scuola e il suo personale fino al punto di ritenerli indegni agli occhi del mondo al punto tale che gli alunni si recano a scuola con macchine migliori di quelle dei loro professori, esseri degni di miserevole considerazione e poi, ma poi, appena si riesce a staccare la spina, i nostri stessi studenti, iniziano una vera vita lontano da qui utilizzando proprio quelle vilipese competenze, che la scuola, secondo i membri dello stesso stato, “non aveva dato loro”.
Protesta degli Studenti
Oggi qualcuno lotta con ardore per difendere ideologicamente un uomo che teme di essere bloccato usando la mano della giustizia. Qualcuno fa perfino un solenne sciopero, mai esistito prima, uno sciopero che preoccupa i colli che invocano “ il senso di responsabilità”. Ma ora inizio a chiedermi, dov’erano le stesse persone, quando avrebbero dovuto protestare per la tutela degli interessi non di uno ma di tutti gli Italiani: mi chiedo, ora, perché nessuno precetta loro, adesso, in questa inusuale forma di protesta, perché, badate bene, quando a scuola qualcuno voleva scioperare, veniva precettato e quella giornata gli costava 100euro (soldi che nessun prof. guadagna in un giorno di lavoro)… Già, sempre tante Italie, mille Italie… come il decreto mille proroghe……
La storia recente del nostro paese, insomma, è solo il rapporto drammatico di una serie di gravi tradimenti, perpetrati senza pietà contro un intero popolo, proprio da chi aveva delega di tutela e rappresentanza. Per il nostro Stato, è più possibile pensare che debbano essere altre nazioni a provvedere ai bisogni del popolo italiano che prendersi lui l’onere della vita dei propri figli. Una volta erano valigie di cartone, oggi sono cervelli ma in verità, tutto è stato possibile, tranne che la creazione di un vero stato di diritto. E così, quest’estate, mentre i destinatari di tutte le fiducie erano sdraiati sotto gli ombrelloni, milioni di italiani, compresa la scrivente, li guardava sbalordita dietro il proprio pc chiedendosi come ciò fosse possibile, in uno stato dichiarato “povero da anni” e tutti, per ore, ci siamo chiesti con gravissima amarezza, dove abbiamo sbagliato noi, popolo laureato, abilitato, super professionalizzato, per aver contribuito a rendere alla nazione questo scempio, ai danni della nazione . Quale fatale errore avremo mai commesso… Poi ho capito...
...e adesso nessuna fiducia più da parte nostra
L’errore è stato proprio quella fiducia mal riposta, quella fiducia subdola che si è resa colpevole dei più gravi reati contro i diritti dell’umanità. Quella fiducia per mezzo della quale, abbiamo dovuto accettare di vedere i nostri anziani in mezzo alle immondizie dei mercati, in cerca di cibo, schivi e a testa bassa. Offesi dal destino, dagli uomini e da un Dio distratto che non ce la faceva più neanche a governare la sua stessa Chiesa.
Non ci sono state deroghe per noi popolo, nessuna pietà niente fiducia. Sono saltati tutti i limiti, ogni controllo, ogni vigilanza. Bene, proprio questa è oggi, la risposta del popolo italiano a quelli senza più regole. Nessuna deroga, nessuna fiducia. O si fa l’Italia dei diritti o che crolli! Tanto, noi, ripeto, noi “popolo”, non abbiamo più niente da perdere.   (M. G. Tagliaferri)