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domenica 14 luglio 2024

la vera storia di Sciabuluni

Ama il tuo Sangue, difendi la tua Stirpe: La vera Storia di Sciabuluni !
Franciscu aveva una età fra venti e ventitre anni quando fu aggredito da un drappello di barbari invasori, che erano calati peggio degli Unni nel Regno delle due Sicilie. Franciscu riuscì nello scontro a togliere la sciabola ad uno di questi criminali, che facevano razzia di ogni cosa e massacravano la gente vigliaccamente, affrontò i quattro come un vero uomo della Sila. 

Con il coraggio e con la reazione di sopravvivenza, che aveva nel sangue e nella testa, riuscì ad ammazzare uno degli invasori con la sua stessa arma. Gli altri tre piemontesi, vedendo nel giovane ragazzo silano della Calabria Citeriore, questo vigore, questa vitalità e questa prestanza, invece di affrontarlo, preferirono darsi alla fuga. La notte non era fredda ma questi tre vigliacchi scappando fra i pini della Sila furono attaccati dai Lupi. Non poterono tornare più dai loro compagni assassini e morirono fra i pini della Sila. Franciscu prese le sciabole degli altri e tornò a casa, tenendo una sciabola per sé e dandone una a suo padre e le altre due ai suoi fratelli.

Il giorno dopo questo suo gesto divenne di dominio pubblico a Luzzi, sua cittadina natale, nella vicinissima Rose e anche nei territori limitrofi presilani. Da questo momento in poi Franciscu venne chiamato da tutti, non più col suo nome di battesimo, ma col suo nuovo nome “Sciabuluni”.

Sciabuluni era il nonno di mio nonno. Con questo appellativo furono chiamati tutti i discendenti di Franciscu. Giusepp 'i Sciabuluni, Alfonso 'i Sciabuluni, Francisc ' i Sciabuluni e così via fino ai nostri giorni. Ancora oggi, dopo più di un secolo e mezzo di distanza, se doveste recarvi a Luzzi, o a Rose, troverete qualcuno che conosce questa Storia di Sciabuluni. L'avvenimento della grande sciabola, presa in uno scontro mortale ad un gruppetto di savoiardi assassini, aveva dato questo appellativo a tutti, i discendenti di Franciscu.

Solo adesso riesco a capire e a giustificare il comportamento di mio nonno. Solo adesso riesco a capire ed amare sempre più il comportamento di mio Padre, che parlava e ti abbracciava con gli occhi, ed usava le sue forti mani e la sua forza fisica a difendere il suo sangue, la sua gente, la sua famiglia. Sciabuluni, Brigante per sempre, fino a quando non trionferà la giustizia. (Valintin 'i Sciabuluni)
Ama il tuo Sangue, difendi la tua Stirpe
Valintin 'i Sciabuluni

giovedì 3 agosto 2023

Fëdor Michajlovič Dostoevskij sull'italia

                Fëdor Michajlovič Dostoevskij
 

«Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale».
«I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano».


«La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno dì second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, (…) un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unita mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!».
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
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sabato 4 marzo 2023

il tricolore non è simbolo di italianità ma è solo uno dei tanti vessilli della massoneria

Video:  il tricolore è un vessillo della massoneria e gronda sangue da sempre

il tricolore non è simbolo di italianità ma è solo uno dei tanti vessilli della massoneria


il tricolore ci è stato imposto dalla massoneria ebraica nel 1861
Per quasi tutta la vita amai il tricolore. Lo consideravo simbolo di italianità e lo vedevo come emblema che custodiva il mio passato. Un giorno poi la verità bussò alla mia porta e scoprii quella tremenda realtà che soltanto con fatica riuscii ad accettare. La bandiera “italiana” tricolore altro non è che un vessillo della Massoneria !!! Quando me lo dissero, stentavo a crederci. Quella bandiera “italiana”, quel famosissimo tricolore che avevo amato per quasi tutta la vita e che in parecchie occasioni mi aveva fatto commuovere, e al cui cospetto tante generazioni avevano giurato fedeltà alla Patria e sotto la quale milioni di italiani hanno combattuto fino all’estremo sacrificio, credendo in una Nazione, altro non è che uno dei tanti e tanti vessilli della setta massonica! Come tanti altri italiani, neppure io mi resi conto che cosa davvero rappresentasse questo tricolore. Molti italiani, forti e valorosi, non si resero mai conto che il loro sacrificio non fu finalizzato al bene della loro vera Patria e del loro vero Popolo, ma per la classe dominante massonica, ebraica, rothschildiana, che è un popolo occulto mondiale che tratta tutti gli altri popoli del mondo, compreso il popolo italiano, come veri e propri nemici e li considera meno che bestie da soma e da macello. Il tricolore massonico in realtà non ha nulla della vera italianità, ma è la negazione assoluta della nostra Storia e della nostra Cultura cristiana e cattolica plurimillenaria. In realtà, la suddetta bandiera tricolore, con la variante del verde al posto del blu, non fu altro che un’imitazione pedissequa della bandiera tricolore della rivoluzione massonica ebraica francese del 1789, che a sua volta si ispirava a gli stessi tre colori della bandiera della rivoluzione massonica ebraica americana del 1777, e che durante l’invasione e la conquista massonica ebraica dell‘Italia nel 1799 fu imposta da Napoleone Bonaparte ad alcuni dei suoi vari protettorati e staterelli massonici, ebraici suoi subalterni da lui creati in Italia in funzione anticristiana e specialmente anticattolica. Andiamo avanti con quella storia che portò all'ipocrita, falsa e massonica unità d'Italia.

LO STERMINIO DEL POPOLO DUOSICILIANO 
11 maggio 1860: iniziò lo sterminio del Popolo Duosiciliano. Mille avanzi di galera, innalzando il tricolore massonico ed anticristiano, sbarcarono a Marsala. Non erano mille, erano 702. Violenti malfamati, protetti militarmente dalla flotta dello Stato Massonico ebraico inglese e finanziati dalla massoneria ebraica mondiale, che ancora oggi finanzia terroristi, tagliatori di teste e cannibali dell'Isis, di Al Qaeda, di Boko Haram, ed altri simili! Quegli avventurieri di allora avevano a capo un Criminale di nome Giuseppe Garibaldi, ladro di cavalli, a cui avevano mozzato le orecchie in Argentina perché catturato in flagranza di reato. Un'orda barbarica, dunque, scese dal Piemonte. "Parlavano una strana lingua, rozza e volgare, e bestemmiavano in continuazione! Donne stuprate, uomini e bambini uccisi e trucidati! Interi paesi bruciati e rasi al suolo! Ogni ricchezza venne saccheggiata..." i crimini commessi da detta legione straniera dei massonici ebraici rothschildiani avventurieri provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia, ma anche da Inghilterra, Francia, Ungheria, Polonia, Stati Uniti, Canada e perfino Turchia, contro il popolo cristiano e cattolico meridionale, sono INENARRABILI: e furono talmente EFFERATI che ancora oggi vengono taciuti. Più di un milione di cittadini dell'ex Regno delle due Sicilie furono massacrati, torturati e le donne violentate e poi spesso fatte a pezzi a colpi di baionetta. Ad esempio, il 14 agosto 1861 ci fu il massacro di Pontelandolfo e Casalduni. Gli abitanti di questi due comuni furono bruciati vivi. La strage fu ordinata dal generale dell'esercito “regio", Enrico Cialdini, un criminale che innalzava il tricolore. 
la brigata Catanzaro, la più valorosa e la più decorata da sempre
L'EROICA BRIGATA CATANZARO: GLI EROI FUCILATI - E poi, durante la Prima Guerra Mondiale, gli eroici giovani della Brigata Catanzaro mostrarono tutto il loro valore, ed il loro amore verso la loro Patria, conquistando, a costo del proprio sangue e della propria vita di moltissimi di loro, poderose fortezze, giudicate assolutamente inespugnabili perché munitissime di ogni tipo di armamenti, ed arroccate a grandi altezze sulla cima delle montagne delle Alpi e difese in ogni modo da forze nemiche preponderanti. Questi generosissimi ragazzi con il loro innumerevole immenso e supremo sacrificio fecero della Brigata Catanzaro il reparto più valoroso, con più caduti e con più decorazioni di guerra di tutta la storia delle forze armate italiane! Ma pur avendo essi compiuto tali e tanti innumerevoli ed incredibili atti eroici di incomparabile valore più di ogni altro reparto di tutta Italia, detti giovani notavano con sorpresa e stupore che tutto questo non bastava mai ai loro superiori, che continuavano a spingerli assurdamente e letteralmente al massacro ed al vero e proprio bestiale macello in imprese sempre più sconclusionate, pazzesche ed impossibili! Fu proprio per questo che questi giovani si resero finalmente conto che il vero obiettivo dei loro superiori dello Stato maggiore militare, ma anche del loro stesso Governo e del loro stesso Stato supremo, in cui essi fino ad allora avevano creduto e nutrivano la massima fiducia, di fatto non era soltanto o soprattutto quello di avanzare e di conquistare importanti e decisive postazioni nemiche, quanto proprio quello di realizzare il proposito nascosto, ipocrita ed inconfessabile della criminale classe dominante di questo Stato massonico del tricolore: quello di fare sterminare la migliore gioventù dell’Italia del Sud. Questo Stato massonico, sleale e criminale vedeva in quei giovani eroi del Sud quello spirito battagliero e quel coraggio indomabile della parte migliore di tutto il Popolo Italiano. Un coraggio che poteva essere estremamente pericoloso, perché in caso di ribellione avrebbe potuto abbattere facilmente l'egemonia di detta criminale classe dominante massonica, ebraica e rothschilidana, truffaldina, vile, sleale, traditrice ed assassina.... Fu così che questa eroica brigata che si ribellò, giustamente, contro l’essere criminalmente costretta dai carabinieri con i fucili spianati alle spalle pronti a sparare loro addosso se indietreggiava, e mandata ad andare letteralmente al macello per otto, nove o dieci volte di seguito, all’assalto alla baionetta contro postazioni imprendibili perché difese da campi minati, da una selva di filo spinato e da migliaia e migliaia di mitragliatrici. La classe dirigente massonica , non ammise affatto l’assurdità delle sue pretese suicide nei i confronti dei valorosissimi, ma non certo stupidi, ma ingenui e fiduciosi soldati calabresi, ma facendo finta di voler trattare e parlamentare sulla questione, li fece disarmare ed arrestare a sorpresa ed a tradimento dagli stessi carabinieri che stavano tra loro; e poi trattandoli da vili, codardi e traditori li condannò immediatamente all’infamia della decimazione con fucilazione alla schiena attuata a forza da plotoni di esecuzione degli stessi commilitoni calabresi, che erano costretti ad eseguire gli ordini, a pena di essere essi stessi fucilati alla schiena da plotoni di carabinieri sistemati schierati con le armi spianate e puntate alle loro spalle e pronti a sparare su di essi se non avessero eseguito in tutto e per tutto gli ordini di uccidere i loro compagni d’armi. Pertanto durante la prima guerra mondiale l'eroica brigata Catanzaro, la più valorosa e la più decorata di tutto l'esercito “italiano”, che si fidò fino all’ultimo della classe dominante massonica ebraica risorgimentale fu da essa mandata al macello, assassinata, decimata, umiliata ed offesa in tutti i modi peggiori, più perfidi e più infami ed infine sciolta completamente proprio perché commise l’errore gravissimo di fidarsi di questa ipocrita ed assassina classe dominante invece di ribellarsi fino in fondo e tentare di abbatterla, preferendo piuttosto morire combattendo con le armi in pugno per la propria libertà e la libertà del proprio popolo, piuttosto che fidarsi di tali traditori e farsi massacrare da essi come stupide bestie da macello! 

IL TRENO DELLA VERGOGNA - "TORNATEVENE A CASA VOSTRA" - 18 FEBBRAIO 1947 -
“Tornatevene a casa vostra”, gridavano i comunisti di Togliatti a Bologna, quando giunse da Ancona il treno pieno di profughi italiani provenienti dall'Istria.Vogliamo ricordare le vergogne di questo Stato massonico che l'8 settembre del 1943, con la firma del criminale di nome Pietro Badoglio, cedette la nostra sovranità all'imperialismo anglo-statunitense. Sovranità perduta e confermata da un altro traditore di nome Alcide De Gasperi che con la sua firma sul trattato di pace del 10 febbraio del 1947 ridusse l'Italia ancora di più a brandelli. Dopo il benessere del ventennio mussoliniano, in cui l'Italia era stata una grande potenza mondiale, iniziavano di nuovo per gli Italiani fame e disperazione. La menzogna sempre amplificata e la verità sempre nascosta. Pochissimi italiani dopo più di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale conoscono la vicenda del treno della vergogna.
Dopo la pulizia etnica operata dai comunisti titini sugli italiani d’Istria e Friuli Venezia Giulia (più di ventimila persone uccise ed infoibate), all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale il regime di Belgrado attuò la seconda fase della pulizia etnica nei territori dell’Istria: è quello che viene chiamato “Esodo istriano”, 300.000 persone cacciate dalle loro case e dalle loro terre.
Molti di questi italiani erano in Istria da secoli, dal momento che fin dal XIV secolo faceva parte dei domini della Serenissima Repubblica di Venezia. Il 10 febbraio 1947 venne firmato il trattato di Parigi che prevedeva la definitiva assegnazione di gran parte dell’Istria alla Jugoslavia e per chi volesse mantenere la cittadinanza italiana l’abbandono della propria terra. Il popolo dalmata-istriano di cultura e di lingua italiana non esiste più, grazie a questo stato massonico che ci opprime, schiavizza e cannibalizza dal 1861.
La domenica del 16 febbraio 1947 da Pola partirono per mare diversi convogli di esuli italiani con i loro ultimi beni e, solitamente, un tricolore. I convogli erano diretti ad Ancona dove gli esuli vennero accolti dall’esercito a proteggerli da connazionali, militanti di sinistra, che non mostrarono alcun gesto di solidarietà. Il PCI diffondeva la notizia che gli esuli erano in realtà fascisti e collaborazionisti espulsi dal “paradiso dei lavoratori socialisti”. Era una menzogna e chi la diffondeva ne era cosciente, ma negli anni della Guerra Fredda prevaleva la solidarietà di partito.
Il giornalista de l’Unità Tommaso Giglio, poi direttore de L’Espresso, scrisse un articolo il cui titolo recitava “Chissà dove finirà il treno dei fascisti?”
La sera successiva partirono stipati in un treno merci, sistemati tra la paglia all’interno dei vagoni, alla volta di Bologna dove la Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano preparato dei pasti caldi, soprattutto per bambini e anziani. Il treno giunse alla stazione di Bologna solo a mezzogiorno del giorno seguente, martedì 18 febbraio 1947. Qui, dai microfoni di certi ferrovieri sindacalisti fu diramato l’avviso Se i profughi si fermano, lo sciopero bloccherà la stazione. Il treno venne preso a sassate da dei giovani che sventolavano la bandiera con falce e martello, altri lanciarono pomodori e altro sui loro connazionali, mentre terzi buttarono addirittura il latte destinato ai bambini in grave stato di disidratazione sulle rotaie.
Bologna, 18 febbraio 1947: il treno della vergogna. Insultati e sbeffeggiati gli Italiani provenienti dall'Istria dai comunisti di Togliatti

I CARRI ARMATI A REGGIO CALABRIA
Ma, anche dopo tutto questo, lo scempio continuò ed il tricolore seminò ancora terrore e morte. Nonostante la gente si fosse ribellata in tanti posti e in tante città come alla Fiat di Torino o come nell'Alto Adige, in cui la gente faceva saltare i tralicci dell'alta tensione, in nessuna parte furono mandati i carri armati per reprimere le rivolte. Invece, io che non avevo mai visto un carro armato nella realtà, lo vidi per la prima volta proprio a Reggio, capoluogo della mia regione Calabria. Infatti, lo Stato massonico, spacciato per italiano, aveva mandato i suoi carri armati a Reggio per reprimere e schiacciare la rivolta dei reggini, esattamente così come aveva fatto l'URSS nel 1956 che mandò i carri armati a Budapest e nel 1968 a Praga. 
1970: per sedare la rivolta dei Reggini lo "stato massonico" manda i carri armati a Reggio Calabria
Correva l'anno 1970. Con l'istituzione dell'ente Regione Calabria nel 1970 era iniziato un dibattito sulla collocazione del capoluogo. Fino ad allora la città di Reggio (città tra le più antiche ed importanti di tutta la Magna Grecia) era indicata e riconosciuta come capoluogo della Calabria.  

CAMPO DI STERMINIO DI FENESTRELLE
Oggi il tricolore massonico rothschildiano sventola con tracotante disprezzo proprio nel campo di sterminio di Fenestrelle, luogo tremendo in cui i soldati dell'ex Regno delle due Sicilie furono torturati e massacrati e poi i loro corpi sciolti nella calce viva, e ridotti a liquame fatto poi defluire e disperdere nel fiume Chisone, affinché non restasse prova alcuna di questi orrendi crimini. A Torino, inoltre, fu riaperto dopo ben 71 anni dalla sua chiusura il mausoleo intitolato all'ebreo razzista e criminale Ezechia Lombroso, che spacciandosi per italiano cambiò il suo nome in “Cesare”. 
il glorioso stendardo del "Regno delle due Sicilie" è la massima espressione di italianità
anche la bandiera di San Marco, come il vessillo Duosiciliano, è simbolo di italianità
Purtroppo pochi conoscono la storia e pochissimi sanno che il tricolore ha gli stessi identici colori della Massoneria; e che l’accostamento rosso-bianco-verde, tutt’altro che casuale, fu concepito con significati ben precisi. Dal 1861 i vincitori giudaico-massonici che crearono questo Stato, che vogliono spacciare per italiano, ci hanno imposto questa bandiera del tricolore che è uno dei tanti loro vessilli. La nostra esistenza, invece, ha radici ben più profonde e la nascita della nostra Italianità risale a più di tremila anni. La bandiera del "Regno delle due Sicilie", la bandiera di San Marco della "Serenissima Repubblica di Venezia" e tutte le altre bandiere degli altri Stati italiani prima del 1861 sono invece il massimo simbolo della nostra ITALIANITA' e della nostra Storia millenaria. Là troviamo il vero specchio del nostro glorioso passato. (Salvatore Brosal con la preziosa collaborazione del Prof. Duccio Mallamaci)
                        

La vera Storia di Sciabuluni - Ama il tuo Sangue, difendi la tua Stirpe

 Ama il tuo Sangue, difendi la tua Stirpe: La vera Storia di Sciabuluni !

Franciscu aveva una età fra venti e ventitre anni quando fu aggredito da un drappello di barbari invasori, che erano calati peggio degli Unni nel Regno delle due Sicilie. Franciscu riuscì nello scontro a togliere la sciabola ad uno di questi criminali, che facevano razzia di ogni cosa e massacravano la gente vigliaccamente, affrontò i quattro come un vero uomo della Sila. Con il coraggio e con la reazione di sopravvivenza, che aveva nel sangue e nella testa, riuscì ad ammazzare uno degli invasori con la sua stessa arma. Gli altri tre piemontesi, vedendo nel giovane ragazzo silano della Calabria Citeriore, questo vigore, questa vitalità e questa prestanza, invece di affrontarlo, preferirono darsi alla fuga. La notte non era fredda ma questi tre vigliacchi scappando fra i pini della Sila furono attaccati dai Lupi. Non poterono tornare più dai loro compagni assassini e morirono fra i pini della Sila. Franciscu prese le sciabole degli altri e tornò a casa, tenendo una sciabola per sé e dandone una a suo padre e le altre due ai suoi fratelli.
Il giorno dopo questo suo gesto divenne di dominio pubblico a Luzzi, sua cittadina natale, nella vicinissima Rose e anche nei territori limitrofi presilani. Da questo momento in poi Franciscu venne chiamato da tutti, non più col suo nome di battesimo, ma col suo nuovo nome “Sciabuluni”.
Sciabuluni era il nonno di mio nonno. Con questo appellativo furono chiamati tutti i discendenti di Franciscu. Giusepp 'i Sciabuluni, Alfonso 'i Sciabuluni, Francisc ' i Sciabuluni e così via fino ai nostri giorni. Ancora oggi, dopo più di un secolo e mezzo di distanza, se doveste recarvi a Luzzi, o a Rose, troverete qualcuno che conosce questa Storia di Sciabuluni. L'avvenimento della grande sciabola, presa in uno scontro mortale ad un gruppetto di savoiardi assassini, aveva dato questo appellativo a tutti, i discendenti di Franciscu.
 Solo adesso riesco a capire e a giustificare il comportamento di mio nonno. Solo adesso riesco a capire ed amare sempre più il comportamento di mio Padre, che parlava e ti abbracciava con gli occhi, ed usava le sue forti mani e la sua forza fisica a difendere il suo sangue, la sua gente, la sua famiglia. Sciabuluni, Brigante per sempre, fino a quando non trionferà la giustizia. (Valintin 'i Sciabuluni)
Ama il tuo Sangue, difendi la tua Stirpe
Valintin 'i Sciabuluni

venerdì 23 aprile 2021

AUGIAS E I PREGIUDIZI SU NAPOLI. Sud e Civiltà risponde


 AUGIAS E I PREGIUDIZI SU NAPOLI. Sud e Civiltà risponde

(in video l'ex Magistrato Edoardo Vitale, Direttore de L'Alfiere e Presidente di Sud e Civiltà)

Non se ne può più. Corrado Augias annuncia un programma tv che si chiama “Città segrete: Napoli”. E gli ingenui pensano che finalmente si parlerà della città in modo serio, profondo, senza i soliti pregiudizi. Però un uomo che ignora le tesi anticonformiste sulla storia del Sud difficilmente poteva svelare verità nascoste. E infatti la trasmissione ci ha propinato una raffica di luoghi comuni da lasciare tramortiti. Non mancava nemmeno il paradiso abitato da diavoli. Certo, del resto anche certa borghesia napoletana la pensa ancora così! Dottor Augias, una trasmissione che annuncia segreti non si può fondare sui luoghi comuni. Che hanno stufato. E non solo nel male, ma anche nel bene. Si parla di San Gennaro con una superficialissima descrizione della religiosità dei napoletani. Maradona è ritratto soprattutto come frequentatore di camorristi. Cercare di capire l’amore tra Napoli e Maradona è chiedere troppo? A Cutolo è dedicata una lunga narrazione come genio del male. La camorra è dappertutto. Perfino quando si parla di un luogo che aiuta a conoscere l’anima dei napoletani, come il cimitero delle fontanelle, si fa in modo che venga ricordato per presunte riunioni di malavitosi. 
Vecchi filmati quasi a sottolineare che i pregiudizi non cambiano mai. Nessun tentativo serio di capire le vere radici della tradizione di Napoli, di svelare il segreto del fascino che da sempre esercita sulle persone più intelligenti e sensibili. Per definire Napoli come città di lazzaroni e pulcinelli, semibarbara e africana, si usano le parole di Giacomo Leopardi, il poeta che era spaventato dalla vitalità di Napoli. Dottor Augias, sembra che questa sia l’immagine mentale di Napoli che le viene in mente per prima. Quella che piace tanto agli ignoranti d’Italia. La storia, poi, della nostra grande capitale diventa una zuppa indigesta delle solite sciocchezze conformiste. Si celebra il centinaio di giustiziati della repubblica napoletana e non si dice una sola parola delle migliaia e migliaia di popolani morti nell’eroica difesa della città contro i francesi. L’esercito della Santa Fede diventa esercito della Santa Sede! Per ogni fatto storico si sceglie la versione più conformista. La rivolta di Masaniello è definita come antispagnola, quando la realtà era molto più complessa. Per non farci mancare niente ci dicono che il famoso capopopolo come secondo mestiere faceva il ladruncolo. Vediamo se anche nella storia delle altre città d’Italia andrete a cercare i mariuoli. 
Tanto per cominciare, vi segnalo che Garibaldi era accusato dallo stesso re Vittorio Emanuele “dell’infame furto di tutto il denaro dell’erario meridionale”. Vi suggerisco poi di indagare sul recente scippo del Banco di Napoli, sugli scandali dell’Expo e del Mose e sui tanti altri affaracci italiani, compreso l’ignobile furto nella Libreria napoletana dei Gerolamini. Fatto da un brillante uomo del Nord. Altro che scippo dei rolex. Ma si sa, in questo paese ingiusto il rapinatore è solo chi ruba un orologio. Chi ruba i milioni è un abile affarista. A Sud ci sono i dilettanti del malaffare. I veri professionisti sono altrove. 
Dottor Augias, penso che lei di Napoli abbia capito ben poco. Non si è accorto che in questa antichissima città sono confluite le più grandi civiltà dell’Occidente, dalla greca, alla romana, alla cristiana, all’imperiale germanica, all’ispanica. Ma come fa a non dire una parola sulla prima università pubblica del mondo, sulla grande scuola musicale napoletana del 700, sulle meraviglie della canzone napoletana, sulla Napoli culla del diritto, su Vico, su Basile. Lo sa che siamo riusciti anche a salvare due volte la cristianità dall’invasione islamica? La prima volta ad Ostia nell’849 d.C. alla testa della Lega Campana, la seconda a Lepanto, nel 1571, quando i figli della nobiltà napoletana fecero a gara per salire sulle navi della Lega cristiana che poi affrontarono vittoriosamente i turchi. 
Oltre alla frase dell’infelice Giacomo Leopardi, potevate ricordare quello che scrisse Federico Nietzsche nell’autunno del 1881: «Non sono abbastanza forte per il nord: là imperversano gli spiriti pedanti ed artefatti, che non sanno fare altro che lavorare alle norme della convenienza, come il castoro alla sua costruzione. Ho vissuto tutta la mia vita fra gente simile! Mi è venuto in mente all’improvviso, mentre per la prima volta vedevo il cielo grigio e rosso della sera scendere su Napoli - un brivido di compassione per me stesso, l’idea di cominciare a vivere da vecchio, e lacrime, e, all’ultimo istante, la sensazione di essere ancora in tempo per salvarmi!» Ma per alcuni è troppo tardi per liberarsi dai pregiudizi: ne hanno bisogno per vivere. Come diceva Curzio Malaparte: non potete capire Napoli, non capirete mai Napoli!

(fonte video: Sud e Civiltà  https://www.youtube.com/watch?v=X0dWQVbpnSA)

venerdì 29 settembre 2017

il tricolore non è simbolo di italianità ma è solo uno dei tanti vessilli della massoneria

il tricolore ci è stato imposto dalla massoneria ebraica nel 1861
Per quasi tutta la vita amai il tricolore. Lo consideravo simbolo di italianità e lo vedevo come emblema che custodiva il mio passato. Un giorno poi la verità bussò alla mia porta e scoprii quella tremenda realtà che soltanto con fatica riuscii ad accettare. La bandiera “italiana” tricolore altro non è che un vessillo della Massoneria !!! Quando me lo dissero, stentavo a crederci. Quella bandiera “italiana”, quel famosissimo tricolore che avevo amato per quasi tutta la vita e che in parecchie occasioni mi aveva fatto commuovere, e al cui cospetto tante generazioni avevano giurato fedeltà alla Patria e sotto la quale milioni di italiani hanno combattuto fino all’estremo sacrificio, credendo in una Nazione, altro non è che uno dei tanti e tanti vessilli della setta massonica! Come tanti altri italiani, neppure io mi resi conto che cosa davvero rappresentasse questo tricolore. Molti italiani, forti e valorosi, non si resero mai conto che il loro sacrificio non fu finalizzato al bene della loro vera Patria e del loro vero Popolo, ma per la classe dominante massonica, ebraica, rothschildiana, che è un popolo occulto mondiale che tratta tutti gli altri popoli del mondo, compreso il popolo italiano, come veri e propri nemici e li considera meno che bestie da soma e da macello. Il tricolore massonico in realtà non ha nulla della vera italianità, ma è la negazione assoluta della nostra Storia e della nostra Cultura cristiana e cattolica plurimillenaria. In realtà, la suddetta bandiera tricolore, con la variante del verde al posto del blu, non fu altro che un’imitazione pedissequa della bandiera tricolore della rivoluzione massonica ebraica francese del 1789, che a sua volta si ispirava a gli stessi tre colori della bandiera della rivoluzione massonica ebraica americana del 1777, e che durante l’invasione e la conquista massonica ebraica dell‘Italia nel 1799 fu imposta da Napoleone Bonaparte ad alcuni dei suoi vari protettorati e staterelli massonici, ebraici suoi subalterni da lui creati in Italia in funzione anticristiana e specialmente anticattolica. Andiamo avanti con quella storia che portò all'ipocrita, falsa e massonica unità d'Italia.

LO STERMINIO DEL POPOLO DUOSICILIANO 
11 maggio 1860: iniziò lo sterminio del Popolo Duosiciliano. Mille avanzi di galera, innalzando il tricolore massonico ed anticristiano, sbarcarono a Marsala. Non erano mille, erano 702. Violenti malfamati, protetti militarmente dalla flotta dello Stato Massonico ebraico inglese e finanziati dalla massoneria ebraica mondiale, che ancora oggi finanzia terroristi, tagliatori di teste e cannibali dell'Isis, di Al Qaeda, di Boko Haram, ed altri simili! Quegli avventurieri di allora avevano a capo un Criminale di nome Giuseppe Garibaldi, ladro di cavalli, a cui avevano mozzato le orecchie in Argentina perché catturato in flagranza di reato. Un'orda barbarica, dunque, scese dal Piemonte. "Parlavano una strana lingua, rozza e volgare, e bestemmiavano in continuazione! Donne stuprate, uomini e bambini uccisi e trucidati! Interi paesi bruciati e rasi al suolo! Ogni ricchezza venne saccheggiata..." i crimini commessi da detta legione straniera dei massonici ebraici rothschildiani avventurieri provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia, ma anche da Inghilterra, Francia, Ungheria, Polonia, Stati Uniti, Canada e perfino Turchia, contro il popolo cristiano e cattolico meridionale, sono INENARRABILI: e furono talmente EFFERATI che ancora oggi vengono taciuti. Più di un milione di cittadini dell'ex Regno delle due Sicilie furono massacrati, torturati e le donne violentate e poi spesso fatte a pezzi a colpi di baionetta. Ad esempio, il 14 agosto 1861 ci fu il massacro di Pontelandolfo e Casalduni. Gli abitanti di questi due comuni furono bruciati vivi. La strage fu ordinata dal generale dell'esercito “regio", Enrico Cialdini, un criminale che innalzava il tricolore. 
la brigata Catanzaro, la più valorosa e la più decorata da sempre
L'EROICA BRIGATA CATANZARO: GLI EROI FUCILATI - E poi, durante la Prima Guerra Mondiale, gli eroici giovani della Brigata Catanzaro mostrarono tutto il loro valore, ed il loro amore verso la loro Patria, conquistando, a costo del proprio sangue e della propria vita di moltissimi di loro, poderose fortezze, giudicate assolutamente inespugnabili perché munitissime di ogni tipo di armamenti, ed arroccate a grandi altezze sulla cima delle montagne delle Alpi e difese in ogni modo da forze nemiche preponderanti. Questi generosissimi ragazzi con il loro innumerevole immenso e supremo sacrificio fecero della Brigata Catanzaro il reparto più valoroso, con più caduti e con più decorazioni di guerra di tutta la storia delle forze armate italiane! Ma pur avendo essi compiuto tali e tanti innumerevoli ed incredibili atti eroici di incomparabile valore più di ogni altro reparto di tutta Italia, detti giovani notavano con sorpresa e stupore che tutto questo non bastava mai ai loro superiori, che continuavano a spingerli assurdamente e letteralmente al massacro ed al vero e proprio bestiale macello in imprese sempre più sconclusionate, pazzesche ed impossibili! Fu proprio per questo che questi giovani si resero finalmente conto che il vero obiettivo dei loro superiori dello Stato maggiore militare, ma anche del loro stesso Governo e del loro stesso Stato supremo, in cui essi fino ad allora avevano creduto e nutrivano la massima fiducia, di fatto non era soltanto o soprattutto quello di avanzare e di conquistare importanti e decisive postazioni nemiche, quanto proprio quello di realizzare il proposito nascosto, ipocrita ed inconfessabile della criminale classe dominante di questo Stato massonico del tricolore: quello di fare sterminare la migliore gioventù dell’Italia del Sud. Questo Stato massonico, sleale e criminale vedeva in quei giovani eroi del Sud quello spirito battagliero e quel coraggio indomabile della parte migliore di tutto il Popolo Italiano. Un coraggio che poteva essere estremamente pericoloso, perché in caso di ribellione avrebbe potuto abbattere facilmente l'egemonia di detta criminale classe dominante massonica, ebraica e rothschilidana, truffaldina, vile, sleale, traditrice ed assassina.... Fu così che questa eroica brigata che si ribellò, giustamente, contro l’essere criminalmente costretta dai carabinieri con i fucili spianati alle spalle pronti a sparare loro addosso se indietreggiava, e mandata ad andare letteralmente al macello per otto, nove o dieci volte di seguito, all’assalto alla baionetta contro postazioni imprendibili perché difese da campi minati, da una selva di filo spinato e da migliaia e migliaia di mitragliatrici. La classe dirigente massonica , non ammise affatto l’assurdità delle sue pretese suicide nei i confronti dei valorosissimi, ma non certo stupidi, ma ingenui e fiduciosi soldati calabresi, ma facendo finta di voler trattare e parlamentare sulla questione, li fece disarmare ed arrestare a sorpresa ed a tradimento dagli stessi carabinieri che stavano tra loro; e poi trattandoli da vili, codardi e traditori li condannò immediatamente all’infamia della decimazione con fucilazione alla schiena attuata a forza da plotoni di esecuzione degli stessi commilitoni calabresi, che erano costretti ad eseguire gli ordini, a pena di essere essi stessi fucilati alla schiena da plotoni di carabinieri sistemati schierati con le armi spianate e puntate alle loro spalle e pronti a sparare su di essi se non avessero eseguito in tutto e per tutto gli ordini di uccidere i loro compagni d’armi. Pertanto durante la prima guerra mondiale l'eroica brigata Catanzaro, la più valorosa e la più decorata di tutto l'esercito “italiano”, che si fidò fino all’ultimo della classe dominante massonica ebraica risorgimentale fu da essa mandata al macello, assassinata, decimata, umiliata ed offesa in tutti i modi peggiori, più perfidi e più infami ed infine sciolta completamente proprio perché commise l’errore gravissimo di fidarsi di questa ipocrita ed assassina classe dominante invece di ribellarsi fino in fondo e tentare di abbatterla, preferendo piuttosto morire combattendo con le armi in pugno per la propria libertà e la libertà del proprio popolo, piuttosto che fidarsi di tali traditori e farsi massacrare da essi come stupide bestie da macello! 


IL TRENO DELLA VERGOGNA - "TORNATEVENE A CASA VOSTRA" - 18 FEBBRAIO 1947 -
“Tornatevene a casa vostra”, gridavano i comunisti di Togliatti a Bologna, quando giunse da Ancona il treno pieno di profughi italiani provenienti dall'Istria.Vogliamo ricordare le vergogne di questo Stato massonico che l'8 settembre del 1943, con la firma del criminale di nome Pietro Badoglio, cedette la nostra sovranità all'imperialismo anglo-statunitense. Sovranità perduta e confermata da un altro traditore di nome Alcide De Gasperi che con la sua firma sul trattato di pace del 10 febbraio del 1947 ridusse l'Italia ancora di più a brandelli. Dopo il benessere del ventennio mussoliniano, in cui l'Italia era stata una grande potenza mondiale, iniziavano di nuovo per gli Italiani fame e disperazione. La menzogna sempre amplificata e la verità sempre nascosta. Pochissimi italiani dopo più di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale conoscono la vicenda del treno della vergogna.
Dopo la pulizia etnica operata dai comunisti titini sugli italiani d’Istria e Friuli Venezia Giulia (più di ventimila persone uccise ed infoibate), all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale il regime di Belgrado attuò la seconda fase della pulizia etnica nei territori dell’Istria: è quello che viene chiamato “Esodo istriano”, 300.000 persone cacciate dalle loro case e dalle loro terre.
Molti di questi italiani erano in Istria da secoli, dal momento che fin dal XIV secolo faceva parte dei domini della Serenissima Repubblica di Venezia. Il 10 febbraio 1947 venne firmato il trattato di Parigi che prevedeva la definitiva assegnazione di gran parte dell’Istria alla Jugoslavia e per chi volesse mantenere la cittadinanza italiana l’abbandono della propria terra. Il popolo dalmata-istriano di cultura e di lingua italiana non esiste più, grazie a questo stato massonico che ci opprime, schiavizza e cannibalizza dal 1861.
La domenica del 16 febbraio 1947 da Pola partirono per mare diversi convogli di esuli italiani con i loro ultimi beni e, solitamente, un tricolore. I convogli erano diretti ad Ancona dove gli esuli vennero accolti dall’esercito a proteggerli da connazionali, militanti di sinistra, che non mostrarono alcun gesto di solidarietà. Il PCI diffondeva la notizia che gli esuli erano in realtà fascisti e collaborazionisti espulsi dal “paradiso dei lavoratori socialisti”. Era una menzogna e chi la diffondeva ne era cosciente, ma negli anni della Guerra Fredda prevaleva la solidarietà di partito.
Il giornalista de l’Unità Tommaso Giglio, poi direttore de L’Espresso, scrisse un articolo il cui titolo recitava “Chissà dove finirà il treno dei fascisti?”
La sera successiva partirono stipati in un treno merci, sistemati tra la paglia all’interno dei vagoni, alla volta di Bologna dove la Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano preparato dei pasti caldi, soprattutto per bambini e anziani. Il treno giunse alla stazione di Bologna solo a mezzogiorno del giorno seguente, martedì 18 febbraio 1947. Qui, dai microfoni di certi ferrovieri sindacalisti fu diramato l’avviso Se i profughi si fermano, lo sciopero bloccherà la stazione. Il treno venne preso a sassate da dei giovani che sventolavano la bandiera con falce e martello, altri lanciarono pomodori e altro sui loro connazionali, mentre terzi buttarono addirittura il latte destinato ai bambini in grave stato di disidratazione sulle rotaie.
Bologna, 18 febbraio 1947: il treno della vergogna. Insultati e sbeffeggiati gli Italiani provenienti dall'Istria dai comunisti di Togliatti

Video:
 IL TRENO DELLA VERGOGNA: TORNATEVENE A CASA VOSTRA, 18 FEBBRAIO 1947



I CARRI ARMATI A REGGIO CALABRIA
Ma, anche dopo tutto questo, lo scempio continuò ed il tricolore seminò ancora terrore e morte. Nonostante la gente si fosse ribellata in tanti posti e in tante città come alla Fiat di Torino o come nell'Alto Adige, in cui la gente faceva saltare i tralicci dell'alta tensione, in nessuna parte furono mandati i carri armati per reprimere le rivolte. Invece, io che non avevo mai visto un carro armato nella realtà, lo vidi per la prima volta proprio a Reggio, capoluogo della mia regione Calabria. Infatti, lo Stato massonico, spacciato per italiano, aveva mandato i suoi carri armati a Reggio per reprimere e schiacciare la rivolta dei reggini, esattamente così come aveva fatto l'URSS nel 1956 che mandò i carri armati a Budapest e nel 1968 a Praga. 
1970: per sedare la rivolta dei Reggini lo "stato massonico" manda i carri armati a Reggio Calabria
Correva l'anno 1970. Con l'istituzione dell'ente Regione Calabria nel 1970 era iniziato un dibattito sulla collocazione del capoluogo. Fino ad allora la città di Reggio (città tra le più antiche ed importanti di tutta la Magna Grecia) era indicata e riconosciuta come capoluogo della Calabria.  

CAMPO DI STERMINIO DI FENESTRELLE
Oggi il tricolore massonico rothschildiano sventola con tracotante disprezzo proprio nel campo di sterminio di Fenestrelle, luogo tremendo in cui i soldati dell'ex Regno delle due Sicilie furono torturati e massacrati e poi i loro corpi sciolti nella calce viva, e ridotti a liquame fatto poi defluire e disperdere nel fiume Chisone, affinché non restasse prova alcuna di questi orrendi crimini. A Torino, inoltre, fu riaperto dopo ben 71 anni dalla sua chiusura il mausoleo intitolato all'ebreo razzista e criminale Ezechia Lombroso, che spacciandosi per italiano cambiò il suo nome in “Cesare”. 
il glorioso stendardo del "Regno delle due Sicilie" è la massima espressione di italianità
anche la bandiera di San Marco, come il vessillo Duosiciliano, è simbolo di italianità
Purtroppo pochi conoscono la storia e pochissimi sanno che il tricolore ha gli stessi identici colori della Massoneria; e che l’accostamento rosso-bianco-verde, tutt’altro che casuale, fu concepito con significati ben precisi. Dal 1861 i vincitori giudaico-massonici che crearono questo Stato, che vogliono spacciare per italiano, ci hanno imposto questa bandiera del tricolore che è uno dei tanti loro vessilli. La nostra esistenza, invece, ha radici ben più profonde e la nascita della nostra Italianità risale a più di tremila anni. La bandiera del "Regno delle due Sicilie", la bandiera di San Marco della "Serenissima Repubblica di Venezia" e tutte le altre bandiere degli altri Stati italiani prima del 1861 sono invece il massimo simbolo della nostra ITALIANITA' e della nostra Storia millenaria. Là troviamo il vero specchio del nostro glorioso passato. (Salvatore Brosal con la preziosa collaborazione del Prof. Duccio Mallamaci)

sabato 29 luglio 2017

Noi siamo l'Italia non voi. Accusa implacabile contro una generazione di insensibili !

La nostra esistenza non nasce dal nulla ma è il risultato di una lunga catena di generazioni che sgorga, cresce e si completa attraverso processi storici, politici e culturali. Noi nasciamo più di tremila anni fa per diventare i protagonisti della più vecchia ed immensa cultura del mondo. I nostri antenati hanno vissuto e combattuto contro le guerre, contro le pestilenze, contro la miseria e contro la fame. Ogni generazione ha avuto dinnanzi agli occhi un solo modello da seguire: lottare per dare un futuro più felice, più sicuro e più sereno ai figli e ai figli dei figli. Ecco perché anche nel bisogno i nostri antenati hanno continuato ad educare i bambini e sono morti per loro. Hanno superato anni lunghi e difficili fra miseria, freddo e carestie. Ci hanno trasmesso il grande messaggio: siamo morti affinché voi possiate continuare a vivere. Nessuna generazione e nessuno individuo si è mai sentito isolato dalla storia del mondo. C'è sempre stata una continuità fra passato, presente e futuro. E sempre c'è stato in noi l'obbligo di custodire come bene prezioso l'immensa eredità dei nostri antenati e di arricchire il futuro della progenie con altro impegno assiduo. Per questo furono costruite e preservate nel corso delle generazioni opere di grande significato come riferimento alla nostra grande storia. Si è sempre preservato, mantenuto, curato e rinnovato il patrimonio culturale come eredità per i posteri. Si è sempre fatto così. Noi siamo la Storia. Noi siamo la Cultura, noi siamo l'eredità. Così deve essere, così deve continuare. Certo il futuro è incerto, però noi vogliamo riconoscere e preservare la genialità e la creatività del nostro glorioso passato. Vogliamo emergere dalla tomba del passato millenario per ritrovare le tracce della nostra natura, della nostra stirpe per vedere più nitido il volto del futuro. Se i nostri grandi antenati tornassero in vita si riconoscerebbero in questa Italia di oggi? Siamo stati il grande passato. Siamo stati il fascino con la Sardegna dei nuraghi, siamo stati la Magna Grecia con Sibari, Agrigento, Crotone, Taranto. Siamo stati la Roma imperiale, siamo stati il Regno delle due Sicilie, con Napoli magnifica Capitale. Siamo stati la “serenissima Repubblica di Venezia” con Venezia splendore di bellezza. Siamo stati un popolo di letterati, pittori, scultori, navigatori, medici, matematici. Siamo stati la Storia, siamo stati il Mediterraneo.

Archimede, Pitagora, Giulio Cesare, Gioacchino da Fiore, Dante Alighieri, Bernardino Telesio, Luigi Lilio, Antonio Vivaldi, Gioachino Rossini, Giacomo Puccini, Rino Gaetano, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Cosa direbbero: Noi siamo l'Italia, abbiamo vissuto e siamo morti per voi.
Per voi abbiamo vissuto, per voi siamo morti?
Voi avete stracciato questo legame millenario
Voi avete buttato l'eredità dei vostri antenati in una discarica solo per pigrizia.
Essi sono morti affinché voi possiate vivere.
Voi vivete ...e non sentite nessun obbligo verso i vostri antenati, né tanto meno verso i vostri posteri.
Ai vostri posteri state lasciando solo un cumulo di rovine, un cumulo di letame privo di ogni valore culturale. Siete riusciti nello spazio di una sola generazione a distruggere più di 3 mila anni di storia. Tutto questo non vi disturba affatto. Concetti come Popolo, Cultura, eredità sono a voi totalmente estranei. Va bene, così vivete la vostra insignificante vita.
Lasciate marcire la vostra cultura, deridete pure i vostri antenati. Non c'è modo di convincervi, non importa... 

Voi non siete l'Italia. Noi siamo l'Italia. (salvatore brosal, hervé schirrhein, georges rocher)

martedì 13 settembre 2016

Fenestrelle: Campo di Sterminio, una mostruosità

perché insistono sull'aspetto naturalistico e turistico di Fenestrelle?
E non menzionano affatto le atrocità e i crimini commessi in questo terribile luogo di morte?Anche Auschwitz e Guantanamo potrebbero essere propagandati sotto l'aspetto naturalistico e turistico. Ma questo non viene fatto, perché questi due pesi e due misure?
Non lasciatevi incantare dalle belle immagini riprese dall'alto, non lasciatevi influenzare dalla loro mistificazione. Fenestrelle era e resta anche un grande campo di sterminio. Fenestrelle era e resta anche un luogo di morte. Fenestrelle era e resta un inferno per l'umanità. La loro propaganda, fatta con queste belle immagini, li farà ancora cuocere nel brodo della menzogna. Fenestrelle, un campo di sterminio, un luogo di atrocità, di massacri, che vorrebbero ancora restare nascosti e impuniti. Fenestrelle, il campo di sterminio più grande del mondo, che ci crediate o no. Qua, e in altri analoghi campi di sterminio, furono annientati i soldati Duosiciliani che rimasero fedeli al patto di fedeltà giurato al loro popolo e alla loro vera Patria, il Regno delle due Sicilie. Fenestrelle è il simbolo della Vergogna e della menzogna di uno Stato massonico, spacciato per italiano, ma che è il più acerrimo nemico di quel Popolo italiano che dice di rappresentare.
FENESTRELLE: ...che siano commemorati, in questo luogo di morte, tutti gli Italiani che furono ammazzati nel nome di una falsa e ipocrita unità d'Italia. Qua regna la morte, qua in questo campo di sterminio c'è ancora la Barbarie. Qua vivono ancora impunite la ferocia, la crudeltà e l'infamia massonica. Qua la menzogna non viene smascherata ma amplificata e fatta passare per verità.
La spettacolarità delle immagini non cancella i crimini che furono commessi in questo luogo di terrore e di sterminio, altro che Auschwitz, altro che Guantanamo. I corpi dei trucidati venivano sciolti nella calce viva, affinché non restasse traccia dei delitti commessi. Fenestrelle è la vergogna e il disonore di quei criminali massonici cosmopoliti che massacrando tantissimi Italiani, e mettendo a ferro e fuoco tutta l'Italia, costruirono su di essa il loro Stato, nel 1861.
come disse giustamente proprio il massone Edmondo De Amicis: Fenestrelle
"una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli"...
Campo di sterminio di Fenestrelle: una mostruosità, che non deve e non può essere dimenticata.

(salvatore brosal – du. ma)


VIDEO: Fenestrelle Campo di Sterminio