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domenica 20 settembre 2015

La bella attrice Luisa Ferida e suo marito Osvaldo Valenti fatti fucilare da Sandro Pertini nel 1945


Luisa Ferida: storia di una donna incinta condannata innocente alla fucilazione insieme al marito !

Quando Pertini Alessandro, detto Sandro, veniva propagandato come il presidente più amato degli italiani, nessuno di noi sapeva che questo personaggio fece fucilare, a guerra finita, la bella e brava attrice Luisa Ferida, incinta con un pancione di 8 mesi. Insieme a lei venne fucilato anche il marito, l'attore Osvaldo Valenti. Prima di ammazzarla qualcuno obiettò che la Ferida era incinta con un pancione e prossima al parto; Pertini allora sentenziò: Ammazzare un fascista non è reato. Una scarica di colpi si abbattè sulla Ferida e sul figlioletto che portava in grembo.

La bella attrice Luisa Ferida e suo marito,
l'attore Osvaldo Valenti
C'è da dire che Sandro Pertini, peraltro ritenuto un utile idiota da molti suoi stretti "compagni" e collaboratori ideologici e politici, fu una persona crudele, falsa ed ipocrita, ma il regime rothschildiano, imposto militarmente in Italia dagli "alleati" di Rothschild fin dal 1943 ai nostri giorni, se ne è sempre servito spregiudicatamente per i suoi loschi e criminali intrighi contro il popolo italiano, usando a suo favore il proprio monopolio mediatico sulla stampa e sulla televisione in Italia per dipingerlo come un "bravuomo", al fine di mostrare al pubblico un suo preteso lato umano positivo che egli, in realtà, non aveva affatto. Ha saputo sfruttare però l'immenso potere mediatico della televisione. Ogni volta che s'accorgeva della presenza delle telecamere recitava la parte dell'uomo che sta dalla parte del Popolo. Il suo ipocrita comportamento sta venendo alla luce e solo ora il Popolo italiano si sta accorgendo delle manovre di facciata. Basta ricordare il comportamento di Pertini durante l'incidente di Vermicino accaduto al povero Alfredino Rampi, che cadde in un pozzo e che vi morì nell'aprile del 1981. Basta ricordare il suo comportamento durante la finale di coppa del mondo di calcio l'11 luglio del 1982. Tutto il suo comportamento (ipocrita) davanti alle telecamere per ingannare gli italiani.

La bella attrice Luisa Ferida condannata alla
fucilazione su ordine del partigiano Sandro Pertini 
Luisa Ferida, nome d'arte di Luigia Manfrini Farné (Castel San Pietro Terme, 18 marzo 1914 – Milano, 30 aprile 1945), è stata un'attrice italiana. Fu una delle più note e capaci attrici del cinema italiano nel decennio 1935-1945. Aderente al fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana, venne fucilata dai partigiani, assieme al marito, l'attore Osvaldo Valenti, perché accusata di collaborazionismo con i nazisti, principalmente per la partecipazione ai crimini di guerra e alle torture della cosiddetta "banda Koch", accusa della quale era in realtà probabilmente innocente, come fu riconosciuto nel dopoguerra.

Luisa è bella da morire e ha già addosso quel broncio che porterà con sé nella sua breve vita. Gli occhi sono pungenti da zingara, gli zigomi alti, i capelli color carbone, il corpo splendido, il portamento altero. In lei c'è qualcosa di erotico, di torbido e di felino, una sensualità, una rotonda carnalità da bellezza popolana, così amata dagli italiani di allora.

"Era l’estate del ’39 quando la bella Luisa conobbe Osvaldo Valenti, altro divo del cinema dell’epoca. I due furono colpiti dal dardo di Cupido, che li portò a vivere un’intensa storia d’amore. Condivisero gioie e dolori, piaceri e rinunce, ma vissero sempre insieme, sempre uniti. Insieme ed uniti affrontarono anche le sorti dell’Italia a seguito del tradimento dell’8 settembre.
Valenti, che fino ad allora non aveva mai avuto incarichi nella compagine fascista, si arruola volontariamente nella Repubblica Sociale Italiana. Nel ’44 è tenente della Xa Flottiglia MAS. Nel frattempo, pare che la coppia frequenti Villa Triste a Milano, sede della famigerata Banda Koch. Dico “pare” perché non sono stati mai accertati legami tra quest’ultima e la coppia Valenti-Ferida. Nulla di certo, nulla di dimostrato; solo congetture e trame vigliacche, sufficienti per condannarli a morte. Difatti, il 10 aprile ’45 Valenti, forse per aver salva la vita e,soprattutto, quella di Luisa che aspettava un bambino, (la coppia aveva già concepito un figlio, morto purtroppo poco dopo la nascita), decise di consegnarsi spontaneamente ai partigiani. Si rifugiò in casa di Nino Pulejo, appartenente alle Brigate Matteotti, il quale però lo scaricò, affidando le due celebrità al comandante Marozin della Divisione Pasubio, che non era certo uno stinco di santo, dato che era stato trasferito a Milano dal Veneto per sfuggire ad una condanna a morte del CLN, (pensate!), per furti, abusi e altri crimini.
Il 21 aprile Marozin incontra Sandro Pertini il quale chiede di Valenti; avuta la notizia della sua prigionia, il “grande presidente” ordina lapidario: “fucilali (quindi anche la Ferida, incinta! Ndr); e non perdere tempo. Questo è un ordine tassativo del CLN. Vedi di ricordartene!”. «Ordine tassativo del CLN: chi lo avrà dato e quando? Di quell' ordine, che sarebbe stato determinato dall' accusa ai due d' avere partecipato alle torture della banda Koch e di avere collaborato con i tedeschi ,(ripeto: circostanza mai dimostrata! Ndr), dovrebbe esserci stato un documento scritto. Nessuno lo ha veduto. Di scritto c' è soltanto un foglio in data 25 aprile dove si legge che ‘...il CLN su proposta dei socialisti vota all' unanimità il deferimento al tribunale militare di Valenti Osvaldo e Ferida Luisa per essere giudicati per direttissima quali criminali di guerra per avere inflitto torture e sevizie a detenuti politici’. Dunque, un deferimento, non una sentenza. Ma in quel mese di aprile, e peggio nei successivi, c' era la fucilazione facile e bastò l' intervento di Pertini a decidere la sorte dei due attori. Marozin voleva scambiarli con cinque dei suoi presi prigionieri dai tedeschi. Fallito il tentativo, non ebbe scrupoli a liberarsi dei due ingombranti personaggi e ad eseguire l' ordine.»
Così, il Valenti e la Ferida furono condotti in una cascina, ove vissero i loro ultimi giorni. L’attore subì un processo sommario, al termine del quale fu confermata la condanna a morte. Condanna che non fu mai comunicata al diretto interessato e che riguardava anche la compagna. Ignari della loro fine, i due innamorati furono caricati su un camion tra gente rastrellata. Giunti in via Poliziano, furono fatti scendere e messi faccia al muro. La donna stringeva in mano una scarpina azzurra di lana, destinata a scaldare i piedi innocenti di quel bambino che non vedrà mai la luce. Partì la raffica di mitra. I due caddero al suolo, stretti tanto nella vita quanto nella morte. Su di loro furono adagiati due cartelloni. Due scritte rosse dicevano: «I partigiani della Pasubio hanno giustiziato Osvaldo Valenti»; «I partigiani della Pasubio hanno giustiziato Luisa Ferida». Tre vite spezzate in colpo solo. Due vite probabilmente incolpevoli riguardo le accuse di collaborazionismo nazi-fascista e di aver compiuto ogni genere di atrocità a Villa Triste; una semplicemente candida.
Come se ciò non bastasse, Marozin e i suo compagni depredarono anche gli averi della coppia defunta, finiti poi chissà dove.
Negli anni successivi, la madre della Ferida domandò una pensione di guerra, dato che traeva le sue sostanze dai proventi della figlia. La domanda rese doverosi degli accertamenti sulla vicenda. Le indagini dei Carabinieri portarono alla conclusione che “la Manfrini, (vero nome della Ferida, ndr), dopo l'8 settembre 1943 si è mantenuta estranea alle vicende politiche dell'epoca e non si è macchiata di atti di terrorismo e di violenza in danno della popolazione italiana e del movimento partigiano”. Conclusione ribadita dallo stesso Marozin, il quale disse: “La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente. Ma era con Valenti. La rivoluzione travolge tutti”. Nemmeno Valenti aveva probabilmente fatto niente, come fu poi confermato dalla Corte d’Appello di Milano, la quale ebbe a dire che la Ferida e Valenti non furono giustiziati, bensì assassinati. Su questa posizione anche Romano Bracalini, biografo di Valenti, che dice: "La frettolosa condanna del CLN obbediva sostanzialmente alla regola umana e crudele che alla spettacolarità del simbolo che egli aveva rappresentato corrispondesse subito e senza ambagi una punizione altrettanto spettacolare. In altre parole egli doveva morire non già per quello che aveva fatto, quesito secondario, ma per l'esempio che aveva costituito".

Questo è ciò dice la storia, ciò che è realmente accaduto in quei giorni maledetti, che qualcuno si ostina ancora a chiamare “giornate radiose”. A voi ogni commento sull’accaduto. In cuor mio spero solo che prenda avvio un processo di seria revisione storico-politica riguardo la persona di Sandro Pertini, indegnamente spacciato per un eroe del nostro tempo, per un uomo degno di stima e ammirazione. I fatti dicono il contrario: fu un inetto e, per giunta, con le mani sporche di sangue. Direi che è giunta l’ora di smettere di scrivere l’agiografia di questo personaggio, di questo falso mito e di iniziare a dire la verità, cominciando ad insegnarla sin dalle scuole. Perché, a mio avviso,non c’è peggior delinquente di un cattivo che gioca a fare il buono.
Roberto Marzola". 

Sandro Pertini non fu mai processato per i
suoi crimini, come tutti i partigiani
Hanno ucciso centinaia di migliaia di uomini, di donne, gente che si e' sacrificata per noi, per il popolo italiano, per la democrazia e la pace. Ovviamente queste cose non le insegnano a scuola. Il potere rothschildiano in Italia fa parlare, da sempre, giornali e TV delle verità mistificate per lavarci il cervello. Ancora oggi, dopo più di 75 anni dalla fine della guerra mondiale, accusano il fascismo di tutti i mali storici d'Italia e del mondo, dimenticando che il fascismo durò solo 20 anni e che solo in questo periodo l'Italia ebbe il suo unico e vero statista.





sabato 7 settembre 2013

Fenestrelle: Simbolo e Vanto per Torino e provincia, Vergogna e Campo di Sterminio per il resto d'Italia

Fenestrelle:
" una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli." (Edmondo De Amicis)

Edmondo De Amicis, scrittore e pedagogo italiano
Perché mai quel romanziere di De Amicis, il famigerato autore del libro "Cuore", "capolavoro" strappalacrime risorgimentale ad uso pedagogico ed "edificante" dello spirito patriottico dei fanciulli della nuova Italia Massonica e Rothschildiana nata nel 1861, e che nel 1865 era stato in servizio militare come ufficiale proprio in Calabria, dove vide interi paesi ribellarsi ed essere repressi militarmente, e che da civile viveva ed operava proprio a Torino, dice appunto di Fenestrelle:
una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli”.
E perché mai il sito ufficiale della provincia di Torino per Fenestrelle si fregiava ancora fino a qualche anno fa proprio di quelle fosche ed infernali visioni e di quelle pesantissime parole del campione intellettuale risorgimentale De Amicis ?
Naturalmente i vari Alessandro Barbero (sedicente storico), Yuri Bossuto (consigliere regionale Piemonte del partito comunista) e tutti quelli come loro, certo prontissimi a mettere la mano sul fuoco per difendere la veridicità dei racconti scritti da De Amicis nel suo "Cuore", è molto probabile che a proposito di Fenestrelle sarebbero prontissimi a scrivere che le sue erano solo... fantasie e licenze poetiche!
Il fatto è che De Amicis con le sue parole, non fantasticava affatto a vanvera, ma riassumeva sinteticamente nient'altro che la sostanza bruta di quello che le classi dirigenti sabaudo massoniche rothschildiane del 1861 e dintorni volevano ottenere, ed ottennero, in tutti i modi come effetto sulla mente delle masse popolari da loro dominate sia a sud, che a nord!
E in effetti ci riuscirono: perché ancor oggi:
- tra le masse del sud, tante e tante generazioni di contadini che fecero il servizio militare e tutte le guerre di questi 150 e più anni, seppero e, tramite loro, tutti nelle famiglie e nei paesi conservano nella memoria, ed in certi modi di dire, il detto che la Fortezza di Fenestrelle era un famigerato e terribile "luogo di punizione militare" come la Fortezza di Gaeta e molto peggio della Fortezza di Gaeta.
- ed anche tra le masse del nord, specie in Piemonte, non solo nelle famiglie e nei paesi, ma perfino "i bocia dei bocia dei vicevacché" delle grange e delle baite più sperdute delle Alpi piemontesi, aostane e liguri, tramite gli anziani, che per generazioni e generazioni avevano fatto il servizio militare e tutte le guerre di secoli e secoli appresso ai Savoia, seppero, sapevano e conservano ancora nella memoria e nei modi dire, il detto che la Fortezza di Fenestrelle era il più famigerato e tremendo "luogo di punizione militare" del mondo.

Campo di sterminio di Fenestrelle, Val Chisone, provincia di Torino
I vari Barbero e Bossuto e altri come loro, con tutte le loro opinabili, parziali e discutibilissime documentazioni tratte dai loro faziosissimi archivi, riveduti, corretti e corrotti perché censuratissimi, ricensuratissimi e purgatissimi per più di 150 anni, e con la loro spudorata, sfrontata ed arrogante retorica e prosopopea dei loro libri di "professori universitari" e di "consiglieri regionali", nel parlare bene di Fenestrelle e di chi parla bene di Fenestrelle, e nel parlar male di chi parla male di Fenestrelle, di fronte agli enormi e sterminati ed incontrollabili archivi della memoria endemica delle masse popolari del sud e del... nord di tutta Italia, ed anche di altrove nel mondo, stanno facendo una ridicola, penosa e controproducente opera del tipo di quella dei bambini che cercano di fermare il vento con le mani !
E quindi rivolgendoci, non certo a certi metaforici palloni gonfiati di aria calda che ascendono visibilissimi e coloratissimi nell'artificioso cielo mediatico dei soliti mass media, del solito main stream e non main stream del solito monopolio informativo locale e globale dei Rothschild, ma rivolgendoci invece al 99 % della gente, e specialmente al popolo minuto come noi, e soprattutto ancora rivolgendoci a tutte le persone di buona volontà del sud e o del nord d'Italia o di dovunque e di qualsiasi classe sociale nel mondo che amano la verità, noi diciamo che è inutile ed anzi che è da idioti, è da ignoranti e da persone malvage ed in mala fede cercare di nascondere che Fenestrelle e non solo Fenestrelle, ma anche tanti altri luoghi in Italia, nel 1860-1870 ed anche prima e dopo, furono dei campi di punizione e di sterminio dei vinti e specialmente dei ribelli, con i quali i vincitori avevano la necessità barbarica di "far paura al nemico con ogni mezzo", proprio allo stesso modo di come oggigiorno i terroristi takfiri, wahabiti, qaedisti ed altri in Siria che si esibiscono in foto e video mentre mangiano bestialmente il cuore dei nemici, mentre tagliano loro la testa, mentre assassinano a sangue freddo i prigionieri, etc.
Ormai questo è agli atti nella memoria e nella mente di decine e decine di milioni di persone da generazioni e generazioni da più di un secolo e mezzo, dappertutto in Italia ed anche nel resto del mondo.
Pertanto la cosa migliore, non è schierarsi con Barbero, Bossuto ed altri dalla parte luciferina di "colui che sempre nega"!... Ma la cosa migliore è riconoscere il malfatto, pentirsene, fare concreta e giusta ammenda e proprio su questo piano razionale e ragionevole cercare di costruire una vera unità nazionale nell'interesse vero di tutto il Popolo Italiano, e non soltanto nell'interesse di chi per più 150 anni ed ancora adesso in Italia è più che mai subalterno e legatissimo mani e piedi al carro degli interessi antitaliani, antipopolari e guerrafondai di ... Rothschild!...

Video: 

 

(brigas-d.m.)


sabato 20 aprile 2013

25 Aprile: dal 1945 in Italia si continua ancora a festeggiare una sconfitta

Proprio perché la Storia la scrivono i vincitori in Italia si continua a festeggiare dal 25 aprile 1945 una sconfitta. Ma io mi dissocio da questi festeggiamenti che ricordano solo massacri e ingiustizie. Spero solo che finalmente venga scritta la verità e non vengano più propagandate le menzogne dei vincitori, che ancora oggi muovono le fila dell'intera politica ed economia italiana. 


La stampa, come tutta la “nazione Italia” è in mano ad un potere occulto criminale, che ci dà in pasto solo una informazione mistificata. E' ora di iniziare, anche se amaramente, un'amara, ma necessaria, riflessione storica. Ecco perché riporto per intero un articolo di Paolo Deotto, che dovrebbe aiutarci a riflettere davvero sulla nostra recente storia passata.

25 APRILE. BREVI RIFLESSIONI SUGLI ASPETTI SURREALI DI UN PAESE CHE FESTEGGIA UNA SCONFITTA – Di Paolo Deotto - Premessa: in questo articolo sono citati in colore blu i nomi di diversi Autori. Cliccando su di essi verrete rimandati ai loro articoli, o a recensioni dei loro libri.
nella ferocia non c’è nulla di onorevole. Solo odio e barbarie
I corpi di Mussolini, che era stato ucciso a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945, di Claretta Petacci e di altri esponenti della Repubblica Sociale Italiana, arrivati a Milano la sera stessa, vennero esposti in piazzale Loreto verso le 3 della notte.

Poche parole sull’ennesima stanca liturgia del 25 aprile. Due motivi spingono a parlarne ancora: un minimo di rispetto per la verità storica, perché un popolo che non conosce il proprio passato, o al quale questo passato è nascosto e falsificato, è un popolo senza futuro; e inoltre l’aver letto che anche oggi, 25 aprile 2012, non è mancato chi ha fatto polemiche perché qualcuno ha commesso il “crimine” di commemorare anche i caduti della Repubblica Sociale Italiana.
L’argomento della guerra civile merita ben più pagine, e penne ben più capaci della mia. Il mio modesto passato di storico mi consente però alcune precisazioni, che ritengo siano dovute, perché la falsificazione è già negativa in sé stessa, ma se serve a perpetuare l’odio e la confusione tra bene e male diviene, oltre che negativa, anche criminale.
Le precisazioni.
L’Italia uscì sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Sembra una banalità, tutti lo sappiamo, ma invece è necessario ricordarlo, perché in genere si “festeggia” una vittoria. Inoltre, non scordiamoci neanche questo, l’Italia conobbe due anni di guerra fratricida, la guerra civile che insanguinò il Paese dalla fine del 1943 fino a una data che è difficile fissare, perché ancora nei primi anni 50 si consumarono crimini legati al clima di odio scatenato nel periodo che si è voluto consegnare alla Storia col nome di “resistenza”.
Altra precisazione utile: l’Italia fu liberata dai tedeschi grazie all’intervento delle truppe alleate (vedi: PAOLO GRANZOTTO, “Non i partigiani, ma gli americani ci liberarono”). Si vuole maliziosamente scordare il dibattito che si sviluppò sull’opportunità di una resistenza “passiva” al fascismo e ai tedeschi, e non aggressiva, come vollero e imposero comunisti e azionisti, e che peraltro non fu influente dal punto di vista militare. Nel primo caso si sarebbe evitato proprio di scavare quel solco di odio che invece da decenni avvelena la vita civile italiana. Al proposito, vedi “Fu vera gloria?”, intervista ad AUGUSTO DEL NOCE.
Inoltre: le bande partigiane nacquero principalmente dalle formazioni militari sbandate dopo l’8 settembre 1943, lasciate senza ordini dal Re e dal governo Badoglio, fuggiti a Brindisi per sottrarsi ai tedeschi. La vulgata però ci ha sempre fornito una versione distorta, di una “resistenza” come “spontaneo moto popolare” con la guida principale del Partito Comunista. Le formazioni comuniste (Brigate Garibaldi e GAP) condussero una guerra loro propria, che aveva finalità di egemonia politica e di sovietizzazione dell’Italia, come dimostrato dalle numerose azioni condotte non solo senza il consenso del CLN, ma anche contro formazioni partigiane non comuniste. Le azioni terroristiche dei GAP ebbero poi l’effetto di scatenare rappresaglie tedesche (più raramente fasciste) e di imporre così alle popolazioni civili ulteriori sofferenze e lutti.
Poiché però ogni anno dobbiamo assistere alla monopolizzazione delle “celebrazioni” del 25 aprile da parte dell’ANPI, associazione di ispirazione comunista, che pretende di rilasciare patenti di dignità politica, con giudizio insindacabile, sarà bene ricordare solo alcuni dei crimini comunisti che insanguinarono l’Italia in quel periodo sciagurato, che non ebbero alcun valore militare, ma che servirono solo a seminare odio, dolore e morte.
Da quale pulpito viene dunque la predica?
Ecco un breve e incompleto elenco:
Strage di Porzus:   7 febbraio 1945, mercoledì, alle 14.30. Nelle malghe di Porzus, due casolari sopra Attimis, in provincia di Udine, ha sede il comando Gruppo brigate est della divisione Osoppo, formata dai cosiddetti “fazzoletti verdi” della Resistenza, partigiani cattolici, azionisti e indipendenti. Giungono in zona cento partigiani comunisti, agli ordini di Mario Toffanin (nome di battaglia Giacca) sotto le false spoglie di sbandati in cerca di rifugio dopo uno scontro con i nazifascisti. In realtà, è una trappola: alla malga vengono uccisi il comandante della Osoppo, Francesco De Gregori (nome di battaglia Bolla), il commissario politico Enea, al secolo Gastone Valente, una giovane donna sospettata di essere una spia, Elda Turchetti e un giovane, Giovanni Comin, che si trovava a Porzus perché aveva chiesto di essere arruolato nella Osoppo. Il capitano Aldo Bricco, che si trovava alle malghe perché doveva sostituire Bolla, riesce a fuggire e salva la vita perché i suoi inseguitori, dopo averlo colpito con alcune raffiche di mitra, lo credono morto.
Altri venti partigiani osovani vengono catturati e condotti prima a Spessa di Cividale e poi nella zona del Bosco Romagno, sopra Ronchi di Spessa, una ventina di chilometri più a valle. Due dei prigionieri si dichiarano disposti a passare tra i garibaldini. Gli altri saranno tutti uccisi e sbrigativamente sotterrati tra il 10 e il 18 febbraio…   per continuare, clicca qui
Ricordiamo solo che il principale responsabile della strage, Mario Toffanin (“Giacca”), fu condannato all’ergastolo; si rifugiò nell’allora ospitale Jugoslavia. Fu graziato da Pertini, suo correligionario. Le ragioni della grazia non furono mai chiarite.
Assassinio di Giovanni Gentile: filosofo, presidente dell’Accademia d’Italia, 69 anni, uomo pacifico e mite. La sua principale “colpa”? Gli inviti alla riconciliazione nazionale, fatti con insistenza nell’insanguinato periodo della guerra civile. Assassinato a Firenze il 15 aprile 1944 dal comunista Bruno Fanciullacci. Per altri dettagli, clicca qui

L'attentato di via Rasella fu un'azione partigiana condotta il 23 marzo 1944 a Roma dai Gruppi di Azione Patriottica contro un reparto delle truppe di occupazione tedesche, l'SS-Polizei-Regiment "Bozen" (reggimento di polizia delle SS "Bolzano")


Strage di via Rasella:  23 marzo 1944 a Roma, in via Rasella, i comunisti Rosario Bentivegna e Carla Capponi fanno esplodere una bomba al tritolo al passaggio di una colonna di soldati tedeschi dei reggimenti di polizia sudtirolese. Non erano truppa combattente, non erano SS, non erano volontari, checché ne dica la falsificazione targata ANPI. A questo proposito leggi le illuminanti spiegazioni dello storico LORENZO BARATTER e gli articoli diPIERANGELO MAURIZIO e di PIERANGELO GIOVANNETTI.  Nell’attentato trovarono la morte 33 soldati tedeschi e diversi civili italiani, tra cui un ragazzo di tredici anni. La rappresaglia tedesca si scatenò e alle Fosse Ardeatine furono uccisi 335 prigionieri prelevati dalle carceri romane. Curiosamente diversi di questi erano partigiani non comunisti, e questo fatto ha reso legittimi i non pochi sospetti sulle vere ragioni che spinsero i comunisti al crimine. I due criminali, Bentivegna e Capponi, si guardarono bene dal consegnarsi alle autorità tedesche, e lasciarono trucidare gli innocenti ostaggi. È risibile la scusa sul fatto che, pare, i tedeschi non avessero affisso manifesti per minacciare la rappresaglia, quando era ben noto questo loro feroce modus agendi.
Centotrenta preti uccisi, dal 7 agosto 1941 al 4 febbraio 1951. Ben noto il mandante, tanti i killer. Vedi al proposito il libro di ROBERTO BERETTA, “Storia dei preti uccisi dai artigiani”, edito da Piemme nel 2005.
L’uccisione di Mussolini e di Claretta Petacci. Perché uccidere anche una donna, colpevole solo del suo amore per il Duce?  E perché uccidere il Duce, che doveva, secondo gli accordi, essere consegnato agli Alleati? E perché compiere la strage sul lungolago di Dongo? Non era certo estraneo a tutti questi crimini il tesoro di Dongo, del valore stimato di circa 600 milioni di attuali euro, che sparì “nel nulla” dopo essere arrivato in mani comuniste. Sparirono anche una decina di persone, per la maggior parte partigiani, che volevano sapere la verità sulla fine del mitico “Oro di Dongo”. Questa truce vicenda viene approfondita nel libro di LUCIANO GARIBALDI e FRANCO SERVELLO.
E poi… Vi ricordate di Alfa Giubelli, la bambina di dieci anni, che dovette assistere alla fucilazione della mamma, eseguita da partigiani comunisti?  Ce ne parla MARIO CERVI.
Oppure ricordate Alfredo Pizzoni, banchiere milanese, apolitico, antifascista, presidente del CLNAI, che grazie al suo prestigio personale ottenne dagli inglesi armi e finanziamenti per i partigiani? Cancellato dalla Storia, e sostituito frettolosamente alla vigilia del 25 aprile con Ferruccio Parri. Ce ne parla TOMMASO PIFFER, in un libro pubblicato da Mondadori nel 2005.
E finiamo qui. Perché questo elenco? Per un motivo molto semplice. La guerra civile è stato un periodo di ferocia e di sangue, e l’insaziabile sete di violenza, tipica dell’ideologia comunista, non solo ne ha voluto fare un periodo di gloria, ma vuole anche perpetuare questo odio. Abbiamo voluto ricordare alcune vergognose pagine di crimini comunisti solo perché è vergognoso che da parte dei comunisti e dei loro stanchi e confusi epigoni si voglia continuare questa cerimonia annuale di esaltazione dell’odio.
Se l’Italia non ritroverà la concordia, se non si saprà passare sul passato la benefica pulizia della misericordia e del perdono reciproco, ricordandosi finalmente dei precetti cristiani, i soli che possono costruire una convivenza civile degna di questo nome, quali speranze potrà ancora avere questo povero Paese già allo sfascio?
A quando la fine dell’apologia dell’odio, che rende così obnubilati da festeggiare una sconfitta?