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lunedì 6 febbraio 2023

Erich Priebke: l'olocausto è una truffa, i filmati sono una menzogna


ERICH PRIEBKE: L'OLOCAUSTO E' UNA TRUFFA - Hitchcock, maestro dell'orrore e della menzogna. I suoi filmati shock, girati nel 1945, nei campi di concentramento tedeschi sono una montatura. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare.


I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti.

Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati.

venerdì 20 gennaio 2023

Tributo al nazionalsocialismo e alla sua gioventù


Gli eroi del passato, le grandi virtù, l'amore per la Patria e per la famiglia fatti passare per cose negative dai vincitori criminali della seconda guerra mondiale.

mercoledì 7 ottobre 2020

La fucilazione alla schiena dei traditori del Duce – Verona 11 gennaio 1944 – documento eccezionale


 La fucilazione alla schiena dei traditori – Verona 11 gennaio 1944 – documento eccezionale. Queste sono le uniche immagini esistenti tratte da un filmato, girato da un operatore tedesco delle SS, dell’esecuzione dei traditori del Duce, Benito Mussolini. L’esecuzione avvenne a Verona al poligono di porta Catena l’11 gennaio del 1944. Vengono fucilati Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi. Erano stati condannati a morte dal tribunale speciale della Repubblica Sociale Italiana con l’accusa di alto tradimento per aver votato nel gran Consiglio del 25 luglio 1943 a favore dell’ordine del giorno Grandi, che aveva provocato la caduta di Mussolini.

mercoledì 25 settembre 2019

donne tedesche violentate dagli americani a guerra finita - tutti i crimini e gli orrori commessi dai "liberatori" anglo-americani.

crimini degli americani: donne violentate e massacri a guerra finita nella Germania occupata 

Donne violentate, seviziate, massacrate. I Crimini degli Americani nella seconda guerra mondiale: lo sterminio di 12 milioni di tedeschi - Rheinwiesenlager - Le condizioni nei campi del Reno.
Furono 12 milioni i Tedeschi sterminati dagli Alleati dopo l'8 maggio del 1945. La storia non è quella che ci è stata raccontata.
La verità si differenzia dalla mezza verità in modo che essa abbracci l'intera realtà. Ma che accadde davvero alla fine della guerra. La dottoressa Miriam Gebhardt, nata a Friburgo nel 1962, è giornalista, storica e docente universitaria, e nel suo libro “Als die Soldaten kamen” - Quando vennero i Soldati - racconta tutto quello che la Storia ufficiale ha sempre taciuto. Le violenze subite dalle donne tedesche per mezzo dei soldati liberatori. Devono restare ancora un tabu, a 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, gli stupri subiti dalle donne tedesche? La più anziana aveva 69 anni, la più giovane era una bimba di solo 7 anni.
La dottoressa Gebhardt racconta che il numero delle donne violentate e stuprate dai liberatori, soprattutto Americani ma anche Russi, francesi e inglesi, furono circa 2 milioni. Le violenze le subirono donne di ogni età, e ancora adesso a più 70 anni di distanza, molte di loro soffrono per il trauma subito. Molte donne non raccontarono nulla per paura e per vergogna. Naturalmente ci furono anche rapporti sessuali consenzienti fra donne tedesche e i cosiddetti soldati liberatori, ecco perché le vittime di stupro non furono credute. Adesso però la verità viene raccontata da donne che vissero questa brutta, amara, atroce, traumatizzante esperienza. Ecco l'eroica liberazione della Germania da parte degli Alleati. Guardate questa immagine in cui i depravati liberatori stupratori lasciano trasparire dai loro occhi la loro gioia dopo aver violentato questa ragazza e continuano sadicamente a tormentarla. Ti hanno mai raccontato la verità su questa guerra? 
Liberateci dai liberatori
Liberateci dai liberatori
L'intera realtà dice che per il popolo tedesco e per tutto quello che seguì dopo l'8 maggio del 1945 furono anni di pura oppressione. Il destino dei Tedeschi fu particolarmente atroce ed umiliante nelle zone di occupazione in mano agli americani, ai sovietici e ai francesi. Dopo l'8 maggio 1945, 12 milioni di tedeschi furono eliminati dagli alleati vincitori. Milioni di prigionieri tedeschi furono sterminati, o persero la vita, nei campi di sterminio delle potenze vincitrici. In totale furono 16 milioni i tedeschi che abbandonarono la Germania dell'Est, o che furono con atti di forza scacciati via. La cosa più sconvolgente fu lo stesso atto di forza, che fu attuato con incredibile e sconvolgente ferocia. Milioni di cittadini tedeschi assassinati dagli invasori, o ammazzati durante la fuga. Come motivi di morte sono stati forniti per iscritto: Fucilazioni, uccisioni violente, strangolamenti, accoltellamenti, morti per violenze, evirazione di genitali, crocifissioni, flagellazioni, corpi calpestati a morte, corpi vivi bruciati e abbrustoliti, corpi tagliati a pezzi, rotolati nelle acque fino alla morte, e corpi gonfiati d'aria.
Nei processi, prima e dopo, ufficiali sovietici torturavano, o sparavano, i prigionieri di guerra. Gli Ufficiali americani, in molti casi, hanno lasciato senza cibo per giorni interi i prigionieri e tante volte li hanno ricoperti di feci ed altri escrementi, hanno piazzato loro dei sacchi sulla testa e poi li hanno colpiti saltandogli sopra per renderli deboli agli interrogatori. Nel processo “Malmedy” ai prigionieri tedeschi furono introdotti aghi fra le unghie e furono loro schiacciati i testicoli per costringerli alla confessione. I comandi militari statunitensi vietarono cure, tende, acqua potabile ed alimenti per la popolazione tedesca e comandarono di distruggere o fare sparire tutti i generi alimentari. Il seguito di continuare a dire che i Tedeschi causarono la guerra e che essi stessi sono colpevoli della miseria e dell'esodo dal 1945 in poi, non è più storicamente sostenibile. I motivi della seconda guerra mondiale sono da trovare nelle cause che condussero al primo conflitto mondiale, in cui sempre i vincitori in modo arrogante e prepotente, a Versailles, accusarono i tedeschi e cominciarono a saccheggiarli arrivando alla lite su Danzica e sulla discriminazione della minoranza polacca. La sofferenza di 16 milioni di cittadini tedeschi durante lo sfollamento, di 11 milioni di uomini tedeschi durante la prigionia di guerra. Oltre 6 milioni di cittadini germanici, che dopo l'8 maggio 1945 si considerarono praticamente fortunati di tornare a casa, dovettero tacere sui fatti accaduti. (salvatore brosal)
Video completo: I crimini degli americani: donne violentate e massacri a guerra finita nella Germania occupata

lunedì 28 maggio 2018

il lungo Armistizio

Il proclama di Badoglio dell'8 settembre 1943 è l'annuncio dell'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato dal governo di Pietro Badoglio, miserabile traditore, con gli alleati della seconda guerra mondiale. Il proclama fu letto dal maresciallo alle 19.42 al microfono dell'EIAR e annunciò alla popolazione italiana l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile, firmato con gli anglo-americani il giorno 3 dello stesso mese. Con la firma di questo armistizio muore l'Italia come Nazione sovrana. Tutto il patrimonio italiano diventa proprietà degli anglo-americani.  

Queste condizioni armistiziali avranno vigore fino alla firma del trattato di pace (10-2-1947), atto di natura unilaterale imposto all'Italia (“diktat”), e accettato dal suo governo postbellico. In esso l'Italia sarà costretta a riconoscere il principio di aver “intrapreso una guerra di aggressione” (premessa, cpv. 2°): e pertanto le sue clausole avranno carattere punitivo. Mutilazioni dei territorio nazionale, rinunzia alle colonie, riparazioni, limitazioni della sovranità dello Stato, divieti per gli armamenti anche solo difensivi, restrizioni di ogni genere: queste condizioni - tutte gravissime - discendono, direttamente, dai criteri che avevano ispirato l'armistizio nel protocollo definitivo, per la cui firma s'era scelto il quadrato di una nave inglese e l'ancoraggio di Malta.
3 settembre 1943. La firma dell'armistizio di Cassibile. Il secondo da destra, in borghese, il rappresentante del governo italiano gen.Castellano.
LA FIRMA

Il 29 settembre 1943 nelle acque di Malta, sul quadrato della nave britannica “ Nelson ”, si riunirono:
per gli “alleati”, il gen. Eisenhower, l'ammiraglio Cunningham, il gen. MacFarlane, il gen. Gorth, coi loro ufficiali;
per l'Italia; il Maresciallo Badoglio, il gen. Ambrosio, il gen. Roatta, il gen. Sandalli, l'ammiraglio De Courten, coi loro ufficiali.
Nella riunione fu discussa la dichiarazione di guerra del R. Governo italiano alla Germania, richiesta dagli anglo-americani attraverso il gen. Eisenhower. Il Capo del R. Governo italiano Badoglio concordò circa l'opportunità della dichiarazione di guerra al Reich, solo riservando al Sovrano la definitiva decisione.
In quella stessa riunione fu firmato l'atto definitivo dell'armistizio italiano. L'atto era intitolato “Condizioni aggiuntive di armistizio con l'Italia ”, e integrava il primo schema di armistizio, o “ corto armistizio ”, firmato il 3 settembre 1943.
Questo è il testo integrale del nuovo protocollo, noto col nome di “lungo armistizio”, o “resa incondizionata dell'Italia ”.

“Poiché in seguito ad un armistizio in data 3 settembre 1943, fra i Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, agenti nell'interesse di tutte le Nazioni Unite, da una parte, e il Governo italiano dall'altra, le ostilità sono state sospese fra l'Italia e le Nazioni Unite in base ad alcune condizioni di carattere militare;
e poiché, oltre queste condizioni, era stabilito in detto armistizio che il Governo italiano si impegnava ad eseguire altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario da trasmettere in seguito; e poiché è opportuno che le condizioni di carattere militare e le suddette condizioni di carattere politico, economico e finanziario siano, senza menomare la validità delle condizioni del suddetto armistizio dei 3 settembre 1943, comprese in un atto successivo;
le seguenti, insieme con le condizioni dell'armistizio del 3 settembre 1943, sono le condizioni in base a cui i Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, agendo per conto delle Nazioni Unite, sono disposti a sospendere le ostilità contro L'Italia sempre che le loro operazioni militari contro la Germania ed i suoi alleati non siano ostacolate e che l'Italia non aiuti queste Potenze in qualsiasi modo e non esaudisca le richieste di questi Governi.
Queste condizioni sono state presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, Comandante Supremo delle Forze Alleate, debitamente autorizzato a tale effetto;
E sono state accettate senza condizioni dal Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano, rappresentante il Comando Supremo delle Forze italiane di terra, mare ed aria, e debitamente autorizzato a tale effetto dal Governo italiano.
1)
(A) Le Forze italiane di terra, mare, aria, ovunque si trovino, a questo scopo si arrendono.
(B) La partecipazione dell'Italia alla guerra in qualsiasi zona deve cessare immediatamente. Non vi sarà opposizione agli sbarchi, movimenti ed altre operazioni delle Forze di terra, mare e aria delle Nazioni Unite. In conformità il Comando Supremo italiano ordinerà la cessazione immediata delle ostilità di qualunque genere contro le Forze delle Nazioni Unite ed impartirà ordini alle autorità navali, militari e aeronautiche italiane in tutte le zone di guerra di emanare immediatamente le istruzioni opportune ai loro comandi subordinati.
(C) Inoltre il Comando Supremo italiano impartirà alle Forze navali, militari ed aeronautiche, nonché alle autorità ed ai funzionari, ordini di desistere immediatamente dalla distruzione e dal danneggiamento di qualsiasi proprietà immobiliare o mobiliare, sia pubblica che privata.
2) Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni relative alla dislocazione ed alla situazione di tutte le Forze Armate italiane di terra, di mare ed aria, ovunque si trovino, e di tutte le Forze degli alleati dell'Italia che si trovano in Italia od in territori occupati dall'Italia.
3) Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare gli aerodromi, le installazioni portuali e qualsiasi altro impianto contro cattura od attacco da parte di qualsiasi alleato dell'Italia. Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le disposizioni necessarie per salvaguardare l'ordine pubblico e per usare le Forze Armate disponibili per assicurare la pronta e precisa esecuzione del presente atto e di tutti i suoi provvedimenti. Fatta eccezione per quell'impiego di truppe italiane agli scopi suddetti che potrà essere sanzionato dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, tutte le altre Forze italiane di terra, mare e aria rientreranno e rimarranno in caserma, negli accampamenti o sulle navi in attesa di istruzioni dalle Nazioni Unite per quanto riguarda il loro futuro stato e definitiva destinazione. In via eccezionale, il personale navale si trasferirà in quelle caserme navali che le Nazioni Unite indicheranno.
4) Le Forze italiane di terra mare ed aria, entro il termine che verrà stabilito dalle Nazioni Unite, si ritireranno da tutti i territori fuori dell'Italia che saranno notificati al Governo italiano dalle Nazioni Unite e si trasferiranno in quelle zone che verranno indicate dalle Nazioni Unite. Questi movimenti delle Forze di terra, mare e aria verranno eseguiti secondo le istruzioni che verranno impartite dalle Nazioni Unite e in conformità degli ordini che verranno da esse emanati. Nello stesso modo, tutti i funzionari italiani lasceranno le zone notificate, eccetto coloro ai quali verrà dato il permesso di rimanere da parte delle Nazioni Unite. Coloro ai quali verrà concesso il permesso di rimanere si conformeranno alle istruzioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate.
5) Nessuna requisizione, appropriazione, od altre misure coercitive potranno essere effettuate dalle Forze di terra, mare ed aria e da funzionari italiani nei confronti di persone o proprietà nelle zone specificate nel capoverso n. 4.
6) La smobilitazione delle Forze italiane di terra, mare ed aria in eccesso del numero che verrà notificato, dovrà seguire le norme stabilite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
7) Le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto saranno riunite, secondo gli ordini, nei porti che verranno indicati dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, ed ogni decisione in merito a dette navi verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
ANNOTAZIONE: Se alla data dell'armistizio, l'intera flotta da guerra italiana sarà stata riunita nei porti alleati, questo articolo avrà il seguente tenore:
“ le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto rimarranno fino a ulteriori ordini nei porti dove sono attualmente radunate ed ogni decisione in merito ad esse verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate ”.
8) Gli aeroplani italiani di qualsiasi genere non decolleranno dalla terra dall'acqua o dalle navi senza previ ordini del Comandante Supremo delle Forze Alleate.
9) Senza pregiudizio a quanto disposto dagli articoli 14,15 e 28 (A) e (D) che seguono, a tutte le navi Mercantili, da pesca ed altre navi battenti qualsiasi bandiera, a tutti gli aeroplani e ai mezzi di trasporto interno di qualunque nazionalità in territorio italiano o in territorio occupato dall'Italia od in acque italiane dovrà, in attesa di verifica della loro identità o posizione, essere impedito di partire.
10) Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni relative al mezzi navali, militari ed aerei, ad impianti e difese, ai trasporti e mezzi di comunicazione costruiti dall'Italia o dai suoi alleati nel territorio italiano o nelle vicinanze di esso, ai campi di mine od altre ostruzioni ai movimenti per via di terra, mare ed aria, e qualsiasi altra informazione che le Nazioni Unite potranno richiedere in relazione all'uso delle basi italiane o alle operazioni, alla sicurezza o al benessere delle Forze di terra, mare ed aria delle Nazioni Unite. Le Forze e il materiale italiano verranno messi a disposizione delle Nazioni Unite, quando richiesto, per togliere le summenzionate ostruzioni.
11) Il Governo italiano fornirà subito gli elenchi indicanti i quantitativi di tutto il materiale da guerra con l’indicazione della località ove esso si trova. A meno che il Comandante Superiore delle Forze Alleate non decida di farne uso, il materiale da guerra verrà posto in magazzino sotto il controllo che egli potrà stabilire. La destinazione definitiva del materiale da guerra verrà decisa dalle Nazioni Unite.
12) Non dovrà aver luogo alcuna distruzione né danneggiamento, né, fatta eccezione per quanto verrà autorizzato e disposto dalle Nazioni Unite, alcuno spostamento di materiale da guerra, radio, radio localizzazione, o stazione meteorologica, impianti ferroviari, stradali e portuali od altre installazioni, od in via generale di servizi pubblici e privati e di proprietà di qualsiasi sorta ovunque si trovino, e la manutenzione necessaria e le riparazioni saranno a carico delle autorità italiane ("will be the responsability of the italian authorities").
13) La fabbricazione, produzione e costruzione del materiale da guerra, la sua importazione, esportazione e transito, è proibita, fatta eccezione a quanto verrà disposto dalle Nazioni Unite.
Il Governo italiano si conformerà a quelle istruzioni che verranno impartite dalle Nazioni Unite per la fabbricazione, produzione e costruzione, e l'importazione, esportazione e transito di materiale da guerra.
14)
(A) Tutte le navi italiane mercantili, da pesca ed altre imbarcazioni, ovunque si trovino, nonché quelle costruite o completate durante il periodo di validità del presente atto, saranno dalle competenti autorità italiane messe a disposizione, in buono stato di riparazione e di navigazione, in quei luoghi e per quegli scopi e periodi di tempo che le Nazioni Unite potranno prescrivere. Il trasferimento alla bandiera nemica o neutrale è proibito. Gli equipaggi rimarranno a bordo in attesa di ulteriori istruzioni riguardo al loro ulteriore impiego o licenziamento. Qualunque opzione esistente per il riacquisto o la restituzione o la ripresa in possesso di navi italiane o precedentemente italiane, che erano state vendute od in altro modo trasferite o noleggiate durante la guerra, verrà immediatamente esercitata e le condizioni sopra indicate verranno applicate a tutte le suddette navi e ai loro equipaggi.
(B) Tutti i trasporti interni italiani e tutti gli impianti portuali saranno tenuti a disposizione delle Nazioni Unite per gli usi che esse stabiliranno.

15)Le navi mercantili, da pesca ed altre imbarcazioni delle Nazioni Unite, ovunque esse si trovino, in mano degli italiani (incluse, a tale scopo, quelle di qualsiasi paese che abbia rotto relazioni diplomatiche con l'Italia) a prescindere dal fatto se il titolo di proprietà sia già stato trasferito o meno in seguito a procedura del Tribunale delle prede, verranno consegnate alle Nazioni Unite e verranno radunate nei porti che saranno indicati dalle Nazioni Unite le quali disporranno di esse come crederanno opportuno. Il Governo italiano prenderà le disposizioni necessarie per il trasferimento del titolo di proprietà. Tutte le navi mercantili, da pesca od altre imbarcazioni neutrali gestite o controllate dagli italiani saranno radunate in modo simile in attesa di accordi (arrangements) per la loro sorte definitiva. Qualunque necessaria riparazione alle sopraindicate navi se richiesta sarà eseguita dal Governo italiano a proprie spese. Il Governo italiano prenderà tutte le misure necessarie per assicurarsi che le navi ed i loro carichi non saranno danneggiati.
16) Nessun impianto di radio o di comunicazione a lunga distanza od altri mezzi di intercomunicazione a terra o galleggianti, sotto controllo italiano, sia che appartenga all'Italia od altra Nazione non facente parte delle Nazioni Unite, potrà trasmettere finché disposizioni per il controllo di questi impianti non saranno state impartite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le autorità italiane si conformeranno alle disposizioni per il controllo e la censura della stampa e delle altre pubblicazioni, delle rappresentazioni teatrali e cinematografiche, della radiodiffusione e di qualsiasi altro mezzo di intercomunicazione che potrà prescrivere il Comandante Supremo delle Forze Alleate.
Il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà a sua discrezione rilevare stazioni radio, cavi od altri mezzi di comunicazione.
17) Le navi da guerra, ausiliarie, di trasporto e mercantili e altre navi ed aeroplani al servizio delle Nazioni Unite avranno il diritto di usare liberamente le acque territoriali italiane e di sorvolare il territorio italiano.
18) Le Forze delle Nazioni Unite dovranno occupare certe zone del territorio italiano. I territori o le zone in questione verranno notificati di volta in volta dalle Nazioni Unite, e tutte le Forze italiane di terra, mare ed aria, si ritireranno da questi territori o zone in conformità agli ordini emessi dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le disposizioni di questo articolo non pregiudicano quelle dell'art. 4 sopraddetto. Il Comando Supremo italiano garantirà agli Alleati l'uso e l'accesso immediato agli aerodromi e ai porti navali in Italia sotto il suo controllo.
19) Nei territori o zone cui si riferisce l'art. 18, tutte le installazioni navali, militari ed aeree, tutte le centrali elettriche, le raffinerie, i servizi pubblici, i porti, le installazioni per i trasporti e le comunicazioni, i mezzi ed il materiale e quegli impianti e mezzi e altri depositi che potranno essere richiesti dalle Nazioni Unite saranno messi a disposizione in buone condizioni dalle competenti autorità italiane con il personale necessario per il loro funzionamento. Il Governo italiano metterà a disposizione quelle altre risorse o servizi locali che le Nazioni Unite riterranno richiedere.
20) Senza pregiudizio alle disposizioni del presente atto, le Nazioni Unite eserciteranno tutti i diritti di una Potenza occupante nei territori e nelle zone di cui all'art. 18, per la cui amministrazione verrà provveduto mediante la pubblicazione di proclami, ordini e regolamenti. Il personale dei servizi amministrativi, giudiziari e pubblici italiani eseguirà le proprie funzioni sotto il controllo del Comandante in capo alleato a meno che non venga stabilito altrimenti.
21) In aggiunta ai diritti relativi ai territori italiani occupati descritti negli articoli dal numero 18 al 20:
(A) i componenti delle Forze terrestri, navali ed aeree ed i funzionari delle Nazioni Unite avranno il diritto di passaggio nel territorio italiano non occupato o al di sopra di esso e verrà loro fornita ogni facilitazione e assistenza necessaria per eseguire le loro funzioni.
(B) le autorità italiane metteranno a disposizione, nel territorio italiano non occupato, tutte le facilitazioni per i trasporti (transport facilities) richieste dalle Nazioni Unite compreso il libero transito per il loro materiale ed i loro rifornimenti di guerra, ed eseguiranno le istruzioni emanate dal Comandante in capo alleato relative all'uso ed al controllo degli aeroporti, porti, navigazione, sistemi e mezzi di trasporto terrestre, sistemi di comunicazione, centrali elettriche e servizi pubblici, raffinerie, materiali ed altri rifornimenti di carburante e di elettricità ed i mezzi per produrli, secondo quanto le Nazioni Unite potranno specificare, insieme alle relative facilitazioni per le riparazioni e costruzioni.
22) Il Governo e il popolo italiano si asterranno da ogni azione a danno degli interessi delle Nazioni Unite ed eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite.
23) Il Governo italiano metterà a disposizione la valuta italiana che le Nazioni Unite domanderanno.
Il Governo italiano ritirerà e riscatterà in valuta italiana entro i periodi di tempo e alle condizioni che le Nazioni Unite potranno indicare tutte le disponibilità in territorio italiano delle valute emesse dalle Nazioni Unite durante le operazioni militari o l'occupazione e consegnerà alle Nazioni Unite senza alcuna spesa la valuta ritirata. Il Governo italiano prenderà quelle misure che potranno essere richieste dalle Nazioni Unite per il controllo delle banche e degli affari in territorio italiano, per il controllo dei cambi con l'estero, delle relazioni commerciali e finanziarie con l'estero e per il regolamento del commercio e della produzione ed eseguirà qualsiasi istruzione emessa dalle Nazioni Unite relativa a dette o a simili materie.
24) Non vi dovranno essere relazioni finanziarie, commerciali e di altro carattere o trattative con o a favore di paesi in guerra con una delle Nazioni Unite o coi territori occupati da detti paesi o da qualsiasi altro paese straniero, salvo con autorizzazione del Comandante in capo alleato o di funzionari designati.

25)
(A) Le relazioni con i paesi in guerra con una qualsiasi delle Nazioni Unite, od occupati da uno di detti paesi, saranno interrotte. I funzionari diplomatici, consolari ed altri funzionari italiani e i componenti delle Forze terrestri, navali ed aeree italiane accreditati in missione presso qualsiasi di detti paesi o in qualsiasi altro territorio specificato dalle Nazioni Unite saranno richiamati. I funzionari diplomatici, consolari di detti paesi saranno trattati secondo quanto potrà essere disposto dalle Nazioni Unite.
(B) Le Nazioni Unite si riservano il diritto di richiedere il ritiro dei funzionari diplomatici e consolari neutrali dal territorio italiano occupato ed a prescrivere ed a stabilire i regolamenti relativi alla procedura circa i metodi di comunicazione fra il Governo italiano e suoi rappresentanti nei paesi neutrali e riguardo alle comunicazioni inviate da o destinate ai rappresentanti dei paesi neutrali in territorio italiano.
26) In attesa di ulteriori ordini ai sudditi italiani sarà impedito di lasciare il territorio italiano eccetto con l'autorizzazione del Comandante Supremo delle Forze Alleate e in nessun caso essi presteranno servizio per conto di qualsiasi paese od in qualsiasi dei territori cui si riferisce l'art. 25 (A), né si recheranno in qualsiasi lungo con l'intenzione di intraprendere lavori per qualsiasi di tali paesi.
Coloro che attualmente servono o lavorano in tal modo saranno richiamati secondo le disposizioni del Comando Supremo delle Forze Alleate.
27) Il personale e il materiale delle Forze militari, navali ed aeree e la marina mercantile, le navi da pesca ed altre imbarcazioni, i velivoli, i veicoli, ed altri mezzi di trasporto di qualsiasi paese contro il quale una delle Nazioni Unite conduca le ostilità oppure sia occupato da tale paese, saranno passibili di attacco o cattura dovunque essi si trovino entro o sopra il territorio o le acque italiane.
28)
(A) Alle navi da guerra, ausiliarie e da trasporto di qualsiasi tale paese o territorio occupato cui si riferisce l'art. 27, che si trovino nei porti o nelle acque italiane od occupate dagli italiani, ed ai velivoli, ai veicoli ed ai mezzi di trasporto di tali paesi entro o sopra il territorio italiano od occupato dagli italiani sarà, nell'attesa di ulteriori istruzioni, impedito di partire.
(B) Al personale militare, navale ed aeronautico e alla popolazione civile di qualsiasi di tali paesi o territorio occupato che si trovi in territorio italiano od occupato dagli italiani sarà impedito di partire, ed essi saranno internati in attesa di ulteriori istruzioni.
(C) Qualsiasi proprietà in territorio italiano appartenente a qualsiasi paese o territorio occupato o ai suoi nazionali, sarà sequestrata e tenuta in custodia in attesa di ulteriori istruzioni.
(D) Il Governo italiano si conformerà a qualsiasi istruzione data dal Comandante Supremo delle Forze Alleate concernente l'internamento, custodia o susseguente disposizione, utilizzazione od impiego di qualsiasi delle sopraddette persone, imbarcazioni, veicoli, materiale o proprietà.
29) Benito Mussolini, i suoi principali associati fascisti e tutte le persone sospette di aver commesso delitti di guerra o reati analoghi, i cui nomi si trovino sugli elenchi che verranno comunicati dalle Nazioni Unite e che ora o in avvenire si trovino in territorio controllato dal Comando militare alleato o dal Governo italiano, saranno immediatamente arrestati e consegnati alle Forze delle Nazioni Unite. Tutti gli ordini impartiti dalle Nazioni Unite a questo riguardo verranno osservati.

30) Tutte le organizzazioni fasciste, compresi tutti i rami della milizia fascista (MVSN), la polizia segreta (OVRA) e le organizzazioni della Gioventù Fascista saranno, se questo non sia già stato fatto, sciolte in conformità alle disposizioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate. Il Governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive che le Nazioni Unite potranno dare per l'abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento ed internamento del personale fascista, il controllo dei fondi fascisti, la soppressione della ideologia e dell'insegnamento fascista.
31) Tutte le leggi italiane che implicano discriminazioni di razza, colore, fede od opinione politica saranno, se questo non sia già stato fatto, abrogate, e le persone detenute per tali ragioni saranno, secondo gli ordini delle Nazioni Unite, liberate e sciolte da qualsiasi impedimento legale a cui siano state sottomesse. Il Governo italiano adempirà a tutte le ulteriori direttive che il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà dare per l'abrogazione della legislazione fascista e l’eliminazione di qualsiasi impedimento o proibizione risultante da essa.
32)
(A) I prigionieri di guerra appartenenti alle Forze delle Nazioni Unite, o designati da questi e qualsiasi suddito delle Nazioni unite, compresi i sudditi abissini, confinati, internati, o in qualsiasi altro modo detenuti in territorio italiano od occupato dagli italiani, non saranno trasferiti e saranno immediatamente consegnati ai rappresentanti delle Nazioni Unite o altrimenti trattati come sarà disposto dalle Nazioni Unite. Qualunque trasferimento durante il periodo tra la presentazione e la firma del presente atto sarà considerato come una violazione delle sue condizioni.
(B) Le persone di qualsiasi nazionalità che sono state poste sotto sorveglianza, detenute o condannate (incluse le condanne in contumacia) in conseguenza delle loro relazioni o simpatie colle Nazioni Unite, saranno rilasciate in conformità agli ordini delle Nazioni Unite e saranno sciolte da tutti gli impedimenti legali ai quali esse sono state sottomesse.
(C) Il Governo italiano prenderà le misure che potranno essere prescritte dalle Nazioni Unite per proteggere le persone e le proprietà dei cittadini stranieri e le proprietà degli Stati e dei cittadini stranieri.
33)
(A) Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo ("payments by reparation of war ") e pagamento delle spese di occupazione.
(B) Il Governo italiano consegnerà al Comandante Supremo delle Forze Alleate qualsiasi informazione che possa essere prescritta riguardo alle attività ("assets") sia in territorio italiano sia fuori di esso, appartenenti allo Stato italiano alla banca d'Italia a qualsiasi istituto statale o parastatale italiano od organizzazioni fasciste o persone domiciliate ("residents") in territorio italiano e non disporrà né permetterà di disporre di qualsiasi tale attività fuori del territorio italiano salvo col permesso delle Nazioni Unite.
34) Il Governo italiano eseguirà durante il periodo (di validità) del presente atto quelle misure di disarmamento, smobilitazione e smilitarizzazione che potranno essere prescritte dal Comandante supremo delle Forze alleate.
35) Il Governo italiano fornirà tutte le informazioni e provvederà tutti i documenti occorrenti alle Nazioni Unite. Sarà proibito distruggere o nascondere archivi, verbali, progetti o qualsiasi altro documento o informazione.
36) Il Governo italiano prenderà ed applicherà qualsiasi misura legislativa o di altro genere, che possa essere necessaria per l'esecuzione del presente atto. Le autorità militari e civili italiane si conformeranno a qualsiasi istruzione emanata dal comandante supremo delle forze alleate.
37) Verrà nominata una Commissione di controllo che rappresenterà le Nazioni Unite, incaricata di regolare ed eseguire il presente atto in base agli ordini e alle direttive generali del comandante supremo delle forze alleate.
38)
(A) Il termine "Nazioni Unite nel presente atto comprende il comandante supremo delle forze alleate, la commissione di controllo, e qualsiasi altra autorità che le nazioni unite possano nominare.
(B) Il termine “Comandante Supremo" delle forze alleate nel presente atto comprende la commissione di controllo e quegli altri ufficiali e rappresentanti che il comandante supremo delle forze alleate potrà nominare.
39) Ogni riferimento alle Forze terresti, navali ed aeree italiane nel presente atto s'intende includere la Milizia fascista e qualsiasi unità militare o paramilitare, formazioni e corpi che potranno essere prescritti dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.
40) Il termine "materiali di guerra” nel presente atto indica tutto il materiale specificato in quegli elenchi o definizioni che potranno di tanto in tanto essere pubblicati dalla Commissione di controllo.
41) Il termine "territorio italiano” comprende tutte le colonie e possedimenti italiani e ai fini del presente atto (ma senza pregiudizio alla questione della sovranità) sarà considerata inclusa l'Albania.
Resta tuttavia stabilito che, eccetto nei casi e nella misura prescritta dalle Nazioni Unite, i provvedimenti del presente atto non saranno applicabili né riguarderanno l'amministrazione di qualsiasi colonia o possedimento italiano già occupato dalle Nazioni Unite, o i diritti o poteri colà posseduti o esercitati da esse.
42) Il Governo italiano invierà una delegazione al Quartier Generale della Commissione di controllo per rappresentare gli interessi italiani e per trasmettere alle competenti autorità italiane gli ordini della commissione di controllo.
43) Il presente atto entrerà in vigore immediatamente. Rimarrà in forza fino a che sarà sostituito da qualsiasi altro accordo o fino a che non entrerà in vigore il trattato di pace con l'Italia.

44) Il presente atto può essere denunciato dalle Nazioni Unite, con effetto immediato, se gli obblighi italiani di cui al presente atto non saranno adempiuti o, altrimenti, le le Nazioni Unite possono punire contravvenzioni dell'atto stesso con misure adatte alle circostanze, quali ad esempio l'estensione delle zone di occupazione militare, od azioni aeree, oppure altra azione punitiva.
Il presente atto è redatto in inglese ed italiano, il testo inglese essendo quello autentico, ed in caso di qualsiasi disputa riguardante la sua interpretazione, la decisione della Commissione di controllo prevarrà”.

Firmato a Malta il giorno 29 settembre 1943:
M.llo PIETRO BADOGLIO, Capo del Governo italiano
DWIGHT D. EISENHOWER, Generale dell'Esercito degli Stati Uniti, Comandante in capo alleato

lunedì 26 giugno 2017

Il processo di Norimberga: la più grande farsa giuridica del XX secolo



Il processo che fu il crimine dei crimini. 11 condannati all'impiccagione. Hermann Göring, però, si era tolto la vita il giorno prima con una capsula di cianuro. E la sua morte scombussolava i loro piani. Restavano 10 uomini da giustiziare; e questo per loro non andava bene. Bisognava assolutamente rispettare il macabro rituale massonico di questo processo farsa con 11 condannati a morte. Gli impiccati dovevano essere 11 e non 10, e così impiccarono anche un uomo morto, Göring appunto. Tutti gli imputati si dichiararono non colpevoli. La regia del processo di Norimberga fu fatta da una mente demoniaca. Basta pensare che i bombardamenti distruttivi sulle popolazioni civili delle città di Hiroshima e Nagasaki in Giappone, e di Dresda in Germania rimasero per sempre impuniti. L'azione più infame e anticristiana, però, rimane quella di non avere consegnato le salme dei condannati alle famiglie, che furono, a spregio, bruciate e le ceneri disperse nel torrente Konventzbach presso Monaco. Il “processo di Norimberga” è il nome che viene usato per indicare due distinti gruppi di processi ai gerarchi nazionalsocialisti nella seconda guerra mondiale. I processi si tennero a Norimberga dal 20 novembre 1945 al 1 ottobre del 1946. Norimberga era considerata, insieme a Berlino e Monaco di Baviera, simbolo dell'ideologia nazionalsocialista. La Germania nazionalsocialista era riuscita in un paio di anni a ridurre drasticamente la disoccupazione dei lavoratori tedeschi che da sette milioni di disoccupati scesero a zero. Inoltre, grazie al grande progetto di risanamento delle imprese, furono salvate dalla mattanza delle aste giudiziarie tutte le aziende agricole. Questo è stato il grande motivo che provocò l'invidia dei nemici del Reich e costrinsero la Germania alla guerra. Germany musst perish, la Germania deve essere distrutta, si gridava negli ambienti del Potere massonico mondiale. Scoppiò quindi la guerra per distruggere il Reich e a fine guerra venne organizzato il processo farsa di Norimberga per completare l'opera di distruzione anche a livello culturale. I processi contro “presunti dittatori” sono diventati una farsa, grazie all'arroganza e alla strafottenza degli Americani che seminando distruzione e morte propagandano la loro feroce condotta di morte come azione, portatrice di pace. “Norimberga fu il giudizio dei vincitori sui vinti. Non servì principi giuridici, ma gli interessi delle potenze che lo organizzarono, quelle che avevano sconfitto la Germania. Spero che di Norimberga si perda il modello.” Renzo De Felice (Rosso e Nero, 1995) “Un Tribunale costituito dai vincitori e non basato su norme preesistenti può solo definirsi strumento di vendetta e non di giustizia” (Benedetto Croce, 1947) Il processo agli alti gerarchi nazionalsocialisti ebbe inizio nel Palazzo di Giustizia di Norimberga il 20 novembre del 1945 e la corte era presieduta dal giudice britannico lord Geoffrey Lawrence, marionetta di Rothschild. I capi nazionalsocialisti, i “vinti”, erano sul banco degli accusati nelle vesti di imputati. I “vincitori”, statunitensi, francesi, britannici e sovietici, erano invece nelle vesti di giudici e della pubblica accusa. Criminali di guerra erano solo i vinti, i vincitori erano i giudici supremi che facevano valere, in questo modo squallido, una giustizia inesistente. Il Tribunale era formato in base paritaria da rappresentanti degli Stati Uniti, URSS, Inghilterra e Francia. Le accuse che vennero mosse contro gli imputati tedeschi furono suddivise in tre categorie: crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. Nonostante l’organizzazione democratica ancora oggi molte sono le perplessità a livello giuridico circa la validità di tale processo dovuto sia alla metodologia con il quale si è sviluppato, sia a causa della stessa composizione della Corte. Interessante è l’analisi dei diversi codici militari che possono svelare perché molti studiosi considerano questo processo la più grande farsa giuridica del XX secolo. “La costituzione degli Stati Uniti, che non consente l’introduzione di leggi retroattive, non è una raccolta di parole soggette a libera interpretazione: è il fondamento della nostra giustizia. E’ cosa disgustosa che a Norimberga si sia venuto meno ai nostri principi costituzionali per punire un avversario sconfitto. (…) Un processo tenuto dai vincitori a carico dei vinti non può essere imparziale perché in esso prevale il bisogno di vendetta. E dove c’è vendetta non c’è giustizia”. John Fitzgerald Kennedy 35° Presidente degli Stati Uniti d’America. Martin Borman: Condannato a morte in contumacia, il corpo venne ritrovato nel 1972. Karl Dönitz: 10 anni Großadmiral, comandante della Kriegsmarine dal 1943 e, dopo la morte di Hitler, presidente del Reich. Hans Frank: Governatore del Governatorato Generale – Impiccato il 16 ottobre 1946. Wilhelm Frick: Ministro dell'Interno del governo Hitler – condannato a morte. Hans Fritzsche: Popolare commentatore radiofonico. Fu processato al posto di Joseph Goebbels, morto suicida. Walther Funk: Ministro dell'Economia del governo Hitler – Ergastolo. Hermann Göring: Era il comandante in capo della Luftwaffe. Era il gerarca più importante tra i presenti al processo. Condannato all'impiccagione non venne giustiziato perché riuscì a suicidarsi la notte prima dell'esecuzione con una capsula di cianuro. Lo impiccarono comunque dopo morto. Rudolf Hess: ergastolo - Fu l'unico imputato già detenuto durante la guerra; nel 1941 era volato in Scozia ed era stato imprigionato dai britannici. Alfred Jodl: Secondo di, Keitel, era a capo dello staff dell'OKW. Impiccato il 16 ottobre del 1946. Il 28 febbraio 1953 fu assolto postumo da una corte tedesca che lo trovò non colpevole secondo il diritto internazionale. Ernst Kaltenbrunner: Capo del Reichssicherheitshauptamt, maggior gerarca delle SS sopravvissuto alla guerra. Impiccato il 16 ottobre 1946. Wilhelm Keitel: Capo dell'OKW - Nonostante la sua richiesta d'essere fucilato da soldato, fu impiccato come tutti gli altri condannati a morte. Robert Ley: Capo del DAF, il Fronte tedesco del lavoro - Si suicidò impiccandosi nella sua cella il 25 ottobre 1945, prima dell'inizio del processo. Konstantin von Neurath: Ministro degli Esteri del governo Hitler fino al 1938 e governatore del Protettorato di Boemia e Moravia – 15 anni. Erich Raeder: Großadmiral e comandante della Kriegsmarine fino al 1943 - ergastolo. Joachim von Ribbentropp: Ministro degli Esteri del governo Hitler dal 1938 - Ideatore del patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica. Impiccato il 16 ottobre del 1946. Alfred Rosenberg: Ideologo del partito nazista e padre delle teorie razziste - «Protettore di territori occupati a est», ossia il Ministro responsabile per i territori occupati dal 1941. Impiccato. Fritz Sauckel: Le sue ultime parole furono: «Muoio innocente. La mia sentenza è sbagliata. Dio protegga la Germania». Impiccato. Baldur von Schirach: Capo della Gioventù hitleriana - 20 anni. Arthur Seyss-Inquart: Fu uno degli artefici dell'Anschluss. Impiccato. Albert Speer: Ministro degli armamenti del governo Hitler – 20 anni. Julius Streicher: Giornalista, direttore del settimanale Der Stürmer. Le sue ultime parole furono: «Questa è la mia celebrazione del Purim 1946. Sto andando da Adonai. I bolscevichi vi prenderanno tutti un giorno! Adele, mia cara moglie... Heil Hitler!» Impiccato. Tutti gli imputati condannati a morte vennero impiccati il 16 ottobre 1946 nel seguente ordine: von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Jodl, Seyß-Inquart. Fu impiccato anche Hermann Göring, che riuscì a suicidarsi il giorno prima dell'esecuzione con del cianuro di potassio. Il boia fu il sergente statunitense John C. Woods. Gli ebrei hanno i 10 comandamenti, il candelabro a 7 braccia e le 22 lettere dell'alfabeto, il loro numero però l'11. A fine processo a Norimberga avrebbero dovuti essere impiccati 11 condannati. Il giorno prima però Herman Goering si suicidò con una capsula di cianuro. Tentarono disperatamente di rianimarlo, invano. Allora impiccarono il suo cadavere. Le 11 impiccagioni avrebbero dovuto essere parte integrante di un rituale esoterico. Il loro rituale fallì per il suicidio di Herman Goering e da allora non sono più sicuri di potere dominare il mondo secondo la loro legge talmudica. (salvatore brosal - brigas della Sila - hervé schirrhein)

domenica 28 febbraio 2016

Léon Degrelle: sognammo un mondo meraviglioso - we dreamed of something marvellous

Léon Degrelle
Léon Joseph Marie Ignace Degrelle (Bouillon, 15 giugno 1906 – Málaga, 31 marzo 1994) è stato un politico belga, fondatore delrexismo, movimento nazionalista belga di ispirazione cattolica, per poi indirizzarsi ideologicamente al fascismo. Combatté nella seconda guerra mondiale nel contingente vallone delle Waffen-SS. Esiliato in Spagna nel 1945 e ivi naturalizzato nel 1954, ha sempre difeso ed esaltato il suo operato erigendosi a paladino del nazionalsocialismo e delle tesi revisioniste sulla seconda guerra mondiale. È stato una delle principali figure del neonazionalsocialismo e referente di alcuni movimenti dell'estrema destra europea.


e quando guardo indietro non ho che una sensazione, un grande rimpianto, rimpianto di non essere riusciti a creare questo mondo europeo che è stato per sempre padrone dell'universo, che assicurava alla razza bianca, la prima delle razze, il grande dominio della mente. Quando noi vediamo cosa ci sta di fronte... trenta anni di vittorie degli altri hanno portato questa anarchia nel mondo, questa disfatta del mondo bianco, questa diserzione in tutto l'universo. Quando vediamo nei nostri paesi la decomposizione dei costumi, la sconfitta della Patria, la caduta della famiglia, il collasso dell'ordine sociale. Quando vediamo questo appetito verso i beni materiali che è subentrato alla grande fiamma dell'ideale che ci animava, e molto bene fra i due, abbiamo scelto la parte buona. La piccola miserabile Europa di oggi, di questo striminzito mercato comune, non potrà dare nessuna felicità agli uomini. La società dei consumi sta facendo marcire l'umanità invece di farla crescere. Noi almeno abbiamo sognato qualcosa di grandioso e fino all'ultimo momento della mia esistenza mi batterò per questo. Per quello che fu la nostra lotta e il nostro martirio sia un giorno la resurrezione.”
Gioventù tedesca durante il nazionalsocialismo hitleriano

«Quand je récapitule, je n’ai qu’un sentiment, c’est un immense regret, regret que nous n’ayons pas pu créer ce monde européen qui eut été le maître de l’univers pour toujours, qui assurait à la race blanche, la première des races, la grande domination de l’esprit. Quand nous voyons ce qu’il y a en face, ce que trente ans de victoire des autres ont donné : cette anarchie dans le monde, cette débandade du monde blanc, cette désertion à travers l’univers. Quand nous voyons dans nos propres pays la décomposition des mœurs, la chute de la Patrie, la chute de la famille, la chute de l’ordre social. Quand nous voyons cet appétit des biens matériels qui a succédé à la grande flamme de l’idéal qui nous animait, et bien vraiment, entre les deux, nous avions choisi le bon côté. La petite Europe misérable d’aujourd’hui, de ce marché commun étriqué, ça peut pas donner le bonheur aux hommes. La société de consommation pourrit l’humanité au lieu de la grandir. Alors nous autres au moins nous avons rêvé à quelque chose de grandiose et nous n’avons qu’un seul désir, c’est que cet esprit là renaisse, et avec mes forces et jusqu’au dernier moment de mon existence, je lutterai pour ça, pour que ce qui fut notre combat et notre martyr soit un jour la résurrection ».
Entusiamo delle ragazze tedesche al passaggio del Führer: Adolf Hitler

« Si j'avais eu un fils, j'aurais aimé qu'il fût comme vous. »
« Se io avessi avuto un figlio mi sarebbe piaciuto che fosse come voi. »
(Presunta dichiarazione di Adolf Hitler a Degrelle: da una intervista di Jean Kapel a Léon Degrelle in Histoire magazine, n° 19, settembre 1981)

Gioventù tedesca attuale: 
la decadenza totale della società, della famiglia e dei valori.





domenica 20 settembre 2015

La bella attrice Luisa Ferida e suo marito Osvaldo Valenti fatti fucilare da Sandro Pertini nel 1945


Luisa Ferida: storia di una donna incinta condannata innocente alla fucilazione insieme al marito !

Quando Pertini Alessandro, detto Sandro, veniva propagandato come il presidente più amato degli italiani, nessuno di noi sapeva che questo personaggio fece fucilare, a guerra finita, la bella e brava attrice Luisa Ferida, incinta con un pancione di 8 mesi. Insieme a lei venne fucilato anche il marito, l'attore Osvaldo Valenti. Prima di ammazzarla qualcuno obiettò che la Ferida era incinta con un pancione e prossima al parto; Pertini allora sentenziò: Ammazzare un fascista non è reato. Una scarica di colpi si abbattè sulla Ferida e sul figlioletto che portava in grembo.

La bella attrice Luisa Ferida e suo marito,
l'attore Osvaldo Valenti
C'è da dire che Sandro Pertini, peraltro ritenuto un utile idiota da molti suoi stretti "compagni" e collaboratori ideologici e politici, fu una persona crudele, falsa ed ipocrita, ma il regime rothschildiano, imposto militarmente in Italia dagli "alleati" di Rothschild fin dal 1943 ai nostri giorni, se ne è sempre servito spregiudicatamente per i suoi loschi e criminali intrighi contro il popolo italiano, usando a suo favore il proprio monopolio mediatico sulla stampa e sulla televisione in Italia per dipingerlo come un "bravuomo", al fine di mostrare al pubblico un suo preteso lato umano positivo che egli, in realtà, non aveva affatto. Ha saputo sfruttare però l'immenso potere mediatico della televisione. Ogni volta che s'accorgeva della presenza delle telecamere recitava la parte dell'uomo che sta dalla parte del Popolo. Il suo ipocrita comportamento sta venendo alla luce e solo ora il Popolo italiano si sta accorgendo delle manovre di facciata. Basta ricordare il comportamento di Pertini durante l'incidente di Vermicino accaduto al povero Alfredino Rampi, che cadde in un pozzo e che vi morì nell'aprile del 1981. Basta ricordare il suo comportamento durante la finale di coppa del mondo di calcio l'11 luglio del 1982. Tutto il suo comportamento (ipocrita) davanti alle telecamere per ingannare gli italiani.

La bella attrice Luisa Ferida condannata alla
fucilazione su ordine del partigiano Sandro Pertini 
Luisa Ferida, nome d'arte di Luigia Manfrini Farné (Castel San Pietro Terme, 18 marzo 1914 – Milano, 30 aprile 1945), è stata un'attrice italiana. Fu una delle più note e capaci attrici del cinema italiano nel decennio 1935-1945. Aderente al fascismo e alla Repubblica Sociale Italiana, venne fucilata dai partigiani, assieme al marito, l'attore Osvaldo Valenti, perché accusata di collaborazionismo con i nazisti, principalmente per la partecipazione ai crimini di guerra e alle torture della cosiddetta "banda Koch", accusa della quale era in realtà probabilmente innocente, come fu riconosciuto nel dopoguerra.

Luisa è bella da morire e ha già addosso quel broncio che porterà con sé nella sua breve vita. Gli occhi sono pungenti da zingara, gli zigomi alti, i capelli color carbone, il corpo splendido, il portamento altero. In lei c'è qualcosa di erotico, di torbido e di felino, una sensualità, una rotonda carnalità da bellezza popolana, così amata dagli italiani di allora.

"Era l’estate del ’39 quando la bella Luisa conobbe Osvaldo Valenti, altro divo del cinema dell’epoca. I due furono colpiti dal dardo di Cupido, che li portò a vivere un’intensa storia d’amore. Condivisero gioie e dolori, piaceri e rinunce, ma vissero sempre insieme, sempre uniti. Insieme ed uniti affrontarono anche le sorti dell’Italia a seguito del tradimento dell’8 settembre.
Valenti, che fino ad allora non aveva mai avuto incarichi nella compagine fascista, si arruola volontariamente nella Repubblica Sociale Italiana. Nel ’44 è tenente della Xa Flottiglia MAS. Nel frattempo, pare che la coppia frequenti Villa Triste a Milano, sede della famigerata Banda Koch. Dico “pare” perché non sono stati mai accertati legami tra quest’ultima e la coppia Valenti-Ferida. Nulla di certo, nulla di dimostrato; solo congetture e trame vigliacche, sufficienti per condannarli a morte. Difatti, il 10 aprile ’45 Valenti, forse per aver salva la vita e,soprattutto, quella di Luisa che aspettava un bambino, (la coppia aveva già concepito un figlio, morto purtroppo poco dopo la nascita), decise di consegnarsi spontaneamente ai partigiani. Si rifugiò in casa di Nino Pulejo, appartenente alle Brigate Matteotti, il quale però lo scaricò, affidando le due celebrità al comandante Marozin della Divisione Pasubio, che non era certo uno stinco di santo, dato che era stato trasferito a Milano dal Veneto per sfuggire ad una condanna a morte del CLN, (pensate!), per furti, abusi e altri crimini.
Il 21 aprile Marozin incontra Sandro Pertini il quale chiede di Valenti; avuta la notizia della sua prigionia, il “grande presidente” ordina lapidario: “fucilali (quindi anche la Ferida, incinta! Ndr); e non perdere tempo. Questo è un ordine tassativo del CLN. Vedi di ricordartene!”. «Ordine tassativo del CLN: chi lo avrà dato e quando? Di quell' ordine, che sarebbe stato determinato dall' accusa ai due d' avere partecipato alle torture della banda Koch e di avere collaborato con i tedeschi ,(ripeto: circostanza mai dimostrata! Ndr), dovrebbe esserci stato un documento scritto. Nessuno lo ha veduto. Di scritto c' è soltanto un foglio in data 25 aprile dove si legge che ‘...il CLN su proposta dei socialisti vota all' unanimità il deferimento al tribunale militare di Valenti Osvaldo e Ferida Luisa per essere giudicati per direttissima quali criminali di guerra per avere inflitto torture e sevizie a detenuti politici’. Dunque, un deferimento, non una sentenza. Ma in quel mese di aprile, e peggio nei successivi, c' era la fucilazione facile e bastò l' intervento di Pertini a decidere la sorte dei due attori. Marozin voleva scambiarli con cinque dei suoi presi prigionieri dai tedeschi. Fallito il tentativo, non ebbe scrupoli a liberarsi dei due ingombranti personaggi e ad eseguire l' ordine.»
Così, il Valenti e la Ferida furono condotti in una cascina, ove vissero i loro ultimi giorni. L’attore subì un processo sommario, al termine del quale fu confermata la condanna a morte. Condanna che non fu mai comunicata al diretto interessato e che riguardava anche la compagna. Ignari della loro fine, i due innamorati furono caricati su un camion tra gente rastrellata. Giunti in via Poliziano, furono fatti scendere e messi faccia al muro. La donna stringeva in mano una scarpina azzurra di lana, destinata a scaldare i piedi innocenti di quel bambino che non vedrà mai la luce. Partì la raffica di mitra. I due caddero al suolo, stretti tanto nella vita quanto nella morte. Su di loro furono adagiati due cartelloni. Due scritte rosse dicevano: «I partigiani della Pasubio hanno giustiziato Osvaldo Valenti»; «I partigiani della Pasubio hanno giustiziato Luisa Ferida». Tre vite spezzate in colpo solo. Due vite probabilmente incolpevoli riguardo le accuse di collaborazionismo nazi-fascista e di aver compiuto ogni genere di atrocità a Villa Triste; una semplicemente candida.
Come se ciò non bastasse, Marozin e i suo compagni depredarono anche gli averi della coppia defunta, finiti poi chissà dove.
Negli anni successivi, la madre della Ferida domandò una pensione di guerra, dato che traeva le sue sostanze dai proventi della figlia. La domanda rese doverosi degli accertamenti sulla vicenda. Le indagini dei Carabinieri portarono alla conclusione che “la Manfrini, (vero nome della Ferida, ndr), dopo l'8 settembre 1943 si è mantenuta estranea alle vicende politiche dell'epoca e non si è macchiata di atti di terrorismo e di violenza in danno della popolazione italiana e del movimento partigiano”. Conclusione ribadita dallo stesso Marozin, il quale disse: “La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente. Ma era con Valenti. La rivoluzione travolge tutti”. Nemmeno Valenti aveva probabilmente fatto niente, come fu poi confermato dalla Corte d’Appello di Milano, la quale ebbe a dire che la Ferida e Valenti non furono giustiziati, bensì assassinati. Su questa posizione anche Romano Bracalini, biografo di Valenti, che dice: "La frettolosa condanna del CLN obbediva sostanzialmente alla regola umana e crudele che alla spettacolarità del simbolo che egli aveva rappresentato corrispondesse subito e senza ambagi una punizione altrettanto spettacolare. In altre parole egli doveva morire non già per quello che aveva fatto, quesito secondario, ma per l'esempio che aveva costituito".

Questo è ciò dice la storia, ciò che è realmente accaduto in quei giorni maledetti, che qualcuno si ostina ancora a chiamare “giornate radiose”. A voi ogni commento sull’accaduto. In cuor mio spero solo che prenda avvio un processo di seria revisione storico-politica riguardo la persona di Sandro Pertini, indegnamente spacciato per un eroe del nostro tempo, per un uomo degno di stima e ammirazione. I fatti dicono il contrario: fu un inetto e, per giunta, con le mani sporche di sangue. Direi che è giunta l’ora di smettere di scrivere l’agiografia di questo personaggio, di questo falso mito e di iniziare a dire la verità, cominciando ad insegnarla sin dalle scuole. Perché, a mio avviso,non c’è peggior delinquente di un cattivo che gioca a fare il buono.
Roberto Marzola". 

Sandro Pertini non fu mai processato per i
suoi crimini, come tutti i partigiani
Hanno ucciso centinaia di migliaia di uomini, di donne, gente che si e' sacrificata per noi, per il popolo italiano, per la democrazia e la pace. Ovviamente queste cose non le insegnano a scuola. Il potere rothschildiano in Italia fa parlare, da sempre, giornali e TV delle verità mistificate per lavarci il cervello. Ancora oggi, dopo più di 75 anni dalla fine della guerra mondiale, accusano il fascismo di tutti i mali storici d'Italia e del mondo, dimenticando che il fascismo durò solo 20 anni e che solo in questo periodo l'Italia ebbe il suo unico e vero statista.





giovedì 18 giugno 2015

Joseph Paul Goebbels, Discorso della guerra totale, Berlino, 18 febbraio 1943

Soltanto tre settimane or sono ero qui per leggere la dichiarazione del Führer per il 10° anniversario della presa del potere e per parlare a voi e al popolo tedesco. La crisi che ora stiamo affrontando sul Fronte Orientale era al proprio apice. Nel pieno della gravi sventure che la Nazione affrontava nella battaglia sul Volga, ci siamo raccolti in un raduno di massa, il 30 gennaio, per mostrare la nostra unità, la nostra unanimità e la nostra ferma volontà di vincere le difficoltà che fronteggiavamo nel quarto anno di guerra. Fu per me un’esperienza commovente e probabilmente lo fu per tutti voi, essere collegati via radio con gli ultimi, eroici combattenti a Stalingrado durante il nostro possente raduno, qui allo Sportpalast. Essi ci comunicarono che avevano ascoltato il proclama del Führer e forse per l’ultima volta nella vita si univano a noi con le braccia tese per intonare gli inni nazionali. Quale esempio hanno rappresentato i soldati tedeschi in questa grande epoca! E che obblighi ciò impone a noi tutti, in particolare all’intera madrepatria tedesca! Stalingrado è stata ed è il grande monito del destino alla Nazione tedesca! 

 Joseph Paul Goebbels 
Una Nazione che ha la forza di sopravvivere ad un tale disastro e vincere, ed in più trarne forza ulteriore, è imbattibile. Nel mio discorso a voi e al popolo tedesco io ricorderò gli eroi di Stalingrado, che hanno lasciato a me e a voi tutti un immenso dovere da compiere. Io non so quanti milioni di persone mi stanno ascoltando stanotte alla radio, a casa e al fronte. Voglio parlare a tutti voi dal profondo del mio cuore ai vostri cuori. Io credo che l’intero popolo tedesco abbia un appassionato interesse per ciò che ho da dire stanotte. Perciò parlerò con sacra serietà e franchezza, come il momento esige. Il popolo tedesco, risvegliato, istruito e disciplinato dal Nazionalsocialismo, può sopportare tutta la verità. Esso è conscio della serietà della situazione e la sua leadership perciò può chiedergli le dure misure necessarie; sì! perfino i provvedimenti più energici. Noi tedeschi siamo agguerriti contro la debolezza e l’indecisione. I colpi e le sventure della guerra ci danno solo una forza maggiore, una risoluta determinazione e una volontà spirituale di combattere per vincere tutte le difficoltà e gli ostacoli con impeto rivoluzionario. Questo non è il momento di chiedersi come tutto ciò sia accaduto. Ciò può attendere un altro momento, quando il popolo tedesco e il mondo intero apprenderanno la verità intera sulla sfortuna delle ultime settimane, sul suo profondo e fatale significato. Gli eroici sacrifici d’eroismo dei nostri soldati a Stalingrado hanno avuto un vasto, storico significato per l’intero Fronte Orientale. Non è stato invano. Il futuro chiarirà perché. Se salto il passato per guardare avanti lo faccio intenzionalmente. Il tempo è scarso! Non ne abbiamo per dibattiti inutili. Dobbiamo agire, immediatamente, approfonditamente e con decisione, alla maniera Nazionalsocialista di sempre. Il movimento, fin dagli inizi, ha operato in questo modo per dominare le molte crisi che affrontava e vincere. Anche lo Stato Nazionalsocialista agiva con decisione quando era di fronte ad una minaccia. 

Noi non siamo come lo struzzo che caccia la testa nella sabbia per non vedere il pericolo. Siamo sufficientemente coraggiosi per guardare in faccia il pericolo, per prendere provvedimenti con freddezza e durezza e quindi agire con decisione ed a testa alta. Sia come movimento che come Nazione, abbiamo risposto al meglio quando avevamo bisogno di volontà fanatiche e determinate a vincere ed eliminare il pericolo, oppure di forza di carattere sufficiente a sopraffare ogni ostacolo, o d’accanita determinazione per raggiungere il nostro scopo, o d’un cuore d’acciaio in grado di sostenere qualunque battaglia interna e esterna. Così sarà ora. Il mio compito è di esporvi un’immagine cruda della situazione e di trarre le durre conclusioni che guideranno le azioni del governo tedesco, come del popolo tedesco. Noi stiamo affrontando una grave sfida militare ad Est. La crisi, al momento, è ampia, simile per molti versi ma non identica a quella dell’inverno scorso. Più avanti ne discuteremo le cause. Adesso dobbiamo accettare le cose come sono e scoprire e applicare i modi, e impiegare i mezzi per svolgere le cose di nuovo a nostro favore. Non ha senso mettere in discussione la serietà della situazione. Io non voglio darvi una falsa impressione della situazione che potrebbe condurre a conclusioni altrettanto ingannevoli, magari dando al popolo tedesco una falso senso di sicurezza che è del tutto fuori luogo nella situazione attuale. 

Adolf Hitler e Joseph Paul Goebbels
La tempesta che infuria dalle steppe contro il nostro venerabile continente, quest’inverno sovrasta tutte le precedenti esperienze umane e storiche. L’esercito tedesco ed i suoi alleati sono l’unica difesa possibile. Nel suo proclama del 30 gennaio il Führer ha chiesto in un modo solenne e irresistibile cosa sarebbe divenuta la Germania e l’Europa se, il 30 gennaio del 1933, fosse andato al potere un governo borghese e democratico invece dei Nazionalsocialisti! Quali pericoli ne sarebbero derivati, più rapidamente di quanto avessimo potuto sospettare, e quali capacità difensive avremmo avuto per affrontarli? Dieci anni di Nazionalsocialismo sono stati sufficienti a rendere evidente al popolo tedesco la serietà del pericolo rappresentato dal bolscevismo all’Est. Ora si può comprendere perché noi parlavamo così di frequente della lotta contro il bolscevismo ai nostri raduni di Norimberga. Alzavamo le nostre voci per mettere in guardia il popolo tedesco e il mondo, sperando di risvegliare i popoli d’Occidente dalla paralisi della volontà e dello spirito in cui erano precipitati. Abbiamo provato ad aprir loro gli occhi sul pericolo orrendo del bolscevismo orientale, che ha assoggettato una nazione di quasi 200 milioni di persone al terrore degli ebrei e che stava preparando una guerra d’aggressione contro l’Europa. Quando il Führer ordinò all’esercito l’attacco ad Est il 22 giugno 1941, noi tutti sapevamo che questa sarebbe stata la battaglia decisiva della nostra grande lotta. Conoscevamo i pericoli e le difficoltà. Ma sapevamo anche che i pericoli e le difficoltà sarebbero cresciuti col tempo e non diminuiti. Mancavano due minuti a mezzanotte. Attendere ancora avrebbe senz’altro condotto alla distruzione del Reich ed alla bolscevizzazione totale del continente europeo. E’ comprensibile che, come risultato delle vaste azioni fuorvianti e di occultamento del governo bolscevico, noi non abbiamo valutato in modo adeguato il potenziale bellico dell’Unione Sovietica. Soltanto adesso ci rendiamo conto della sua dimensione reale. Questo è il motivo per cui la battaglia che affrontano i nostri soldati ad Est oltrepassa per durezza, pericoli e difficoltà ogni umana immaginazione. Essa richiede la nostra completa potenza nazionale. Questa è una minaccia per il Reich e per il continente europeo che getta nell’ombra ogni pericolo precedente. Se falliamo, noi avremo fallito la nostra missione storica. Tutto ciò che abbiamo costruito e realizzato nel passato impallidisce di fronte a questo compito gigantesco che affrontano direttamente l’esercito tedesco e meno direttamente il popolo tedesco. Io parlo innanzitutto al mondo e proclamo tre tesi per quanto riguarda la nostra lotta contro il pericolo bolscevico all’Est. La prima: se l’esercito tedesco non fosse in condizione di stroncare il pericolo dall’Est, il Reich cadrebbe preda del bolscevismo e tutta l’Europa lo seguirebbe in poco tempo. La seconda: soltanto l’esercito tedesco, il popolo tedesco e i loro alleati hanno la forza di salvare l’Europa da questa minaccia. La terza: il pericolo incombe. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione oppure sarà troppo tardi. Torno alla prima tesi. Il bolscevismo ha sempre dichiarato apertamente la propria meta: provocare la rivoluzione non soltanto in Europa ma nel mondo intero e precipitarlo nel caos bolscevico. Questa meta è stata evidente fin dalla nascita dell’Unione Sovietica bolscevica ed è stato il fine ideologico e pratico della politica del Cremlino. Evidentemente più Stalin e gli altri capi sovietici ritengono di essere prossimi a realizzare i loro obiettivi di distruzione del mondo più tentano di celarli e nasconderli. Non possiamo farci ingannare. Noi non siamo come quegli animi timidi che attendono, come fa il coniglio ipnotizzato finché il serpente non lo divora. Noi preferiamo riconoscere il pericolo in tempo e compiere un’azione efficace. Noi vediamo attraverso non solo l’ideologia del bolscevismo, ma anche attraverso la sua azione; per questo, con esso, abbiamo ottenuto grandi successi nelle lotte nazionali. Il Cremlino non può ingannarci. Abbiamo al nostro attivo quattordici anni di lotte per il potere e i dieci anni successivi, per smascherare le sue intenzioni e i suoi inganni infami. La meta del bolscevismo è la rivoluzione mondiale ebraica. Essi vogliono portare il caos nel Reich e in Europa, utilizzando la disperazione conseguente per instaurare la loro tirannia capitalista internazionale, mascherata di bolscevismo. Non c’è bisogno che vi dica cosa ciò rappresenterebbe per il popolo tedesco. La bolscevizzazione del Reich sarebbe la liquidazione della nostra intera intellighenzia e della Führung e la caduta dei nostri lavoratori nella schiavitù giudaico-bolscevica. A Mosca loro trovano operai per i battaglioni di lavori forzati nella tundra siberiana, come ha detto il Führer nel suo proclama del 30 gennaio. La rivolta delle steppe si sta preparando al fronte, e la tempesta dall’Est che ogni giorno irrompe contro le nostre linee con forza crescente non è altro che una ripetizione della devastazione storica che tanto spesso, in passato, ha messo in pericolo la nostra parte del mondo. Quella è una minaccia diretta all’esistenza di ogni potenza europea. Nessuno pensi che il bolscevismo si fermerebbe ai confini del Reich, se riuscisse vittorioso. La meta della sua politica aggressiva e delle sue guerre è la bolscevizzazione di tutte le terre e tutti i popoli al mondo. A dispetto di queste intenzioni innegabili, noi non ci facciamo impressionare dalle dichiarazioni scritte del Cremlino o dalle garanzie di Londra e Washington. Noi sappiamo che ad Est stiamo affrontando una crudeltà politica infernale che non ammette le norme che governano le relazioni fra i popoli e le nazioni. Quando, per esempio, l’inglese Lord Beaverbrook sostiene che l’Europa dev’essere lasciata in mani sovietiche, o quando il principale giornalista ebreo americano, Brown, aggiunge cinicamente che la bolscevizzazione dell’Europa potrebbe risolvere tutti i problemi del continente, noi sappiamo cosa essi hanno in mente. Le potenze europee stanno fronteggiando il problema più critico. 

  Joseph Paul Goebbels, 18 febbraio 1943
L’Occidente è in pericolo. E non fa alcuna differenza se i governi e gli intellettuali se ne rendono conto oppure no. Il popolo tedesco, in ogni caso, non vuole rassegnarsi a questo pericolo. Dietro le divisioni sovietiche che avanzano verso di noi vediamo i commando ebraici liquidatori e dietro di loro il terrore, lo spettro della fame di massa e della totale anarchia. L’ebraismo internazionale è il fermento diabolico della decomposizione che prova una cinica soddisfazione nel trascinare il mondo nel caos più profondo e nel distruggere antiche culture nella cui edificazione non ha avuto ruolo alcuno. Noi sappiamo anche qual è la nostra responsabilità storica. Duemila anni di civiltà occidentale sono in pericolo. Non si può sopravvalutare il pericolo. È indicativo che quando lo si smaschera per ciò che è veramente, il giudaismo internazionale protesta a gran voce in tutto il mondo. Le cose sono andate così lontano in Europa che non si può definire il pericolo come tale quand’esso è provocato dagli ebrei. Ciò non ci fermerà dal trarre le necessarie conclusioni. Questo è quanto abbiamo fatto nelle nostre prime lotte in Germania. Gli ebrei democratici del Berliner Tageblatt e del Vossischen Zeitung servivano gli ebrei comunisti minimizzando e sottovalutando un pericolo crescente, cullando nel sonno il nostro popolo minacciato e riducendo la sua capacità di resistenza. Noi vedremo, se il pericolo non sarà sopraffatto, lo spettro della fame, la sofferenza ed il lavoro forzato per milioni di tedeschi. Vedremo crollare la nostra veneranda parte del mondo e seppellire fra le rovine l’antica eredità d’Occidente. Questo è il pericolo che affrontiamo oggi. La mia seconda tesi: soltanto il Reich tedesco ed i suoi alleati sono in grado di resistere a questo pericolo. Le nazioni europee, compresa l’Inghilterra, ritengono di essere forti abbastanza da resistere con efficacia alla bolscevizzazione dell’Europa, se vi si dovesse giungere. Questa convinzione è puerile e neppure meritevole di essere confutata. Se neanche il più forte corpo militare al mondo è in grado di spezzare la minaccia del bolscevismo, chi altro potrebbe farlo? (lo Sportpalast grida: “Nessuno!”). Le nazioni europee neutrali non hanno né il potenziale né i mezzi militari né la forza spirituale per opporre neppure la più piccola resistenza al bolscevismo. Le divisioni bolsceviche, che agiscono come automi, le rovescerebbero in pochi giorni. Nelle capitali degli stati europei medi e più piccoli si consolano con l’idea che bisogna essere armati spiritualmente contro il bolscevismo (risate). Questo ci rammenta le dichiarazioni dei partiti borghesi nel 1932, che pensavano di poter combattere e vincere la battaglia contro il comunismo con le armi spirituali. Cosa fin troppo stupida per valere la pena di una confutazione. Il bolscevismo orientale non è solo una dottrina terroristica, è anche una pratica terroristica. Esso si batte per i propri fini con precisione infernale, utilizzando ogni risorsa a sua disposizione, a dispetto del benessere, della prosperità o della pace dei popoli che opprime implacabilmente. Cosa farebbero l’Inghilterra e l’America se, nel peggiore dei casi, l’Europa cadesse in mani bolsceviche? Forse Londra convincerebbe i bolscevichi a fermarsi sul Canale della Manica? Ho già detto che il bolscevismo ha le proprie legioni straniere sotto forma dei partiti comunisti in ogni nazione democratica. Nessuno di questi stati può ritenersi immune dal bolscevismo interno. In una recente elezione suppletiva per la Camera dei Comuni, un candidato indipendente, cioè un comunista, ha ottenuto 10.741 dei 22.371 voti espressi. E’ accaduto in un distretto che, in altri tempi, era stato una roccaforte conservatrice. In poco tempo 10.000 votanti, quasi la metà, sono stati perduti a favore dei comunisti. Questa è la prova che il pericolo bolscevico esiste anche in Inghilterra e che non scomparirà semplicemente perché lo si ignora. Noi non riponiamo alcuna fiducia in nessuna delle promesse territoriali che possa fare l’Unione Sovietica. Il bolscevismo fissa dei confini sia ideologici che militari che mettono in pericolo ogni nazione. Il mondo non ha altra scelta che precipitare di nuovo nella sua vecchia frammentazione o accettare un ordine nuovo per l’Europa sotto la guida dell’Asse. L’unica alternativa, oggi, è tra vivere sotto la protezione dell’Asse oppure in un’Europa bolscevica. Sono fermamente convinto che i lamentosi lord e gli arcivescovi di Londra non hanno la benché minima intenzione di resistere al pericolo bolscevico che deriverebbe dall’entrata in Europa dell’esercito sovietico. Gli ebrei hanno infettato così profondamente gli stati anglosassoni, sia spiritualmente che politicamente, che essi non posseggono più la capacità di vedere il pericolo. Esso si maschera da Bolscevismo in Unione Sovietica e da capitalismo plutocratico negli stati anglo-sassoni. La razza ebraica è pratica d’imitazioni. Loro mettono a dormire i popoli che li ospitano, paralizzando le loro capacità difensive. Il nostro intuito su questa questione ci ha condotto presto alla consapevolezza che la cooperazione fra la plutocrazia ed il bolscevismo internazionale non era una contraddizione bensì il segno di profonde comunioni d’interessi. La mano degli ebrei pseudo-civilizzati dell’Europa occidentale stringe quella degli ebrei dei ghetti orientali sulla Germania. L’Europa si trova in pericolo mortale. Non mi compiaccio di credere che le mie osservazioni influenzeranno l’opinione pubblica degli stati neutrali, men che meno quella degli stati nemici. Questo non è né il mio fine né la mia intenzione. So che, dati i nostri problemi sul Fronte dell’Est, domani la stampa inglese mi attaccherà furiosamente con l’accusa di aver sondato il terreno per la pace (risate). Non è affatto così. Nessuno in Germania pensa più ad un vile compromesso. Il popolo tutto pensa soltanto ad uno strenuo combattimento. Come portavoce della nazione che guida il continente, tuttavia, rivendico il diritto di chiamare pericolo il pericolo sia che esso minacci oppure no non soltanto la nostra terra ma l’intero continente. 

Noi Nazionalsocialisti abbiamo il dovere di dare l’allarme contro il tentativo dell’Internazionale ebraica di sprofondare nel caos il continente europeo e di ammonire che gli ebrei hanno nel bolscevismo una potenza militare terroristica il cui pericolo non può essere sottovalutato. La mia terza tesi è che il pericolo è immediato. La paralisi delle democrazie europee occidentali già prima di questa minaccia mortale era spaventosa. L’ebraismo internazionale sta facendo di tutto per favorire questa paralisi. Durante la nostra lotta per il potere in Germania, i giornali ebraici cercavano di nascondere il pericolo finché il Nazionalsocialismo non ha risvegliato il popolo. Oggi accade lo stesso nelle altre nazioni. Gli ebrei ancora una volta si rivelano come l’incarnazione del male, come l’artificioso demone della decadenza e i portatori di un caos internazionale distruttore di culture. Questo spiega, a proposito, la nostra coerente politica ebraica. Noi vediamo gli ebrei come una minaccia diretta per ogni nazione. A noi non importa cosa facciano gli altri popoli per questo pericolo. Ciò che facciamo per difenderci è affar nostro, comunque, e non tolleriamo obiezioni da altri. Gli ebrei rappresentano un’infezione contagiosa. Le nazioni nemiche possono sollevare ipocrite proteste contro le nostre misure contro gli ebrei e piangere lacrime di coccodrillo, ma non ci impediranno di fare ciò che è necessario. La Germania, in ogni caso, non ha intenzione di rassegnarsi a questa minaccia, bensì intende prendere i provvedimenti più radicali, se necessari, finché è in tempo. Le sfide militari del Reich ad Est sono al centro di ogni cosa. La guerra dei robot meccanizzati contro la Germania e l’Europa ha raggiunto il culmine. Nel resistere a questa grave minaccia diretta il popolo tedesco ed i suoi alleati dell’Asse stanno adempiendo, nel senso più autentico del termine, una missione europea. La nostra battaglia, coraggiosa e giusta, contro questo flagello universale non sarà impedita dai clamori mondiali dell’ebraismo internazionale. Essa può e deve terminare soltanto con la vittoria. La tragica battaglia di Stalingrado è un simbolo dell’eroica, virile resistenza alla rivolta delle steppe. Essa, per il popolo tedesco, ha un significato non soltanto militare, ma anche intellettuale e spirituale. Là i nostri occhi sono stati aperti sulla vera natura della guerra. Noi non vogliamo ulteriori false speranze e illusioni. Vogliamo guardare coraggiosamente in faccia i fatti, per quanto duri e spaventosi possano essere. La storia del nostro Partito e del nostro Stato prova che un pericolo riconosciuto è un pericolo sconfitto. Le nostre dure battaglie future ad Est saranno nel segno di questa resistenza eroica. Ciò richiederà prima sforzi inauditi da parte dei nostri soldati e delle nostre armi. Ad Est infuria una guerra spietata. Il Führer aveva ragione quando dichiarò che alla fine non vi saranno né vincitori né vinti, bensì la vita o la morte. La Nazione tedesca lo sa. I suoi salutari istinti l’hanno guidata attraverso l’odierna confusione delle difficoltà intellettuali e spirituali. Oggi sappiamo che la Blitzkrieg in Polonia e la Campagna in Occidente hanno solo limitato il senso della battaglia ad Est. La Nazione tedesca sta combattendo per tutto ciò che ha. Sappiamo che il popolo tedesco sta difendendo i suoi beni più sacri: le proprie famiglie, donne e bambini, la campagna magnifica e intatta, le proprie città e i villaggi, i duemila anni della propria cultura, tutto ciò che rende la vita davvero degna. Il bolscevismo naturalmente non ha il minimo rispetto per i nostri tesori nazionali e non presterebbe loro alcuna attenzione qualora se ne appropriasse. Non l’ha fatto neppure per il proprio popolo. L’Unione Sovietica negli ultimi 25 anni ha accresciuto il proprio potenziale militare ad un livello inimmaginabile e noi lo abbiamo valutato erroneamente. In Russia i terroristi ebrei hanno 200 milioni di persone che li servono. Essi hanno usato con cinismo i propri sistemi per far nascere dall’imperturbabile durezza del popolo russo un serio pericolo per le nazioni civili europee. All’Est una nazione intera è stata spinta in guerra. Uomini, donne e perfino bambini vengono impiegati non soltanto nelle fabbriche d’armi ma nelle battaglie. Duecento milioni che vivono nel terrore della GPU, in parte prigionieri di una visione del mondo infernale, in parte di una stupidità assoluta. 

 Palazzo dello Sport, Berlino 18 febbraio 1943: discorso di Joseph Paul Goebbels 
Le masse di carri armati che abbiamo affrontato ad Est sono il risultato di 25 anni di sventura sociale e sofferenza del popolo bolscevico. Noi dobbiamo rispondere con misure analoghe se non vogliamo rinunciare e darci per vinti. La mia ferma convinzione è che non possiamo vincere il pericolo bolscevico se non usiamo metodi equivalenti, anche se non identici. Il popolo tedesco ha di fronte la domanda più grave della guerra, vale a dire trovare la determinazione d’usare tutte le nostre risorse per proteggere tutto quanto abbiamo e tutto ciò di cui avremo bisogno in futuro. L’esigenza del momento è la guerra totale. Dobbiamo metter fine all’atteggiamento borghese che abbiamo visto anche in questa guerra: Lavami la schiena, ma non bagnarmi! (Ogni frase viene accolta con applausi crescenti ed approvazioni). Il pericolo che ci è di fronte è enorme. Gli sforzi da fare per affrontarlo lo devono essere altrettanto. E’ venuto il momento di toglierci i guanti di velluto e usare i pugni. (Si levano grida di assenso. I canti, provenienti dalle gallerie e dalla platea testimoniano la piena approvazione della folla). Non possiamo più fare un uso parziale e negligente del potenziale bellico in patria e in aree significative d’Europa che controlliamo. Dobbiamo utilizzare appieno le nostre risorse, tanto più rapidamente ed accuratamente quanto organizzativamente e praticamente possibile. Le preoccupazioni superflue sono del tutto fuori luogo. Il futuro dell’Europa è condizionato dal nostro successo ad Est. Noi siamo pronti a difenderlo. Il popolo tedesco sta versando il proprio sangue più prezioso in questa battaglia. Il resto d’Europa dovrebbe lavorare almeno per sostenerci. In Europa vi sono molte voci serie che già se ne sono rese conto. Altri ancora resistono. Ciò non può avere influenza su di noi. Se il pericolo fosse di fronte solo a loro, potremmo considerare la loro riluttanza come una assurdità letteraria senza senso. Ma il pericolo ci minaccia tutti e noi tutti dobbiamo fare ciascuno la propria parte. Coloro che oggi non capiscono, domani ci ringrazieranno in ginocchio per esserci assunti questo compito con coraggio e fermezza. Non ci preoccupa affatto che i nostri nemici, all’estero, pretendano che i nostri provvedimenti di guerra totale ricordano quelli del bolscevismo. Con ipocrisia sostengono che ciò significa che non c’è alcun bisogno di combattere il bolscevismo. Qui non è una questione di metodo ma di meta, cioè di eliminare il pericolo. (applausi). La questione non è se i metodi sono buoni o cattivi, ma se hanno successo. Il Governo Nazionalsocialista è pronto ad usare qualsiasi mezzo. Non c’importa se qualcuno obietta. Non vogliamo indebolire il potenziale bellico della Germania con provvedimenti che mantengano un livello di vita alto, quasi da tempo di pace, per una certa classe, mettendo in tal modo in pericolo il nostro sforzo bellico. Noi stiamo volontariamente rinunciando ad una parte significativa del nostro livello di vita per aumentare lo sforzo bellico più rapidamente e completamente possibile. Ciò non è fine a se stesso, piuttosto un mezzo per raggiungere un fine. Il nostro livello di vita sociale sarà perfino più elevato dopo la guerra. Noi non abbiamo bisogno di imitare i metodi bolscevichi, poiché noi abbiamo un popolo e capi migliori, cosa che ci dà un grande vantaggio. Ma le cose hanno dimostrato che dobbiamo fare molto di più di quanto abbiamo fatto finora per volgere decisamente a nostro favore la guerra nell’Est. Come hanno dimostrato innumerevoli lettere dall’interno e dal fronte, a questo proposito, l’intero popolo tedesco è d’accordo. Ognuno sa che se perdiamo, tutto sarà distrutto. Il popolo e i suoi capi sono determinati a prendere le misure più radicali. 

Le grandi masse lavoratrici del nostro popolo non sono infelici perché il Governo è troppo duro. Caso mai lo sono perché è troppo rispettoso. Chiedete a chiunque in Germania e vi dirà: Ciò che è più radicale lo è quanto basta e ciò che è totale lo è a sufficienza per ottenere la vittoria. Lo sforzo totale di guerra è divenuto una questione riguardante l’intero popolo tedesco. Nessuno ha scusanti per ignorare le sue esigenze. Un applauso tempestoso ha salutato, il 30 gennaio scorso, il mio appello alla guerra totale. Posso perciò assicurarvi che i provvedimenti della leadership sono in pieno accordo coi desideri del popolo tedesco sia in patria che al fronte. Il popolo vuole portare qualsiasi peso, anche il più grande, fare qualsiasi sacrificio, se ciò conduce alla grande meta della vittoria. (Intenso applauso). Ciò naturalmente presuppone che i fardelli siano equamente suddivisi. (Forti approvazioni). Noi non possiamo tollerare una situazione in cui la maggior parte del popolo sopporta il peso della guerra, mentre una piccola e passiva porzione di esso tenta di sfuggire ai propri fardelli e alle responsabilità. Le misure che abbiamo preso, e quelle che ancora prenderemo, saranno caratterizzate dallo spirito della giustizia Nazionalsocialista. Noi non badiamo alla classe o al rango. Ricco o povero, alto o basso devono dividere egualmente i sacrifici. Ognuno, in questo grave momento, deve compiere il proprio dovere, o per scelta o altrimenti. Noi sappiamo che ciò ha il pieno appoggio del popolo. Piuttosto che fare troppo poco per ottenere la vittoria faremo addirittura troppo. Nessuna guerra nella storia è stata perduta a causa di troppi soldati o troppe armi. E’ vero però che molte sono state perse per il motivo contrario. E’ tempo di far muovere i fannulloni. Devono essere scrollati dai loro comodi agi. Non possiamo attendere che rinsaviscano da soli. Potrebbe avvenire troppo tardi. L’allarme deve echeggiare da un capo all’altro della Nazione. Milioni di braccia devono mettersi al lavoro in tutto il paese. I provvedimenti che abbiamo preso e quelli che ora prenderemo, e di cui discuterò più avanti in questo discorso, sono critici per l’intera nostra vita pubblica e privata. L’individuo dovrà fare grandi sacrifici, ma essi sono minuscoli se paragonati a quelli che dovrebbe fare se, rifiutandoli, si abbattesse su di noi il più grande disastro nazionale. E’ meglio agire al momento giusto che aspettare fin quando la malattia abbia attecchito. Non ci si può lagnare col medico o fargli causa per una ferita fisica. Egli non taglia per uccidere, bensì per salvare la vita del paziente. Lasciatemi ripetere che fra i più pesanti sacrifici che il popolo tedesco dovrà fare, il più urgente è che questi siano equamente suddivisi. Il popolo vuole così. Nessuno resiste ai più pesanti carichi della guerra. Ma il popolo si arrabbia quando pochi tentano sempre di sfuggire a questi sacrifici. Il Governo Nazionalsocialista ha il dovere sia morale che politico di opporsi a tali tentativi, se necessario con pene draconiane. Qui l’indulgenza sarebbe del tutto fuori luogo, portando in men che non si dica a confondere i sentimenti e gli atteggiamenti del popolo, il che sarebbe un serio pericolo per il morale nazionale. Siamo perciò obbligati ad adottare una serie di misure che non sono essenziali in se, per lo sforzo bellico, ma appaiono necessarie a sostenere il morale in patria e al fronte. L’ottica della guerra, cioè come le cose appaiono esteriormente, è d’importanza decisiva in questo quarto anno di guerra. In considerazione dei sacrifici sovrumani che il fronte compie ogni giorno, esso ha il diritto fondamentale di attendersi che nessuno in patria reclami il diritto d’ignorare la guerra e le sue esigenze. E ciò non lo richiede soltanto il fronte ma anche una parte schiacciante della madrepatria. Chi è attivo ha il diritto di aspettarsi che se lavora dieci o dodici o quattordici ore al giorno, un indolente non gli stia vicino ritenendolo stupido. La patria deve rimanere pura e integra nella sua interezza. Niente può turbare questa immagine. Vi sono quindi una serie di misure da tenere in considerazione nell’ottica della guerra. Abbiamo ordinato, per esempio, la chiusura dei bar e dei locali notturni. Io non posso immaginare che chi sta facendo il proprio dovere per lo sforzo bellico abbia ancora energie per rimaner fuori la notte in posti del genere. Posso solo concludere che non starebbero prendendo sul serio le proprie responsabilità. Noi abbiamo chiuso questi esercizi perché cominciavano ad offenderci e perché disturbano l’immagine della guerra. Non abbiamo nulla contro i divertimenti come quelli. Dopo la guerra seguiremo di nuovo, felicemente, la regola “Vivi e lascia vivere”. Ma durante la guerra, lo slogan deve essere “Combatti e lascia combattere!”. Abbiamo chiuso anche i ristoranti di lusso che richiedono più risorse di quanto sia ragionevole. Può essere che, occasionalmente, qualcuno pensi che, perfino in tempo di guerra, il proprio stomaco sia la cosa più importante. Non possiamo prestargli alcuna attenzione. Al fronte ognuno, dal soldato semplice al generale Feldmaresciallo, mangia alle cucine da campo. Non posso credere che sia chiedere troppo insistere che noi, in patria, prestiamo attenzione almeno alle leggi fondamentali della vita comunitaria. Potremo tornare ad essere gourmet di nuovo quando la guerra sarà finita. Adesso abbiamo cose più importanti da fare che preoccuparci dei nostri stomaci. Sono stati chiusi anche innumerevoli negozi di lusso. Spesso offendevano i compratori. Generalmente non c’era nulla da comprare, a meno che, magari, non si pagasse qui e là con burro o uova invece di danaro. A che servono dei negozi che non hanno più nulla da vendere, ma usano soltanto elettricità, riscaldamento e il lavoro delle persone che è insufficiente in tutti gli altri posti, in particolare nell’industria bellica? Ed è una scusa affermare che tenere aperti qualcuno di questi negozi dia un’impressione attraente agli stranieri. Gli stranieri saranno impressionati soltanto da una vittoria tedesca! (applauso). Tutti vorranno essere nostri amici se vinciamo la guerra. Ma se perdiamo, potremo contare gli amici sulle dita di una mano. Abbiamo messo fine a tali illusioni. Vogliamo mettere questa gente che stava in negozi vuoti a fare un lavoro utile per l’economia bellica. Questo processo è già in moto e sarà completato entro il 15 marzo. Naturalmente questa è una significativa trasformazione della nostra intera vita economica. Stiamo seguendo un piano. Non vogliamo accusare nessuno ingiustamente o dar luogo a reclami ed accuse da ogni parte. Stiamo solo facendo ciò che è necessario. Ma lo stiamo facendo rapidamente e completamente. Piuttosto indosseremo abiti usati per qualche anno che far vestire il nostro popolo di stracci per qualche secolo.

A che servono oggi i saloni di moda? Usano solo luce, riscaldamento e lavoratori. Riapriranno quando la guerra finirà. A che servono gli istituti di bellezza che incoraggiano un culto della moda e sottraggono una quantità enorme di tempo ed energia? In tempo di pace sono meravigliosi, durante la guerra sono uno spreco di tempo. Le nostre donne e le nostre ragazze saranno in grado di salutare i nostri soldati che tornano vittoriosi senza gli abiti di gala dei tempi di pace (applausi). Gli uffici governativi lavoreranno più rapidamente e con minor burocrazia. Non fa una buona impressione quando un ufficio chiude in orario dopo otto ore. Il popolo non sta lì per gli uffici, sono gli uffici che sono lì per il popolo. Si deve lavorare finché il lavoro non è finito. Questa è un’esigenza della guerra. Se il Führer può fare una cosa del genere, possono farla anche i suoi impiegati retribuiti. Se non c’è lavoro sufficiente per coprire l’orario prolungato, allora il 10 o il 20 o il 30 per cento dei lavoratori possono essere trasferiti alla produzione di guerra e sostituire altri uomini al servizio al fronte. Ciò vale per tutti gli uffici della Nazione. Questo da solo può far procedere il lavoro in alcuni uffici più rapidamente e facilmente. Dobbiamo apprendere dalla guerra ad agire alla svelta, non solo accuratamente. Il soldato al fronte non ha settimane per meditare sulle cose, per organizzare i propri pensieri o lasciarli riposare in polverosi archivi. Egli deve agire immediatamente o perdere la vita. In patria noi non perdiamo la vita se lavoriamo lentamente, ma mettiamo in pericolo la vita del nostro popolo. Ognuno deve imparare a badare al morale e prestare attenzione alle giuste esigenze del popolo che combatte e lavora. Noi non siamo guastafeste ma non tollereremo neppure coloro che ostacolano i nostri sforzi. Per esempio, è intollerabile che certi uomini e certe donne stiano settimane nelle stazioni termali a scambiare chiacchiere, prendendo il posto a soldati in permesso o a lavoratori che hanno diritto ad una vacanza dopo un anno di duro lavoro. Ciò è intollerabile e noi vi abbiamo messo fine. La guerra non è tempo di divertimenti. Fin quando non sarà finita, trarremo la nostra più profonda soddisfazione nel lavoro e nella battaglia. A coloro che non lo comprendono da soli si deve insegnare a capirlo, a forza, se necessario. Potrebbero essere necessarie le misure più severe. Non appare bello, per esempio, quando dedichiamo enormi sforzi propagandistici al tema: “Le ruote devono girare per la vittoria!”, col risultato che la gente evita i viaggi superflui soltanto per vedere dei vitelloni senza lavoro trovare più posti liberi sui treni. Le ferrovie servono per trasportare beni di guerra e viaggiatori per motivi bellici. Solo coloro che hanno bisogno di riposarsi da un duro lavoro meritano una vacanza. Il Führer non si è preso un giorno di riposo dall’inizio della guerra. Dal momento che il primo uomo del paese prende il proprio lavoro con tanta serietà e responsabilità, ci si deve attendere che ogni cittadino segua il suo esempio. D’altra parte il Governo sta facendo tutto il possibile per dare ai lavoratori lo svago di cui hanno bisogno in questi tempi difficili. I teatri, i cinema e i music hall rimangono in piena attività. La radio sta lavorando per ampliare e migliorare la propria programmazione. Non abbiamo alcuna intenzione di infliggere un grigio stato d’animo invernale al nostro popolo. Ciò che serve al popolo e tiene alto la sua forza di combattere e lavorare è buono e fondamentale per lo sforzo bellico. Vogliamo solo eliminare l’opposto. Per equilibrare i provvedimenti di cui ho già discusso, ho quindi ordinato che gli istituti culturali e spirituali che servono al popolo non siano diminuiti, bensì aumentati. Fin quando contribuiscono invece che nuocere allo sforzo bellico, essi devono essere sostenuti dal Governo. Ciò vale anche per gli sport. Oggi gli sport non sono soltanto per particolari cerchie, ma una questione del popolo intero. Esoneri militari per gli atleti sono fuori luogo. Lo scopo dello sport è di indurire il corpo, certamente col fine di usarlo in modo appropriato nel momento del bisogno più grande. Il Fronte condivide i nostri desideri. L’intero popolo tedesco concorda con passione. Non è più disposto a compiere sforzi che sprecano solo tempo e risorse. Non sopporterà più complicati questionari per ogni eventuale problema. Non vuole più preoccuparsi per migliaia di faccende minori che possono avere la loro importanza in tempo di pace, ma sono totalmente futili durante la guerra. E non ha neanche bisogno che gli sia ricordato il proprio dovere con riferimenti ai grandi sacrifici dei nostri soldati a Stalingrado. 

Il popolo sa cosa deve fare. Ognuno, in alto e in basso, ricco o povero, vuole condividere uno stile di vita spartano. Il Führer dà a noi tutti l’esempio, un esempio che deve essere seguito da tutti. Egli conosce soltanto lavoro e preoccupazione. Noi non vogliamo lasciare tutto a lui, ma piuttosto vogliamo togliergliene quella parte che siamo in grado di sopportare. I tempi odierni hanno una straordinaria somiglianza, per ogni autentico Nazionalsocialista, col periodo della lotta per il potere. Abbiamo sempre agito allo stesso modo. Eravamo con il popolo nella buona e nella cattiva sorte e questo è il motivo per cui il popolo ci seguiva. Abbiamo sempre portato i nostri fardelli insieme al popolo, per questo non ci sembravano pesanti, ma leggeri. Il popolo vuole essere guidato. Mai nella storia il popolo ha abbandonato una leadership coraggiosa e risoluta nei momenti critici. Lasciatemi dire poche parole in merito alle misure concrete relative allo sforzo per la guerra totale che abbiamo già preso. Il problema è rendere disponibili soldati per il fronte e lavoratori per l’industria degli armamenti. Questi sono gli scopi primari, anche a costo del nostro livello di vita sociale. Ciò non significa un declino permanente del nostro livello di vita. Significa soltanto raggiungere un fine, quello della guerra totale. Come parte di questa campagna sono state revocati centinaia di migliaia di esoneri militari. Questi esoneri erano stati concessi perché non avevamo sufficienti manodopera esperta per coprire le posizioni che sarebbero rimaste scoperte revocandoli. La ragione dei nostri provvedimenti attuali è di mobilitare i lavoratori necessari. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto appello agli uomini che non lavoravano nel settore bellico e alle donne che non lavoravano del tutto. Essi non ignoreranno e non potranno ignorare il nostro appello. Il dovere di lavorare per le donne è grande. Ciò non significa, comunque, che solo quelle previste dalla legge debbano lavorare. Tutte sono benvenute. Più donne si associano allo sforzo bellico, più soldati possiamo rendere disponibili per il Fronte. I nostri nemici sostengono che le donne tedesche non sono in grado di sostituire gli uomini nell’economia di guerra. Ciò può esser vero per certi settori di lavoro pesante. Ma io sono persuaso che la donna tedesca è risoluta ad occupare il posto lasciato dall’uomo che parte per il Fronte e di farlo al più presto possibile. Noi non abbiamo bisogno di far notare l’esempio bolscevico. Per anni, milioni delle migliori donne tedesche hanno lavorato nella produzione bellica ed esse attendono con impazienza di essere raggiunte ed aiutate da altre di loro. Tutte coloro che partecipano al lavoro stanno solo dando il giusto ringraziamento a quelli che sono al fronte. Centinaia di migliaia hanno già iniziato, ed altre centinaia di migliaia inizieranno. Speriamo di svincolare presto interi eserciti di lavoratori che, a loro volta, renderanno disponibili eserciti di combattenti al fronte. Avrei scarsa considerazione delle donne tedesche se pensassi che non vogliono ascoltare il mio appello. Loro non cercheranno di seguire la lettera della legge o di scivolare attraverso le sue maglie. Le poche che potrebbero tentare non ci riusciranno. Non accetteremo permessi medici. Neppure accetteremo l’alibi che qualcuna debba aiutare il marito o i parenti o degli amici come sistema per evitare il lavoro. Risponderemo appropriatamente. Le poche che tenteranno cose del genere riusciranno soltanto a perdere il rispetto di quelli che le circondano. Il popolo le disprezzerà. 

Nessuno si aspetta che una donna manchi della forza fisica necessaria per andare a lavorare in una fabbrica di carri. Vi sono comunque anche numerose attività, nella produzione bellica, che non richiedono una particolare forza fisica e che una donna può svolgere perfino se proviene dalla migliore società. Nessuno è troppo bravo sul lavoro e tutti noi dobbiamo scegliere fra rinunciare a ciò che abbiamo oppure perdere tutto. E’ giunto anche il momento di chiedere alle donne che hanno dei domestici se effettivamente ne hanno bisogno. Ci si può prendere cura della casa e dei bambini anche da sole, lasciando libera la servitù per altri compiti, oppure si può affidare la cura della casa e dei figli alla servitù o alla NSV ed andare a lavorare. La vita può non essere piacevole come in tempo di pace. Ma noi non siamo in pace, noi siamo in guerra. Potremo metterci comodi dopo che avremo vinto la guerra. Ora dobbiamo sacrificare le nostre comodità per conquistare la vittoria. Le mogli dei soldati certamente lo comprendono. Loro sanno che è loro dovere verso i propri mariti sostenerli svolgendo un lavoro che è importante per lo sforzo bellico. Ciò è particolarmente vero in agricoltura. Le mogli dei contadini devono dare un buon esempio. Sia gli uomini che le donne devono essere sicure che nessuno faccia meno durante la guerra di quanto loro facevano in tempo di pace; invece deve essere svolta una quantità maggiore di lavoro in ogni settore. Non si può, in proposito, commettere l’errore di lasciare ogni cosa al Governo. Il Governo può soltanto disporre le direttive di massima. Dar vita a queste direttive è compito del popolo che lavora, sotto la guida stimolante del Partito. E’ essenziale un’azione rapida. Si deve andare al di là dei requisiti legali. “Volontario!” è lo slogan. Come Gauleiter di Berlino, io qui faccio appello soprattutto ai miei camerati berlinesi. Essi hanno dato a sufficienza buoni esempi di nobile condotta e coraggio durante la guerra, tali da non fallire ora. Il loro comportamento concreto ed il buon umore perfino durante la guerra hanno fatto loro guadagnare una buona fama in tutto il mondo. Questa bella reputazione deve essere mantenuta e rafforzata! Se io chiedo ai miei berlinesi di fare qualche lavoro importante rapidamente, accuratamente e senza proteste, io so che tutti loro obbediranno. Noi non vogliamo lamentarci delle difficoltà giornaliere o brontolare l’un con l’altro. Vogliamo piuttosto comportarci bene non solo come berlinesi, ma come tedeschi, cercando il lavoro, agendo, prendendo l’iniziativa di fare qualcosa, non lasciandola a qualcun altro. Quale donna tedesca vorrebbe ignorare il mio appello a favore di coloro che lottano al Fronte? Chi vorrà anteporre i propri agi personali al dovere nazionale? Chi, di fronte alla grave minaccia che affrontiamo, vorrà considerare le proprie private necessità invece che le esigenze della guerra? Io respingo con disprezzo l’asserzione del nemico, che noi stiamo imitando il bolscevismo. 


 Berlino, 18 febbraio 1943, discorso della guerra totale di Joseph Paul Goebbels  
Noi non vogliamo imitare il bolscevismo, noi vogliamo sconfiggerlo, con qualsiasi mezzo sia necessario. La donna tedesca comprenderà meglio ciò che intendo, perché sa da tempo che la guerra che stanno combattendo oggi i nostri uomini è soprattutto una guerra per proteggere i suoi figli. Il suo bene più sacro è difeso dal sangue più prezioso del nostro popolo. La donna tedesca deve proclamare spontaneamente la propria solidarietà coi suoi uomini che combattono. Essa farebbe meglio a unirsi ai milioni di lavoratori nell’esercito della patria, e dovrebbe farlo domani piuttosto che dopodomani. Attraverso il popolo tedesco deve scorrere un fiume di sollecitudine. Mi aspetto che innumerevoli donne e soprattutto uomini, che non stiano facendo un lavoro fondamentale per la guerra, si presentino alle autorità. Chi dà rapidamente dà il doppio. La situazione generale dell’economia si sta rafforzando. Ciò riguarda in particolare il sistema bancario ed assicurativo, il sistema delle imposte, i giornali e le riviste che non sono essenziali allo sforzo bellico, le attività governative e di Partito superflue e richiede anche una ulteriore semplificazione del nostro stile di vita. Io so che molti nel nostro popolo stanno compiendo grandi sacrifici. Comprendo i loro sacrifici e il Governo sta cercando di fornir loro il minimo necessario. Ma qualcosa deve restare e deve essere sopportato. Quando la guerra sarà finita, ricostruiremo ciò che ora stiamo eliminando, più generosamente e magnificamente, e lo Stato farà la propria parte. Io respingo energicamente l’accusa che i nostri provvedimenti elimineranno la classe media o si risolveranno in una economia monopolistica. La classe media riacquisterà la propria posizione economica e sociale dopo la guerra. Le misure attuali sono necessarie per lo sforzo bellico. Esse non mirano ad una trasformazione strutturale dell’economia ma semplicemente a vincere la guerra prima possibile. Non discuto il fatto che questi interventi causeranno preoccupazioni nelle prossime settimane. Ma ci daranno un periodo di respiro. Stiamo posando le fondamenta per la prossima estate, senza prestare attenzione alle minacce e alle vanterie del nemico. Io sono felice di rivelare questo piano per la vittoria (applauso) al popolo tedesco. Esso non soltanto accetta queste misure, ma le ha richieste, esigendole più energicamente che prima della guerra. Il popolo vuole l’azione! E’ tempo di dargliela! Dobbiamo usare il nostro tempo per preparare le sorprese future. Mi rivolgo ora all’intero popolo tedesco, e in particolare al Partito, come capo della totalizzazione del nostro sforzo bellico interno. Questo non è il primo importante compito che avete affrontato. Voi lo sosterrete con il consueto slancio rivoluzionario. Voi saprete trattare la pigrizia e l’indolenza che di quando in quando potranno mostrarsi. Il Governo ha promulgato delle regole generali, ed altre saranno emesse nelle prossime settimane. Le questioni minori non regolamentate con questi provvedimenti devono essere preoccupazione del popolo, sotto la guida del Partito. C’è una legge morale che presiede tutto, per ciascuno di noi: non fare nulla che nuoccia allo sforzo bellico e fare qualsiasi cosa che avvicini la vittoria. Negli anni scorsi abbiamo spesso richiamato l’esempio di Federico il Grande, sui giornali e alla radio. Non avevamo il diritto di farlo. Durante la Guerra di Slesia, per un po’, Federico II aveva cinque milioni di Prussiani, secondo Schlieffen, schierati contro 90 milioni di nemici. Nel secondo dei sette anni infernali egli patì una sconfitta che scosse la Prussia fin dalle fondamenta. Egli non ha mai avuto soldati ed armi a sufficienza per combattere senza rischiare ogni cosa. La sua strategia era sempre quella dell’improvvisazione. Ma il suo principio era di attaccare il nemico ogni volta che fosse possibile. Patì delle sconfitte ma ciò non fu determinante. Ciò che fu decisivo è che il Grande Re rimase indomito, che fu incrollabile di fronte alle mutevoli fortune della guerra, che il suo cuore forte vinse ogni pericolo. Alla fine dei sette anni di guerra egli aveva 51 anni, non aveva più denti, soffriva di gotta, ed era afflitto da mille dolori ma rimase in piedi sul campo di battaglia devastato e fu il vincitore. Come possiamo paragonare la nostra situazione con la sua? Mostriamo la sua stessa volontà, la sua stessa risolutezza e quando verrà il momento facciamo come lui, restiamo irremovibili a tutti i cambiamenti del fato e come lui vinciamo la battaglia anche nelle circostanze più avverse. Non dubitiamo mai della nostra grande causa. Io sono fermamente convinto che il popolo tedesco è stato profondamente commosso dal colpo del destino a Stalingrado. Ha visto in faccia la durezza e la crudeltà della guerra. Ora conosce l’orribile verità ed è deciso a seguire il Führer nella buona e nella cattiva sorte. La stampa inglese e americana nei giorni scorsi ha scritto a lungo dell’atteggiamento del popolo tedesco durante questa crisi. Gli inglesi sembrano ritenere di conoscere il popolo tedesco molto meglio di noi che lo guidiamo. Essi danno ipocriti consigli su cosa dovremmo o non dovremmo fare. Credono che il popolo tedesco di oggi sia lo stesso popolo tedesco del novembre 1918 quando cadde vittima dei loro persuasivi inganni. Non ho bisogno di dimostrare la falsità delle loro affermazioni. Essa scaturirà dalla lotta e dal lavoro del popolo tedesco. Per giungere alla pura e semplice verità, camerati tedeschi, voglio porvi una serie di domande. Voglio che voi rispondiate loro, al meglio della vostra consapevolezza e secondo la vostra coscienza. Quando il pubblico mi acclamò lo scorso 30 gennaio, la stampa inglese, il giorno successivo, riferì che era tutto uno spettacolo propagandistico che non rappresentava la reale opinione del popolo tedesco. Ho invitato al raduno di oggi un gruppo rappresentativo del popolo tedesco nel senso migliore del termine. 

 Joseph Paul Goebbels
Di fronte a me vi sono file di soldati tedeschi feriti sul Fronte dell’Est, che hanno perduto gambe e braccia, coi corpi feriti, quelli che hanno perduto la vista, quelli che sono venuti con le infermiere, uomini nel fiore della gioventù che stanno in piedi con le stampelle. Fra loro, 50 hanno meritato la Croce di Ferro con Fronde di Quercia, esempi luminosi del nostro fronte combattente. Dietro di loro gli operai delle fabbriche di carri di Berlino. Ancora dietro vi sono dirigenti del Partito, soldati dell’esercito, medici, scienziati, artisti, ingegneri e architetti, insegnanti, funzionari e impiegati degli uffici, orgogliosi rappresentanti di ogni settore della nostra vita intellettuale che, perfino in mezzo ad una guerra, creano miracoli di umano genio. In ogni parte dello Sportpalast vedo migliaia di donne tedesche. I giovani sono qui insieme ai vecchi. Nessuna classe, nessuna attività, nessuna età è rimasta fuori. Posso a buon diritto affermare che di fronte a me è raccolto un campione rappresentativo della popolazione tedesca, sia dalla patria che dal fronte. E’ vero? Sì o no? Voi che mi ascoltate in questo momento rappresentate la Nazione tutta. Voglio farvi dieci domande cui voi risponderete per il popolo tedesco in ogni parte del mondo ma specialmente per i nostri nemici che ci stanno ascoltando alla radio. Gli inglesi sostengono che il popolo tedesco ha perduto la fede nella vittoria. Vi chiedo: Credete voi, insieme al Führer ed a noi, nella vittoria finale e totale del popolo tedesco? Vi chiedo: siete decisi a seguire il Führer nella buona e nella cattiva sorte fino alla vittoria e accettate spontaneamente i più pesanti fardelli personali? Secondo: gli inglesi dicono che il popolo tedesco è stanco di combattere. Vi chiedo: siete pronti a seguire il Führer come falangi della patria, seguendo i combattenti, e a muovere guerra con determinazione selvaggia nonostante tutti gli accidenti del fato finché la vittoria non sarà nostra? Terzo: gli inglesi affermano che il popolo tedesco non vuole più accettare le crescenti richieste del Governo di lavorare per la guerra. Vi chiedo: voi e il popolo tedesco, volete lavorare, se il Führer lo ordina, 10, 12 e se necessario 14 ore al giorno e dare tutto per la vittoria? Quarto: gli inglesi dichiarano che il popolo tedesco sta resistendo ai provvedimenti del Governo per la guerra totale. Esso non vorrebbe la guerra totale ma la capitolazione!. Vi chiedo: volete la guerra totale? Se necessario, volete una guerra più totale e radicale di quanto mai oggi possiamo neppure immaginare? Quinto: gli inglesi sostengono che il popolo tedesco ha perduto la propria fede nel Führer. Vi chiedo: La vostra fiducia nel Führer è più grande, più sincera e più incrollabile di prima? Siete assolutamente e completamente pronti a seguirlo ovunque e fare tutto ciò che è necessario per giungere alla vittoria? Sesto: vi chiedo: siete pronti da ora in avanti a darvi completamente per fornire al Fronte orientale gli uomini e le munizioni necessarie per sferrare al bolscevismo un colpo mortale? Settimo: vi chiedo: voi prestate un sacro giuramento al Fronte che la patria rimarrà compatta dietro di esso e che darete tutto ciò di cui ha bisogno per raggiungere la vittoria? Ottavo: vi chiedo: voi, e specialmente voi donne, volete che il governo faccia tutto che può per incoraggiare le donne tedesche a mettersi al completo al lavoro per sostenere lo sforzo bellico e liberare gli uomini per il Fronte ogni volta che sia possibile, aiutando quindi gli uomini al Fronte? Nono: vi chiedo: approvate, se necessarie, le misure più radicali contro un piccolo gruppo di scansafatiche e borsari neri che fingono vi sia la pace in mezzo ad una guerra e usano i bisogni della Nazione per i loro scopi egoistici? Siete d’accordo che coloro che ledono lo sforzo bellico debbano rimetterci la testa? Decimo e ultimo: vi chiedo: siete d’accordo che soprattutto in guerra, secondo il programma del Partito Nazionalsocialista, si debbano applicare gli stessi diritti e doveri a tutti, che la patria debba sopportare tutta insieme i pesanti fardelli della guerra e che tali fardelli debbano essere equamente divisi fra chi sta in alto e chi sta in basso e fra ricchi e poveri? Ho chiesto; voi mi avete dato le vostre riposte. Voi siete parte del popolo e le vostre risposte sono quelle del popolo tedesco. Voi avete detto ai nostri nemici ciò che avevano bisogno di udire, così da non farsi né illusioni né false idee. 

Ora, proprio come nelle prime ore di governo e durante i dieci anni seguenti, noi siamo fermamente legati dalla fratellanza col popolo tedesco. Il più potente alleato al mondo, il popolo stesso, è dietro di noi ed è deciso a seguire il Führer, qualunque cosa avvenga. Esso accetterà i più pesanti sacrifici per raggiungere la vittoria. Quale forza al mondo può impedirci di raggiungere il nostro scopo? Ora dobbiamo e vogliamo riuscire! Io sono davanti a voi non soltanto come portavoce del Governo, ma come portavoce del popolo. I miei vecchi amici del Partito sono qui intorno a me, investiti degli alti incarichi del popolo e del Governo. Il camerata Speer è seduto vicino a me. Il Führer gli ha conferito il grande compito di mobilitare l’industria tedesca degli armamenti e rifornire il fronte di tutte le armi necessarie. Il camerata Ley è seduto accanto a me. Il Führer lo ha incaricato di guidare la manodopera tedesca, istruendola ed addestrandola ad un lavoro infaticabile per lo sforzo bellico. Ci sentiamo profondamente debitori col camerata Sauckel che è stato incaricato dal Führer di portare centinaia di migliaia di lavoratori nel Reich per sostenere la nostra economia nazionale, una cosa che il nemico non può fare. Anche tutti i capi del Partito, dell’esercito e del Governo si uniscono a noi. Noi siamo tutti figli del nostro popolo, forgiati insieme dall’ora più critica della nostra storia nazionale. Noi promettiamo a voi, al Fronte, al Führer che insieme plasmeremo la patria in una forza su cui il Führer e i suoi combattenti possano fare assegnamento completamente e ciecamente. Noi promettiamo solennemente di fare, nella nostra vita e nel lavoro, tutto ciò che è necessario alla vittoria. Riempiremo i nostri cuori con la passione politica, col fuoco eterno che ardeva durante le grandi battaglie del Partito e dello Stato. Mai durante questa guerra cadremo preda del falso e ipocrita oggettivismo che ha condotto la Nazione tedesca a così grandi sventure nella sua storia. Quando la guerra iniziò volgemmo lo sguardo alla Nazione sola. Ciò che serve alla sua lotta per la vita è buono e deve essere incoraggiato. Ciò che nuoce alla sua lotta per la vita è cattivo e deve essere eliminato ed escluso. Noi supereremo i principali problemi di questa fase della guerra con animi ardenti e mente fredda. Siamo sulla strada della vittoria finale. Questa vittoria si basa nella nostra fede nel Führer. Questa sera io ricordo ancora una volta il proprio dovere alla Nazione. Il Führer si aspetta che facciamo tanto da mettere in ombra quanto abbiamo fatto in passato. Noi non vogliamo abbandonarlo. Come noi siamo orgogliosi di lui, lui dovrà essere orgoglioso di noi. 

Le grandi crisi e gli sconvolgimenti della vita nazionale mostrano chi siano i veri uomini e le vere donne. Non abbiamo più diritto di parlare del sesso più debole, poiché ambedue i sessi stanno mostrando la stessa determinazione e forza spirituale. La Nazione è pronta per qualsiasi cosa. Il Führer ha ordinato e noi lo seguiremo. In quest’ora di riflessione e meditazione nazionali, noi crediamo saldamente e incrollabilmente nella vittoria. La vediamo davanti a noi, dobbiamo solo afferrarla. Dobbiamo risolverci a subordinargli ogni cosa. Questo è il dovere di quest’ora. Che lo slogan sia: Ora, popolo sorgi, tempesta scatenati!  (traduzione di s. brosal)

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) è stato un politico e giornalista tedesco. Fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945, ministro plenipotenziario per la mobilizzazione alla guerra totale e generale della Wehrmacht, con l'incarico della difesa di Berlino dall'aprile del 1945, e, dopo il suicidio di Hitler, il 30 aprile 1945, per quasi due giorni Cancelliere del Reich.