lunedì 8 luglio 2013

Barbaramente frantumata la lapide posta nel campo di sterminio di Fenestrelle a memoria dei Soldati, Patrioti ed Eroi del Regno delle due Sicilie

E’ stata barbaramente frantumata la lapide commemorativa posta, in nome del Popolo dell’Italia meridionale,  nel campo di concentramento di Fenestrelle in memoria ed onore dei Soldati, Patrioti ed Eroi che per mantenere il giuramento al loro re, per difendere la Patria e per non rinnegare la fede in Dio resistettero fino al supremo sacrificio della vita.
Questa lapide commemorativa è stata barbaramente frantumata nel campo di concentramento di Fenestrelle
Questa è stata l’amara sorpresa che si è presentata agli occhi stupiti ed increduli dei convenuti, domenica 7 luglio 2013, nella tetra e macabra fortezza di Fenestrelle per commemorare i propri antenati sterminati in questo, ed in tanti altri campi di concentramento sparsi per il Piemonte e per l’Italia.
A seguito di questi fatti dobbiamo purtroppo constatare che, dopo ben 152 anni, le stesse forze ostili che  nel 1860 scatenarono una guerra di aggressione coloniale contro il Popolo dell’Italia del Sud e  tutto il Popolo Italiano nel suo complesso, cospirano ancora oggi, per la divisione e la contrapposizione tra gli Italiani a favore di interessi e di poteri forti ed occulti.  
Alcuni convenuti tentano di ricomporre la lapide 


Una parte dei gruppi convenuti a Fenestrelle, domenica 7 luglio 2013 fanno una foto ricordo davanti al muro su cui originariamente era affissa la lapide in onore degli sterminati del 1861


Sembrerebbe che accettare l’esistenza di un pesante debito legato agli avvenimenti del periodo cosi detto "Risorgimentale “ nei riguardi degli Italiani del Sud sia motivo di oltraggio all’immagine del luogo che fu scenario di prigionia e torture per i valorosi Soldati Borbonici, deportati dalla nostra terra nel campo di sterminio di Fenestrelle, perché si erano rifiutati di disonorare il patto di fedeltà giurato al Sovrano. In onore di questi nostri eroici padri , nella piazzetta antistante la roccaforte, era stata deposta una lapide in marmo , dono dei compatrioti DUOSICILIANI , di cui i versi incisi furono composti in loro onore dal grande Nicola Zitara e che così recitavano: 

“Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella Fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell'esercito del Regno delle due Sicilie, che si erano rifiutati di rinnegare il Re e l'antica Patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno si inchinano“.


Da allora ogni anno ci si reca in quel posto per dedicare una giornata in ricordo di questi grandi eroi, ritornati da un passato troppo lontano per poterlo afferrare ma tanto vicino per poterlo affermare. Questa volta ci attendeva una sorpresa non gradita, infatti, la lapide non c’era più ed il suo posto è stato preso da una squallida locandina pubblicitaria, raffigurante un omino travestito da forzato, che ci sbeffeggiava con un espressione tra il faceto e il beota.

la squallida locandina che offende la memoria dei soldati dell'Italia del Sud (ex Regno delle due Sicilie) massacrati dai piemontesi
L’intento del messaggio, si presume, avrebbe dovuto forse evocare i rassicuranti benefici del posto che ispira svago e relax come in un centro benessere dotato di vasca termale?
P.S. La vasca termale altro non è che la vasca di calce viva in cui venivano sciolti i corpi martoriati dei nostri eroi, che per i piemontesi, i cari “Fratelli d'Italia”, i nostri soldati sterminati erano indegni di una sepoltura cristiana. Questo comportamento grottesco e sacrilego era anche rafforzato dalla presenza di una chiesa che adesso è sconsacrata. (Lucia G.)

http://www.youtube.com/watch?v=MfUWvGKF6-8&feature=c4-overview&list=UUtXLyA0y7SGJ-kNJ1SWG8gA 

giovedì 20 giugno 2013

L'obbligo dei fari accesi di giorno: una farsa tutta italo-rothschildiana !

Fari accesi di giorno: la farsa rothschildiana – così ha deciso colui che detiene il potere. Ci vogliono più addormentati, oltre a farci pagare, almeno, un miliardo di euro in più all'anno. 

Ci troviamo di fronte ad un capovolgimento delle abitudini degli italiani, dove, da prima si veniva sanzionati se sorpresi con le luci accese, ora si viene sanzionati se si viaggia in condizione opposta.

In questa Italia rothschildiana ti raccontano menzogne per farti pagare di più. L'assurda farsa di tenere le luci accese anche di giorno, non per motivi di sicurezza, come ci dicono, ma solo per spillarci da un miliardo fino a due miliardi all'anno. Inoltre le luci accese in determinati giorni rallentano i riflessi del conducente e creano problemi alla vista.

Ma vi siete mai chiesti perché ci impongono di viaggiare con i fari accesi anche di giorno, anche quando la giornata è luminosissima con un sole accecante?
Ci dicono che bisogna accenderli per motivi di sicurezza, ma come si fa con un sole accecante che a volte ci disturba anche? Ma perché nelle altre nazioni questo obbligo assurdo non vale?
Beh, in Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Spagna, Svizzera e Belgio non vige questo obbligo assurdo, che, al massimo, può avere solo un senso, in inverno, nei paesi scandinavi dell’estremo nord. Là si registrano meno incidenti che da noi, ma non perché si viaggia a fari spenti, o accesi, ma solo perché gli automobilisti sono più disciplinati.
E allora perché io, italiano, devo accendere i fari della mia auto anche se ciò non fa alcuna differenza né per la mia sicurezza, né per quella degli altri? Se ci sono pioggia battente, nebbia o condizioni di visibilità ridotta va bene, ma col sole… Il famoso consiglio, “luci accese anche di giorno, casco ben allacciato e prudenza, sempre”, ha decisamente senso per un motociclista, che generalmente sa che il principale pericolo che corre sulle strade è quello di non essere “visto” (o spesso, non considerato) dagli altri mezzi in circolazione. Ma un’auto, o meglio ancora un autocarro, perché mai dovrebbe tenere questi benedetti fari accesi in condizioni di totale visibilità?


Qui c’è ancora una volta aria di presa in giro e, per la risposta, tiriamo fuori un paio di cifre tratte da “Un futuro senza luce?”. Nel libro sono descritti semplicemente i vari passaggi che permettono di calcolare (approssimando tutto per difetto) che con i fari accesi anche di giorno, il consumo annuo di carburante in più è di 41 litri per ogni veicolo (con un incremento percentuale che oscilla fra il 2,7 e il 4,1). Ciò è dovuto in sostanza all’aumento dell’energia necessaria all’alternatore per permettere alle luci di funzionare nelle ore diurne. Se si considera che gli automezzi in circolazione a fine 2002 (immaginiamo quindi oggi) erano circa 37,5 milioni (e trattando qui gli autocarri alla stregua di automobili, anche se i primi sono ovviamente più pesanti, hanno distanze medie di percorrenza ben più lunghe e molte più luci di posizione da accendere), l’incremento complessivo dei consumi oscilla intorno a 1 miliardo e 500 milioni di litri di carburante. Ciò comporta anche un aumento delle emissioni di diossido di carbonio di circa tre milioni di tonnellate.
Ma perché tutto ciò? Perché se, sempre approssimando per difetto, si calcola quanto le tasse incidano su questi enormi consumi di carburante in più, salta fuori che l’erario con questa astuta mossa ha incrementato annualmente i suoi incassi di circa 1 miliardo di euro. Che dire, quindi? Che non stupisce se i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni non hanno abrogato questo non-senso. E che se l’ambiente piange il governo ride, alla faccia dei protocolli di Kyoto e, soprattutto, della nostra salute e delle nostre tasche. Ma se la si deve dire tutta, fa anche ridere vedere come gli italiani siano diventati all’improvviso così rispettosi delle regole, tutti ben disciplinati con le loro belle luci accese. Peccato se in molti, moltissimi casi, questi stessi timorosi delle multe viaggino sempre e comunque a velocità ben superiori ai limiti consentiti.
Sarà perché, a differenza del faro, la velocità “non si vede”? O forse le luci accese servono a farsi notare meglio quando anche a basse velocità si occupa la corsia centrale in autostrada, invece di quella più libera a destra (motivo per il quale si dovrebbero giustamente perdere quattro punti della patente, ma che non “spaventa” come i fari spenti)? Forse faremmo meglio a spegnere i “riflettori” e far calare il sipario su questa farsa, se non altro per i prezzi raggiunti dai carburanti, e per i costi ed i rischi associati all’estrazione di petrolio. Quelli che la BP e decine di altri incidenti ultimamente ci hanno ricordato.

altra fonte:
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/11/la-farsa-dei-fari-accesi-di-giorno/49511/ )

martedì 11 giugno 2013

L'Economicidio è stato studiato a tavolino : il tour di Paolo Barnard e Warren Mosler parte da Montalto Uffugo

Per salvare la nostra società e il futuro dei nostri figli
L'Economicidio è stato studiato a tavolino: Paolo Barnard a Montalto Uffugo.

Noi non vogliamo fare un partito ma essere al servizio della politica. Questo paese va salvato dal disastro dell'eurozona. Il tour della Memmt parte dalla Calabria e questa è una scelta precisa perché proprio qui in questo paese c'è un coraggiosissimo negoziante, che ha fatto una vetrina, unico in Italia, e che ha deciso di rifiutarsi di pagare le tasse dell'economicidio, il suo nome è Roberto Corsi.
Paolo Barnard, giornalista e acerrimo nemico dell'euro
Il tour è partito da Montalto Uffugo, in data 10 giugno 2013. Warren Mosler e Paolo Barnard incontreranno pubblico e istituzioni per spiegare perché le Austerità sono un crimine contro l’umanità. Un appello particolare verrà rivolto ai sindaci affinché si ribellino al Patto di stabilità. Invita il tuo sindaco alla conferenza più vicina e portagli il documento “Gran Coalizione dei Sindaci per la Salvezza Nazionale”
Paolo Barnard, Salvatore Brosal, Warren Mosler 

  
La conferenza di Paolo Barnard a Montalto Uffugo:
La disoccupazione è un crimine contro l'umanità.
In questa Italia gestita da un apparato statale ingombrante e parassita, governata poi da essere inferiori e criminali nati, rifiutarsi di pagare le tasse dell'economicidio è un dovere sacrosanto di tutti i cittadini onesti ! Da Montalto Uffugo Warren Mosler e Paolo Barnard: Salvare l'Italia dal disastro dell'euro, dalla disoccupazione, che è un crimine contro l'umanità, e ritornare naturalmente alla sovranità monetaria. L'economista statunitense padre della scuola economica post-keynesiana della Modern Money Theory ha iniziato assieme al giornalista d'inchiesta Paolo Barnard un ciclo di incontri che stanno già richiamando migliaia di cittadini, imprenditori, lavoratori: "Uscire dall'Economicidio in atto è possibile". In Calabria l'appuntamento si è svolto a Montalto Uffugo. "La disoccupazione è un crimine contro l'umanità": dunque, questa frase di Warren Mosler sarà pronunciata in tutta Italia, ogni giorno, dal 10 al 22 giugno. 

Le Austerità nell’Eurozona: Crimini Contro l’Umanità
The Mosler-Barnard 2013 MEMMT Tour
10-23 giugno 2013
Mosler Economics MMT- Per salvare la nostra società e il futuro dei nostri figli.


Le Austerità, cioè la disoccupazione e la distruzione delle società dell’Eurozona, sono crimini contro l’umanità di proporzioni epiche, continuativi e premeditati, perpetrati da coloro che controllano la Unione Europea e la Banca Centrale Europea.
Mosler Economics MMT ci insegna che questa tragedia può essere immediatamente fermata da un cambiamento di politiche della BCE, o dal ritorno dell’Italia alla moneta sovrana per mettere in atto, indipendentemente, politiche di pieno impiego, e inoltre per rimediare a tutto campo a questi crimini contro l’umanità.

Tuttavia, non solo non si scorgono segnali che quanto sopra stia accadendo, ma tragicamente l’applicazione delle ignobili e distruttive politiche di Austerità continua ininterrotta.

Il Mosler-Barnard 2013 ME-MMT Tour intende descrivere le cause di questa escalation criminosa di disoccupazione e della perdita del processo democratico in Eurozona, ma anche fornire le politiche concrete per fermare immediatamente questi crimini contro l’umanità, e per facilitare una rapido ritorno in Italia dell’economia al servizio dell’Interesse Pubblico.
Warren Mosler, economista americano - Paolo Barnard, giornalista - Roberto Corsi, commerciante.  Montalto Uffugo 10 giugno 2013

sabato 20 aprile 2013

25 Aprile: dal 1945 in Italia si continua ancora a festeggiare una sconfitta

Proprio perché la Storia la scrivono i vincitori in Italia si continua a festeggiare dal 25 aprile 1945 una sconfitta. Ma io mi dissocio da questi festeggiamenti che ricordano solo massacri e ingiustizie. Spero solo che finalmente venga scritta la verità e non vengano più propagandate le menzogne dei vincitori, che ancora oggi muovono le fila dell'intera politica ed economia italiana. 


La stampa, come tutta la “nazione Italia” è in mano ad un potere occulto criminale, che ci dà in pasto solo una informazione mistificata. E' ora di iniziare, anche se amaramente, un'amara, ma necessaria, riflessione storica. Ecco perché riporto per intero un articolo di Paolo Deotto, che dovrebbe aiutarci a riflettere davvero sulla nostra recente storia passata.

25 APRILE. BREVI RIFLESSIONI SUGLI ASPETTI SURREALI DI UN PAESE CHE FESTEGGIA UNA SCONFITTA – Di Paolo Deotto - Premessa: in questo articolo sono citati in colore blu i nomi di diversi Autori. Cliccando su di essi verrete rimandati ai loro articoli, o a recensioni dei loro libri.
nella ferocia non c’è nulla di onorevole. Solo odio e barbarie
I corpi di Mussolini, che era stato ucciso a Giulino di Mezzegra il 28 aprile 1945, di Claretta Petacci e di altri esponenti della Repubblica Sociale Italiana, arrivati a Milano la sera stessa, vennero esposti in piazzale Loreto verso le 3 della notte.

Poche parole sull’ennesima stanca liturgia del 25 aprile. Due motivi spingono a parlarne ancora: un minimo di rispetto per la verità storica, perché un popolo che non conosce il proprio passato, o al quale questo passato è nascosto e falsificato, è un popolo senza futuro; e inoltre l’aver letto che anche oggi, 25 aprile 2012, non è mancato chi ha fatto polemiche perché qualcuno ha commesso il “crimine” di commemorare anche i caduti della Repubblica Sociale Italiana.
L’argomento della guerra civile merita ben più pagine, e penne ben più capaci della mia. Il mio modesto passato di storico mi consente però alcune precisazioni, che ritengo siano dovute, perché la falsificazione è già negativa in sé stessa, ma se serve a perpetuare l’odio e la confusione tra bene e male diviene, oltre che negativa, anche criminale.
Le precisazioni.
L’Italia uscì sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Sembra una banalità, tutti lo sappiamo, ma invece è necessario ricordarlo, perché in genere si “festeggia” una vittoria. Inoltre, non scordiamoci neanche questo, l’Italia conobbe due anni di guerra fratricida, la guerra civile che insanguinò il Paese dalla fine del 1943 fino a una data che è difficile fissare, perché ancora nei primi anni 50 si consumarono crimini legati al clima di odio scatenato nel periodo che si è voluto consegnare alla Storia col nome di “resistenza”.
Altra precisazione utile: l’Italia fu liberata dai tedeschi grazie all’intervento delle truppe alleate (vedi: PAOLO GRANZOTTO, “Non i partigiani, ma gli americani ci liberarono”). Si vuole maliziosamente scordare il dibattito che si sviluppò sull’opportunità di una resistenza “passiva” al fascismo e ai tedeschi, e non aggressiva, come vollero e imposero comunisti e azionisti, e che peraltro non fu influente dal punto di vista militare. Nel primo caso si sarebbe evitato proprio di scavare quel solco di odio che invece da decenni avvelena la vita civile italiana. Al proposito, vedi “Fu vera gloria?”, intervista ad AUGUSTO DEL NOCE.
Inoltre: le bande partigiane nacquero principalmente dalle formazioni militari sbandate dopo l’8 settembre 1943, lasciate senza ordini dal Re e dal governo Badoglio, fuggiti a Brindisi per sottrarsi ai tedeschi. La vulgata però ci ha sempre fornito una versione distorta, di una “resistenza” come “spontaneo moto popolare” con la guida principale del Partito Comunista. Le formazioni comuniste (Brigate Garibaldi e GAP) condussero una guerra loro propria, che aveva finalità di egemonia politica e di sovietizzazione dell’Italia, come dimostrato dalle numerose azioni condotte non solo senza il consenso del CLN, ma anche contro formazioni partigiane non comuniste. Le azioni terroristiche dei GAP ebbero poi l’effetto di scatenare rappresaglie tedesche (più raramente fasciste) e di imporre così alle popolazioni civili ulteriori sofferenze e lutti.
Poiché però ogni anno dobbiamo assistere alla monopolizzazione delle “celebrazioni” del 25 aprile da parte dell’ANPI, associazione di ispirazione comunista, che pretende di rilasciare patenti di dignità politica, con giudizio insindacabile, sarà bene ricordare solo alcuni dei crimini comunisti che insanguinarono l’Italia in quel periodo sciagurato, che non ebbero alcun valore militare, ma che servirono solo a seminare odio, dolore e morte.
Da quale pulpito viene dunque la predica?
Ecco un breve e incompleto elenco:
Strage di Porzus:   7 febbraio 1945, mercoledì, alle 14.30. Nelle malghe di Porzus, due casolari sopra Attimis, in provincia di Udine, ha sede il comando Gruppo brigate est della divisione Osoppo, formata dai cosiddetti “fazzoletti verdi” della Resistenza, partigiani cattolici, azionisti e indipendenti. Giungono in zona cento partigiani comunisti, agli ordini di Mario Toffanin (nome di battaglia Giacca) sotto le false spoglie di sbandati in cerca di rifugio dopo uno scontro con i nazifascisti. In realtà, è una trappola: alla malga vengono uccisi il comandante della Osoppo, Francesco De Gregori (nome di battaglia Bolla), il commissario politico Enea, al secolo Gastone Valente, una giovane donna sospettata di essere una spia, Elda Turchetti e un giovane, Giovanni Comin, che si trovava a Porzus perché aveva chiesto di essere arruolato nella Osoppo. Il capitano Aldo Bricco, che si trovava alle malghe perché doveva sostituire Bolla, riesce a fuggire e salva la vita perché i suoi inseguitori, dopo averlo colpito con alcune raffiche di mitra, lo credono morto.
Altri venti partigiani osovani vengono catturati e condotti prima a Spessa di Cividale e poi nella zona del Bosco Romagno, sopra Ronchi di Spessa, una ventina di chilometri più a valle. Due dei prigionieri si dichiarano disposti a passare tra i garibaldini. Gli altri saranno tutti uccisi e sbrigativamente sotterrati tra il 10 e il 18 febbraio…   per continuare, clicca qui
Ricordiamo solo che il principale responsabile della strage, Mario Toffanin (“Giacca”), fu condannato all’ergastolo; si rifugiò nell’allora ospitale Jugoslavia. Fu graziato da Pertini, suo correligionario. Le ragioni della grazia non furono mai chiarite.
Assassinio di Giovanni Gentile: filosofo, presidente dell’Accademia d’Italia, 69 anni, uomo pacifico e mite. La sua principale “colpa”? Gli inviti alla riconciliazione nazionale, fatti con insistenza nell’insanguinato periodo della guerra civile. Assassinato a Firenze il 15 aprile 1944 dal comunista Bruno Fanciullacci. Per altri dettagli, clicca qui

L'attentato di via Rasella fu un'azione partigiana condotta il 23 marzo 1944 a Roma dai Gruppi di Azione Patriottica contro un reparto delle truppe di occupazione tedesche, l'SS-Polizei-Regiment "Bozen" (reggimento di polizia delle SS "Bolzano")


Strage di via Rasella:  23 marzo 1944 a Roma, in via Rasella, i comunisti Rosario Bentivegna e Carla Capponi fanno esplodere una bomba al tritolo al passaggio di una colonna di soldati tedeschi dei reggimenti di polizia sudtirolese. Non erano truppa combattente, non erano SS, non erano volontari, checché ne dica la falsificazione targata ANPI. A questo proposito leggi le illuminanti spiegazioni dello storico LORENZO BARATTER e gli articoli diPIERANGELO MAURIZIO e di PIERANGELO GIOVANNETTI.  Nell’attentato trovarono la morte 33 soldati tedeschi e diversi civili italiani, tra cui un ragazzo di tredici anni. La rappresaglia tedesca si scatenò e alle Fosse Ardeatine furono uccisi 335 prigionieri prelevati dalle carceri romane. Curiosamente diversi di questi erano partigiani non comunisti, e questo fatto ha reso legittimi i non pochi sospetti sulle vere ragioni che spinsero i comunisti al crimine. I due criminali, Bentivegna e Capponi, si guardarono bene dal consegnarsi alle autorità tedesche, e lasciarono trucidare gli innocenti ostaggi. È risibile la scusa sul fatto che, pare, i tedeschi non avessero affisso manifesti per minacciare la rappresaglia, quando era ben noto questo loro feroce modus agendi.
Centotrenta preti uccisi, dal 7 agosto 1941 al 4 febbraio 1951. Ben noto il mandante, tanti i killer. Vedi al proposito il libro di ROBERTO BERETTA, “Storia dei preti uccisi dai artigiani”, edito da Piemme nel 2005.
L’uccisione di Mussolini e di Claretta Petacci. Perché uccidere anche una donna, colpevole solo del suo amore per il Duce?  E perché uccidere il Duce, che doveva, secondo gli accordi, essere consegnato agli Alleati? E perché compiere la strage sul lungolago di Dongo? Non era certo estraneo a tutti questi crimini il tesoro di Dongo, del valore stimato di circa 600 milioni di attuali euro, che sparì “nel nulla” dopo essere arrivato in mani comuniste. Sparirono anche una decina di persone, per la maggior parte partigiani, che volevano sapere la verità sulla fine del mitico “Oro di Dongo”. Questa truce vicenda viene approfondita nel libro di LUCIANO GARIBALDI e FRANCO SERVELLO.
E poi… Vi ricordate di Alfa Giubelli, la bambina di dieci anni, che dovette assistere alla fucilazione della mamma, eseguita da partigiani comunisti?  Ce ne parla MARIO CERVI.
Oppure ricordate Alfredo Pizzoni, banchiere milanese, apolitico, antifascista, presidente del CLNAI, che grazie al suo prestigio personale ottenne dagli inglesi armi e finanziamenti per i partigiani? Cancellato dalla Storia, e sostituito frettolosamente alla vigilia del 25 aprile con Ferruccio Parri. Ce ne parla TOMMASO PIFFER, in un libro pubblicato da Mondadori nel 2005.
E finiamo qui. Perché questo elenco? Per un motivo molto semplice. La guerra civile è stato un periodo di ferocia e di sangue, e l’insaziabile sete di violenza, tipica dell’ideologia comunista, non solo ne ha voluto fare un periodo di gloria, ma vuole anche perpetuare questo odio. Abbiamo voluto ricordare alcune vergognose pagine di crimini comunisti solo perché è vergognoso che da parte dei comunisti e dei loro stanchi e confusi epigoni si voglia continuare questa cerimonia annuale di esaltazione dell’odio.
Se l’Italia non ritroverà la concordia, se non si saprà passare sul passato la benefica pulizia della misericordia e del perdono reciproco, ricordandosi finalmente dei precetti cristiani, i soli che possono costruire una convivenza civile degna di questo nome, quali speranze potrà ancora avere questo povero Paese già allo sfascio?
A quando la fine dell’apologia dell’odio, che rende così obnubilati da festeggiare una sconfitta?

martedì 12 marzo 2013

Nell’Italia degli infami privilegi: la fiducia che c’è e quella che non c'è

Il problema dell’Italia, in queste ultime ore, sembra essere quello di una fiducia che non c’è.
Sembrano i neo-parlamentari del MoVimento 5 Stelle la sorgente di ogni delirio, secondo la solita stampa colpevolista come da copione, secondo ritualità identiche al passato, nei toni e nelle intenzioni..
La Storia si ripete, adesso in Italia è ora di cambiare: bisogna azzerare questo sistema marcio. Il popolo è in rivolta.

Ma ragioniamo un po’, noi che siamo “popolo”, ovvero quelli che con la rinuncia ai propri diritti, abbiamo mantenuto le caste per decenni. Bene, dico, ragioniamo da popolo…
Il governo Monti, che tutti ricordiamo, si è mantenuto sulla “ Fiducia” . E con la straordinarietà sono state prese decisioni che avrebbero impiegato anni, seguendo il normale iter parlamentare (e forse prese mai più). Con Monti, vista l’emergenza, con un po’ di decreti, si è fatto tutto quello che “ doveva essere fatto”. Il dizionario Treccani, dice che la fiducia è ”sentimento di sicurezza, di tranquillità che nasce da una ferma speranza “ .. E allora vediamo … Mi sembra di aver visto che in nome della cosiddetta fiducia, ad un certo punto, quest’estate, c’erano i morenti malati di SLA sotto al parlamento delle fiducie, ad invocare la pietà negata. E sempre in nome della fiducia,hanno iniziato a suicidarsi migliaia di persone, e hanno iniziato a fare i disoccupati onesti padri e madri di famiglia a cui non è stata concessa nessuna deroga, nessuno sconto, nessuna fiducia. E proprio mentre tutto questo accadeva, gli stessi uomini delle tante fiducie, erano al mare in vacanza, sugli yacht, beati e spensierati, qualche altro fra loro, comprava ville da dieci milioni di euro. Tanto, c’era lo scudo della “fiducia” intorno a loro... E ragioniamo sul passato un po’ più remoto: qualcuno urlava, anzi inveiva, contro qualche altro ma intanto non si presentava a difendere il popolo nelle stanze opportune e con delega. (demagogia o inganno?) Ora abbiamo scoperto che non si presentava, perché aveva interesse egli stesso a non far passare delle giuste norme, e, badate bene che mentre tutto questo accadeva, attraverso i sindacati, facevano dire a tutti i lavoratori d’Italia che “ non c’erano soldi”. Salvo poi scoprire che erano usciti” 530 Milioni di euro di rimborsi ai partiti, contro lo stesso volere giuridico di un popolo. Usciva cioè un mare di denaro che per gli altri non c’era mai stato …e non si sa da dove, affinché, quelli dalle tante fiducie trovassero altre occasioni di umiliare il lavoro degli Italiani, i figli degli Italiani, le vite degli Italiani.
Dentro talune istituzioni dello Stato stesso come la Scuola, è in corso ormai da anni un vero genocidio: diciamo ai nostri ragazzi che devono essere fiduciosi ed impegnarsi al massimo e nel frattempo mettiamo sotto costante accusa una scuola e il suo personale fino al punto di ritenerli indegni agli occhi del mondo al punto tale che gli alunni si recano a scuola con macchine migliori di quelle dei loro professori, esseri degni di miserevole considerazione e poi, ma poi, appena si riesce a staccare la spina, i nostri stessi studenti, iniziano una vera vita lontano da qui utilizzando proprio quelle vilipese competenze, che la scuola, secondo i membri dello stesso stato, “non aveva dato loro”.
Protesta degli Studenti
Oggi qualcuno lotta con ardore per difendere ideologicamente un uomo che teme di essere bloccato usando la mano della giustizia. Qualcuno fa perfino un solenne sciopero, mai esistito prima, uno sciopero che preoccupa i colli che invocano “ il senso di responsabilità”. Ma ora inizio a chiedermi, dov’erano le stesse persone, quando avrebbero dovuto protestare per la tutela degli interessi non di uno ma di tutti gli Italiani: mi chiedo, ora, perché nessuno precetta loro, adesso, in questa inusuale forma di protesta, perché, badate bene, quando a scuola qualcuno voleva scioperare, veniva precettato e quella giornata gli costava 100euro (soldi che nessun prof. guadagna in un giorno di lavoro)… Già, sempre tante Italie, mille Italie… come il decreto mille proroghe……
La storia recente del nostro paese, insomma, è solo il rapporto drammatico di una serie di gravi tradimenti, perpetrati senza pietà contro un intero popolo, proprio da chi aveva delega di tutela e rappresentanza. Per il nostro Stato, è più possibile pensare che debbano essere altre nazioni a provvedere ai bisogni del popolo italiano che prendersi lui l’onere della vita dei propri figli. Una volta erano valigie di cartone, oggi sono cervelli ma in verità, tutto è stato possibile, tranne che la creazione di un vero stato di diritto. E così, quest’estate, mentre i destinatari di tutte le fiducie erano sdraiati sotto gli ombrelloni, milioni di italiani, compresa la scrivente, li guardava sbalordita dietro il proprio pc chiedendosi come ciò fosse possibile, in uno stato dichiarato “povero da anni” e tutti, per ore, ci siamo chiesti con gravissima amarezza, dove abbiamo sbagliato noi, popolo laureato, abilitato, super professionalizzato, per aver contribuito a rendere alla nazione questo scempio, ai danni della nazione . Quale fatale errore avremo mai commesso… Poi ho capito...
...e adesso nessuna fiducia più da parte nostra
L’errore è stato proprio quella fiducia mal riposta, quella fiducia subdola che si è resa colpevole dei più gravi reati contro i diritti dell’umanità. Quella fiducia per mezzo della quale, abbiamo dovuto accettare di vedere i nostri anziani in mezzo alle immondizie dei mercati, in cerca di cibo, schivi e a testa bassa. Offesi dal destino, dagli uomini e da un Dio distratto che non ce la faceva più neanche a governare la sua stessa Chiesa.
Non ci sono state deroghe per noi popolo, nessuna pietà niente fiducia. Sono saltati tutti i limiti, ogni controllo, ogni vigilanza. Bene, proprio questa è oggi, la risposta del popolo italiano a quelli senza più regole. Nessuna deroga, nessuna fiducia. O si fa l’Italia dei diritti o che crolli! Tanto, noi, ripeto, noi “popolo”, non abbiamo più niente da perdere.   (M. G. Tagliaferri)

martedì 5 marzo 2013

L’INPS un male tutto italiano, questo ente è una vera piaga sociale. Una Vergogna tutta italiana

L’INPS E’ UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA
Sapevate che il pensionato Inps più ricco d’Italia gode di una pensione di 90.000 euro al mese? Che ci sono i tre onorevoli che sono stati in Parlamento 1 solo giorno e prendono la pensione da parlamentari per tutta la vita?  C’è l’ex presidente del Consiglio che ha tagliato le pensioni altrui, ne ha ottenuta per sé una da 31000 euro al mese? C’è l’ex presidente della Repubblica che, oltre al vitalizio, incassa 4766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo lavorato come magistrato solo 3 anni?
Dal dirigente della Banca d’Italia che va a riposo a 44 anni con 18000 euro al mese, al burocrate che ancora nel 2009 va in pensione a 47 anni con 6000 euro netti (e l’incarico da assessore), dal commesso del Senato che prende 8000 euro al mese, alla bidella pensionata a 29 anni, ecco il primo viaggio negli scandali, negli inganni e negli abusi della previdenza italiani. Senza parlare poi delle altre ramificazioni delle pensioni, quali baby pensioni, pensioni ai mafiosi, pensioni doppie, triple e quadruple pensioni ricevute con facilità estrema, quando poi si allunga il termine della pensione ai cittadini che fanno l’Italia! (Tratto da http://libri.atuttonet.it/politica/sanguisughe-libro-denuncia-pensioni-doro-di-mario-giordano.php#ixzz1P3sQSrwk)
Inps: era nato per assicurare una vecchiaia dignitosa a tutti ma è stato trasformato in una agenzia a scopo di lucro. L'Inps possiede il 49% di Equitalia e insieme a l'Inail il 5,67% della Banca d'Italia 

25 incarichi, che prima erano 55, per Mastrapasqua presidente Inps !  
Antonio Mastrapasqua: presidente INPS ha dichiarato redditi per 1,2 milioni di euro (di certo sta molto meglio della grandissima parte dei suoi pensionati). Mastrapasqua siede in più di 25 consigli di amministrazione di enti e società. Straricco, miliardario in questa Italia rothschildiana fondata sulle menzogne, sulla truffa e sui massacri. Nonostante la riduzione il potere nelle mani di questa persona è enorme; basti pensare a quante poltrone possa controllare dall’alto dei suoi incarichi. Ma quello che viene da chiedersi e dove trovi il tempo per gestire tutti questi ruoli, per sedere su tutte queste poltrone. E soprattutto una domanda sorge spontanea: quante mani deve avere per poter firmare assegni, documenti, relazioni, incarichi ecc…? Tutto quello che la gente onesta si chiede è: come fa Mastrapasqua a gestire tutte queste cariche che è chiamato a ricoprire. E' solo un prestanome del sistema, oppure un genio?

Antonio Mastrapasqua: presidente INPS ha dichiarato redditi per 1,2 milioni di euro (di certo sta molto meglio della grandissima parte dei suoi pensionati).
Contributi pagati, ma non dovuti, non vengono più restituiti ai contribuenti. Le pensioni, tantissime volte, vengono pagate in ritardo. L’INPS è una vera piaga sociale: pensioni da fame a chi lavora una vita e pensioni da nababbo a chi scalda il culo per pochi mesi in parlamento. Questo ente inoltre specula vergognosamente sulle pensioni degli italiani residenti all’estero. Improvvisamente la pensione viene bloccata e viene chiesto un certificato di esistenza in vita per il povero pensionato. La pensione viene bloccata e nessuno fa nulla. Questo comportamento è una vera speculazione finanziaria ai danni di tanti poveri pensionati, che devono lottare contro l’arroganza dei dipendenti INPS e contro una giustizia, che in Italia non funziona.
ICBPI & WESTERN UNION BANK
L’INPS ha affidato la gestione delle pensioni degli italiani all’estero all’Istituto di Credito delle Banche Popolari Italiane (ICBPI) . Ogni tanto le pensioni vengono bloccate e ai nostri connazionali chiesto il certificato di esistenza in vita. Migliaia di pensionati INPS dovranno attestare la loro esistenza in vita recandosi personalmente ad incassare un rateo mensile di pensione presso uno sportello della Western Union (una sigla che probabilmente, per la grande massa dei cittadini italiani, non dice niente ma si tratta di una importante società americana attiva da oltre un secolo e specializzata nella trasmissione di denaro in ogni parte del mondo, anche nei Paesi più sperduti). Poi, per i ratei mensili successivi, verrà ripristinato il pagamento della pensione secondo le consuete modalità scelte dal pensionato. Questo straordinario accertamento dell’esistenza in vita avverrà in tre fasi: nel mese di maggio (la prima) la verifica interesserà oltre centomila pensionati residenti nel continente americano, di cui anche 3’122 pensionati residenti in altri Paesi (181 in Svizzera) non perché coinvolti dall’accertamento bensì perché hanno fornito all’INPS delle indicazioni bancarie errate per il pagamento della loro pensione; nel mese di giugno (la seconda) i pensionati residente in Africa, Asia, Europa e Oceania; nel mese di luglio (la terza) i pensionati in tutto il mondo per i quali il pagamento avviene semestralmente.

sabato 23 febbraio 2013

L’ Olocausto Italiano delle Foibe - (dal libro “ Luci che illuminano le tenebre” di Pasquale Totaro)

Con la tragedia giuliana una parola nuova viene inserita nel dizionario criminale: Foiba. Si tratta di voragini rocciose, create dall’erosione violenta di molti corsi d’acqua, che raggiungono in taluni casi anche più di 200 metri di profondità e si perdono in tanti cunicoli nelle viscere della terra; le pareti viscide, nere, tormentate da sporgenze e da caverne, terminano su un fondo di melma e di detriti. In Istria ve ne sono ben 1700 ed ognuna porta il suo numero. La feroce “pulizia etnica” che ha lacerato e diviso recentemente le varie etnie slave è cominciata in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia contro le “impurità italiane”. Le vittime vennero precipitate nelle foibe spesso ancora vive, per farle soffrire di più, legate a catena con filo di ferro; molte altre furono precipitate in mare con una pietra al collo, ci furono poi le lapidazioni, le impiccagioni, gli strangolamenti e le fucilazioni: così furono eliminati dai comunisti “titini” almeno 12.000 italiani, colpevoli di essere tali, a prescindere dalle loro convinzioni politiche, e che scontavano, innocenti, i crimini perpetrati precedentemente dal fascismo in Jugoslavia, di cui abbiamo parlato in questo libro nell’apposito capitolo. Stessa sorte toccò perfino a 23 soldati neozelandesi che prestavano servizio nell’Armata Britannica: “era il risentimento dei partigiani di Tito contro gli alleati anglo-americani che li avevano costretti ad abbandonare Trieste”. 
Foibe: gli Esuli dimenticati
Non mancarono infine casi di ufficiali slavi dissenzienti “squartati e gettati in foiba”: anche il sacrificio di questi ultimi deve ricordare agli uomini la via della Giustizia e dell’Amore, sulla quale fiorisce la vera Pace! La maggior parte degli italiani ha scoperto soltanto di recente, dopo circa 60 anni, quale uso gli uomini di Tito abbiano fatto, tra il 1943 ed il 1945, di queste caverne carsiche, tipiche dell’Istria, che hanno celato per decenni un genocidio, perpetrato con incredibile ferocia, del quale...non si poteva parlare. Per migliaia di italiani assassinati dai partigiani jugoslavi, in nome del principio secondo il quale la Storia deve essere scritta solo dai “vincitori” e della particolare “condiscendenza” anche di diversi uomini politici del nostro Paese (fino ai massimi livelli) verso il Maresciallo Tito, non c’è stata misericordia neppure da morti. Significativo ed inquietante a riguardo l’atteggiamento di “devozione” tenuto dall’ex Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini - mantenne sempre ottimi rapporti “partigiani” con l’amico “Maresciallo” anche quando il C.L.N. della Venezia Giulia li aveva interrotti - che, durante una sua visita a Trieste, si rifiutò di deporre una corona di fiori alle Vittime (per mano tedesca) della Risiera di San Sabba per non dover poi deporre una seconda corona alle Vittime (per mano slava) della Foiba di Basovizza! Scrive Mario Cervi, giornalista e storico: “Furono migliaia le vittime di quella ferocia che aveva le caratteristiche del genocidio perchè rivolta contro gli italiani in quanto tali,anche se innocenti e perfino combattenti della libertà. Spietati gli assassini jugoslavi, ma doppiamente spietati e di gran lunga più ignobili i loro complici di casa nostra... Si pretese che l’ideologia legittimasse tutto il tradimento degli interessi nazionali, la menzogna propagandistica eretta a sistema, le uccisioni di massa”. 
Pombiere si cala in una Foiba alla ricerca di resti umani, agosto 1945
Piuttosto goffamente Palmiro Togliatti aveva liquidato le Foibe come “giustizia di italiani (antifascisti) contro italiani (fascisti)” e, con una circolare segreta al suo partito (comunista), aveva scritto: “Noi consideriamo come un fatto positivo di cui dobbiamo rallegrarci e che in tutti i modi dobbiamo favorire, l’occupazione della Regione Giuliana da parte delle truppe del Maresciallo Tito. Questo, infatti, significa che in questa regione non vi sarà nè un’occupazione inglese, nè una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana”.“Il perdono cristiano - scriveva Giuseppe Dossetti commentando l’eccidio tedesco nel paesino bolognese di Monte Sole - deve essere rivolto alle singole persone, non al sistema che ha causato quelle Vittime. Il sistema bisogna ricordarlo, studiarlo. La prima cosa da fare, in modo risoluto, profondo e vasto, è l’impegno per una lucida coscienza storica e perciò ricordare, rendere testimonianza in modo corretto degli avvenimenti a tutti i livelli: alla pura e rigorosa ricostruzione dei fatti, alla documentazione e rimeditazione sul piano storico e su quello politico, su quello filosofico e teologico”. “Chiedo perdono a questi morti perchè sono stati dimenticati dai vivi”, esclamò nel 1991 l’allora Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, in ginocchio davanti alla Foiba di Basovizza, definita da Antonio Santin, vescovo di Trieste, “un calvario con il vertice sprofondato nelle viscere della terra”. Anche noi vogliamo chiedere perdono in ginocchio a questi morti, a nome di tutti coloro che per troppi anni, pur sapendo, hanno taciuto, uccidendoli una seconda volta: con l’indifferenza, per meschino calcolo, convenienza politica o… per esserne stati complici!  
(dal recital degli alunni della scuola media Nievo-Matteotti di Torino “Luci nelle tenebre degli Olocausti”, a cura di Pasquale Totaro)

Foibe: dopo tanto silenzio riaffiora la storia di una tragedia italiana.
I miei nonni e molti loro parenti e conoscenti sono profughi istriani. Quando intrapresero la via dell’esilio come una scelta di libertà erano piccoli (poco più di dieci anni), ma i ricordi sono ancora vivi nella loro mente. Ci sono valori nella vita come la famiglia, gli amici, la casa, i beni, i ricordi, le tradizioni, gli odori della propria terra che ogni essere umano reputa importanti in base ad una personale scala di valori. I miei nonni hanno lasciato tutto questo: familiari, amici, conoscenti; inoltre le loro case ed i terreni sono stati confiscati e mai indennizzati. Migliaia di italiani, costretti a fuggire dall’Istria in cerca della libertà, che il comunista Tito negava loro, vennero accolti in Patria con ostilità e fastidio e furono lasciati soli perché la propaganda comunista, l’indifferenza e la disinformazione li fecero apparire all’opinione pubblica come reazionari e fascisti. Nonostante tutte le menzogne raccontate sul loro conto, nonostante le profonde ingiustizie e atrocità subite, non fecero mai ricorso all’uso della violenza e al terrorismo (forse qualcuno dovrebbe trarre insegnamento da ciò…). La Memoria dei Martiri delle Foibe è stata sepolta ed infangata per lunghi anni. Dopo una spietata “pulizia etnica”, la loro tragedia è stata dimenticata, sepolta per oltre mezzo secolo e solo in questi ultimi anni sta riaffiorando. Sono molte le pagine scritte che devono essere riviste, tenendo sempre ben presente che l’opera di revisione, necessaria e doverosa, deve però riguardare i fatti, le interpretazioni, gli errori compiuti, il consenso e le omissioni.  
Ricordare gli italiani uccisi nelle Foibe dai comunisti di Tito e far conoscere a tutti quali e quanti massacri sono stati compiuti, non giustifica né potrà mai giustificare il giudizio di condanna morale, politico storico delle persecuzioni razziali, ma è un atto di giustizia dovuto, perché la mancanza di verità storica costituisce un oltraggio alla Memoria delle Vittime ed insieme alla nostra Coscienza. Le responsabilità sono sempre personali o dei governi, non dei popoli. Le motivazioni che hanno portato all’“Olocausto” e alla “pulizia etnica” sono profondamente diverse così come lo sono le loro dimensioni. I nazisti eliminarono gli ebrei e gli zingari, gli omosessuali e i portatori di handicap per ragioni “razziali”: una sorta di “pulizia biologica”; i titini eliminarono gli italiani per balcanizzare il territorio e “bonificare” l’Istria, Fiume e la Dalmazia dalla presenza millenaria del ceppo latino-veneto. La “pulizia etnica” posta in atto contro gli italiani è sempre stata considerata una tragedia “minore”, per decenni omessa da tutti i testi scolastici. In merito al genocidio titino non c’è mai stata alcuna presa di posizione ufficiale di condanna da parte dei governi “balcanici”: la Jugoslavia prima, la Croazia e la Slovenia poi, oltre a non aver mai espresso le loro scuse “scuse ufficiali” ai familiari delle Vittime, non hanno collaborato ad aprire agli storici di tutto il mondo i loro archivi di stato. Sul piano giudiziario, nessun criminale titino ha scontato un solo giorno di carcere, a cominciare proprio dal loro leader, Tito, inspiegabilmente a lungo stimato e “riverito” da molti capi di stato, come Sandro Pertini. Ai criminali di guerra slavi l’Italia ha addirittura concesso e sta ancora versando la pensione INPS, che non ha mai invece riconosciuto ad alcuno degli internati nei lager titini: una vergogna! I miei nonni ancora oggi sono molto legati alla loro bellissima “Terra rossa istriana” (terra rossa per la bauxite), hanno parenti, amici, conoscenti e spesso ritornano nel loro “Paradiso terrestre” (così mio nonno chiama la sua bella Dignano d’Istria). Ho chiesto a mio nonno un commento su quanto è accaduto e mi ha risposto che “è importante non dimenticare, affinchè dagli orrori e dagli errori di esasperati nazionalismi si possa trarre un insegnamento, facendo sì che fra le genti possa, finalmente, prevalere il reciproco rispetto”. Sono molto orgogliosa dei miei nonni e del Popolo Istriano e, la loro bella terra rossa…la sento un po’ anche mia.
Giulia Morabito (alunna del Liceo Classico “V. Gioberti" di Torino)